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martedì 27 giugno 2017

VETTEL - HAMILTON, A BAKU POINT OF NO RETURN


(27/6/2017) – Quello che è successo tra Vettel e Hamilton a Baku continua a scatenare commenti, recriminazioni, ipotesi. E’ una cosa da campioni del mondo? Il tedesco doveva essere punito più duramente? Hamilton è davvero esente da ogni colpa? Intanto ci sono da registrare due piccanti dichiarazioni, versus Vettel. Una di Daniel Ricciardo che ha detto: “Seb a volte dovrebbe pensare prima di agire. Lo rispetto perchè è guidato dalla passione e dall’istinto che però a volte deve tenere sotto controllo”. L’altra di Flavio Briatore: “E’ molto strano quello che ha fatto Vettel. Non capisco che cosa gli sia saltato in  testa per prendere a ruotate Hamilton: erano dietro una Safety Car a 80 all’ora. Sebastian poteva vincere se non faceva quella cazzata”.
Inevitabilmente, poi, vengono fuori gli “scheletri negli armadi”.
Vettel è un recidivo rancoroso. Vettel non sa accettare di essere dietro. In Turchia nel 2010 entrò in evitabile collisione con il compagno di squadra Webber dandogli pubblicamente del matto. Nel 2013 in Malesia, contrariamente agli ordini  box, superò sempre il coriaceo Webber che aveva già adottato la configurazione motore meno potente.
Vettel - Webber - GP Turchia 2010

Hamilton un furbetto smaliziato.   Nel 2007 fece una insidiosa guerra sotterranea all’allora compagno di squadra Alonso (col risultato di far vincere Raikkonen). E’ ancora fresco poi il ricordo degli “sgambetti” lamentati dal compagno di squadra alla Mercedes Nico Rosberg (see Austin 2015), fino alla condotta poco sportiva nel GP di Abu Dahbi 2016.

Hamilton - Rosberg GP Austin 2015

Quanto successo legittima però una riflessione più approfondita. Indubbiamente Vettel ha comunque sbagliato a reagire in quella maniera quindi la domanda è: un atteggiamento del genere va bene alla Ferrari “legalista”? L’anno scorso, al Gran Premio del Messico, Sebastian fu protagonista di una plateale (e imbarazzante) mandata a quel paese via radio indirizzata a Charlie Whiting dopo il contatto con Ricciardo. Solo una lettera di scuse alla FIA gli evitò una dura punizione. Il 2016, con la Ferrari che aveva perso il bandolo della matassa, è stata una stagione difficile per Sebastian che soffre moltissimo se finisce fuori dalle luci dei riflettori e se non gode della massima attenzione del box (vedi anche l’ultima sua stagione incolore alla Red Bull mentre Ricciardo emergeva). Non per niente, in sede di consuntivo l’ex pilota e ora commentatore TV Martin Brundle disse “Ho l’impressione che Vettel non rimarrà ancora a lungo in F1 e che quando avrà 30 anni o poco più (li compie il 3 luglio, ndb) lascerà. Ha iniziato molto giovane e ha già battuto tanti record. Lo guardo e mi accorgo che ha perso il suo slancio. Questo è l’inizio di un problema”. Sarà profeta?

lunedì 26 giugno 2017

VETTEL - HAMILTON, COSI' E' WRESTLING

(26/6/2017) VETTEL - HAMILTON, THIS IS WRESTLING! Così è Wrestling, e non va bene. L’aspro duello che contrappone Lewis Hamilton a Sebastian Vettel per la conquista del mondiale F1 2017 ieri in Azerbaijan ha toccato un punto di non ritorno. Tutti a chiedersi: chi ha ragione? La deliberata ruotata del ferrarista al pilota della Mercedes non  è stato certamente un esempio di correttezza. L’improvviso rallentamento del leader della corsa prima della ripartenza post Safety Car è sembrato sospetto e pericoloso. Vettel, colto di sorpresa, ha infatti tamponato la Mercedes e l’escalation della tensione ha avuto purtroppo compimento (per il tedesco sono scattati tre punti di penalità sulla Superlicenza e ora ne ha 9 su 12 prima della squalifica automatica per una gara) . Bisogna dire che i commissari non hanno rilevato da parte di Hamilton nessun “brake test”. Bisogna aggiungere che, almeno dalle immagini, la sua decelerazione pare essere avvenuta in piena curva e questo può aver indotto Vettel all’errore di valutazione. Una situazione che è costata ad entrambi la vittoria ma soprattutto un calo di immagine. Ovviamente, ognuno ha espresso le proprie ragioni e, per il momento, si rimane arroccati su quelle.

VETTEL: “NON SO SPIEGARMI PERCHÉ HO RICEVUTO SOLO IO LA PENALITÀ E NON LEWIS. CI SONO RIMASTO MALE, PERCHÉ IL RISULTATO POTEVA ESSERE MIGLIORE. PERSONALMENTE NON HO PROBLEMI CON LEWIS, CREDO SOLO CHE IL MODO IN CUI SI È COMPORTATO IN PISTA NON SIA STATO CORRETTO”. 

HAMILTON: “NON HO AFFATTO RALLENTATO APPOSTA, LUI PIUTTOSTO MI HA AFFIANCATO E COLPITO, UNA VERA VERGOGNA. SEB DOVREBBE DIMOSTRARE DI ESSERE UN UOMO, SE HA UN PROBLEMA CON ME BISOGNA CHIARIRSI FUORI DALLA MACCHINA, FACCIA A FACCIA. COSA PENSERANNO I RAGAZZINI NEL VEDERE QUESTO COMPORTAMENTO DA PARTE DI UN CAMPIONE DEL MONDO?".


E’ assolutamente auspicabile,  a motori caldi, un chiarimento: questo campionato si sta dimostrando avvincente e sarebbe davvero un peccato inquinarlo con condotte scorrette, reclami, colpi bassi. Soprattutto tra campioni del mondo (sette titoli in totale)! Certo, ripensando al Gran Premio di Baku, non ha tutti i torti Maurizio Arrivabene a parlare di fatti da “Colosseo”: si sono presi scriteriatamente a ruotate anche Raikkonen e Bottas, Perez e Ocon, Ericsson e Werlhein. Colpa dell’angusto circuito in riva al Mar Caspio? Anche, ma è bene darsi una calmata. Tutti quanti. 

FERRARI CAVALCADE PUGLIA, THE BEST PHOTOS


(26/6/2017) FERRARI CAVALCADE PUGLIA, THE BEST PHOTOS. E’ stata la Puglia la regione prescelta per la sesta edizione della Ferrari Cavalcade, dal 21 al 25 giugno, che quest’anno celebra anche il 70° Anniversario della Rossa. Da Borgo Egnazia, vicino Fasano, in provincia di Brindisi, un fiume di circa cento modelli di Maranello provenienti da tutto il mondo, ha attraversato i borghi e i luoghi più belli, fondendo magicamente fascino, storia, tradizione. Da Trani a Castel del Monte, da Alberobello a Polignano, da Lecce a Matera è stata scritta una pagina intensa di passione con un clou da favola sabato nel capoluogo Bari, con cena di gala sul sagrato della Basilica di San Nicola. Ma bando alle parole ed ecco le foto più belle dell’appuntamento di Bari, con le Rosse che si sono fatte largo tra ali di folla strabiliata da tanta perfezione, potenza, classe , tecnologia.





venerdì 23 giugno 2017

L’ULTIMO PODIO DI MICHAEL SCHUMACHER


(23/6/2017) LAST PODIUM OF MICHAEL SCHUMACHER. I record e le prodezze di Michael Schumacher sono infiniti. Qui voglio ricordare l’ultimo podio del grande pilota tedesco, cinque anni fa: Gran Premio d’Europa a Valencia, 24 giugno 2012. Quella calda domenica, Schumacher – partito in sesta fila col 12° tempo - piazzò la sua Mercedes al terzo posto, dietro il vincitore Alonso su Ferrari e  Raikkonen su Lotus, al termine di una gara molto tattica, giocata sulla strategia di un pit-stop ritardato per il cambio gomme. 
La Frecce d’Argento non erano ancora le monoposto superiori che abbiamo conosciuto successivamente e quello in Spagna fu dunque un risultato molto positivo. Si trattò del 150° podio conquistato dall’ex ferrarista nella sua lunga carriera – non ci saliva dalla vittoria al GP di Cina 2006 con la Ferrari - ma rimase il miglior risultato della stagione (13° in classifica finale con 49 punti rispetto al 9° posto di Nico Rosberg compagno di squadra) al termine della quale non venne riconfermato. A 43 anni, concluso il triennio 2010/2012 del suo clamoroso rientro post Cavallino (altre 58 gare disputate), significò la fine definitiva della carriera che lui avrebbe desiderato protrarre ancora. Un certo disagio dovuto al distacco dal mondo racing durato tre anni, le nuove regole (DRS, kers, divieto dei rifornimenti, gomme Pirelli), il confronto perduto con Rosberg e la fretta della Mercedes già sulle orme di Lewis Hamilton decretarono il tramonto dell’astro Schumacher.

giovedì 22 giugno 2017

HAMILTON - KUBICA, ANDATA E RITORNO

(22/6/2017) – La Formula 1, a volte, è davvero strana. C’è un campione sulla breccia come Lewis Hamilton che parla di possibile ritiro e c’è invece chi, come Robert Kubica, pensa ardentemente al ritorno. L’inglese ha già in paniere tre titoli mondiali e vari record, corre per un top team, detiene un conto in banca in continua espansione. Il polacco ha dovuto abbandonare il sogno accarezzato da bambino e una carriera promettente (compreso il più che possibile approdo alla Ferrari) a seguito del noto e grave incidente rally del 6 febbraio 2011 che lo ha costretto a molte sofferenze e a diventare mancino. E allora? Perché questi pensieri?
HAMILTON, potrebbe non sembrare, è un tipo profondo. Corre da una vita. La corrosiva F1 la vive dal 2007, dieci anni. Successi e tensioni enormi. Giusto quando dice: “La mia eredità sarebbe minore se continuassi per altri cinque anni? Chi lo decide?”. Poi però prevale la sua indole competitiva e dice: “Guardo la macchina e mi dico: penso che resterò qui. Sono ancora affamato di vittorie e sto ancora guidando al massimo delle mie possibilità”. E’ combattuto e infatti aggiunge: “Posso capire perfettamente il desiderio di fermarsi, di fare altre cose”. Il riferimento è all’ex compagno di squadra Nico Rosberg, la cui decisione è stata probabilmente un colpo forte e destabilizzante, anche se ben dissimulato. Ad un tratto viene meno il tuo obiettivo, il rivale di sempre (si conoscono fin da ragazzini), il principale stimolo. L’approccio mentale stenta a rifocalizzarsi. Un po’ quello che successe a Senna ad inizio 1994 che lo portò addirittura a gridare via radio “Alain I miss you!” al grande “nemico” Prost appena ritiratosi. Allora c’era Schumacher ma il duello rivitalizzante si interruppe il 1 maggio, oggi c’è Vettel e la Ferrari a insidiare il suo predominio. Battere la Rossa e magari un giorno passare al Cavallino. “In tutto quello che faccio ricerco la grandezza”. Appunto.

KUBICA, curiosamente, ha ritrovato la prepotente voglia di tornare in F1 a dieci anni esatti di distanza dal terribile incidente del quale fu protagonista al Gran premio del Canada 2007. Ne sono trascorsi invece 6 dall’incidente che a momenti gli recise il braccio destro. Era tra i top driver del momento. Dolore. Sofferenza. Ripetute operazioni. La triste consapevolezza che non poteva essere più proprio come prima. Fisicamente e forse ancor più psicologicamente, una mazzata. Il tempo ha lenito queste ferite. La passione ha ripreso quota. Sedute al simulatore, ha testato auto DTM, è coraggiosamente tornato ai rallies, ha guidato kart e auto Turismo. Non sempre il cronometro ha dato responsi entusiasmanti ma evidentemente Robert deve essersi progressivamente reso conto che la testa era in grado di trasferire al piede i giusti impulsi. E’ quel che serve. Il segnale che attendeva. Il test a Valencia con la Renault E20 del 2012 – la stessa che guiderà al prossimo Festival of Speed di Goodwood - è da considerarsi un rientro ufficiale sulla scena. “L’ho fatto per me stesso, per essere pronto in caso arrivi un’opportunità per guidare ancora una F1. Ora ho nuovi obiettivi”. Il suo ex DT Alan Permane: “E’ un pilota di F1”. Come prima, in attesa che qualcuno si faccia avanti (Liberty Media contentissima…)

mercoledì 21 giugno 2017

IL FESTIVAL OF SPEED DI GOODWOOD CELEBRA ECCLESTONE

(21/6/2017) – Il Festival of Speed di Goodwood, dal 29 giugno al 2 luglio, si accinge a celebrare per la prima volta la vita di un protagonista del motorsport: Bernie Ecclestone. Un pubblico omaggio al cosiddetto “Padrino”, da quest’anno non più al comando della F1, che resta e resterà una figura di rilievo del mondo racing. Venerato o detestato, considerato spietato o segretamente umano, Ecclestone ha trascorso grande parte della sua vita tra auto, moto, box, piloti, manager, esalazioni di benzina, aerei, camere di albergo, studi legali, contratti da firmare e far firmare. E’ storia delle corse e della F1. Non per niente, l’esposizione a lui dedicata ha il titolo “Le cinque ere di Ecclestone” che saranno rappresentate da altrettante iconiche vetture. Cinque perché è stato:
1)    pilota e centauro tra la fine del 1940 e l’inizio degli anni ’50 con una Cooper F3 fino     alla disputa del Gran Premio di Monaco del 1958 alla guida di una Connaught;
2)    manager di piloti come Stuart Lewis-Evans e soprattutto Jochen Rindt;
3)    titolare della gloriosa Brabham acquistata a fine 1971 e poi portata al titolo           mondiale con Piquet (nel 1978 vi attrasse Niki Lauda dalla Ferrari);
4)    a capo della FOCA, la potente Associazione Costruttori di F1
5)    a capo della FOM (Formula One Management) attraverso la quale ha reso ricco     e globale il “prodotto” F1

Ecclestone nel 1958
Ecclestone parteciperà all’evento portando alcuni pezzi pregiati della sua enorme collezione di auto storiche e ritroverà un buon numero di persone – ingegneri, meccanici, team manager - che hanno avuto modo di condividere con lui questi lunghi anni. L’appuntamento clou domenica 2 luglio alle ore 15.00 per il giusto tributo. Come dice Lord March, fondatore del Festival of Speed: “E’ la celebrazione di un racer che ha avuto un'influenza enorme sullo sport che noi tutti amiamo”. 

lunedì 19 giugno 2017

FESTA FRANCESE AL GP DI SVEZIA 1977: LIGIER - MATRA - LAFFITE, PRIMA VITTORIA!

(19/6/2017) – Una giornata indimenticabile per la Francia sportiva: 19 giugno 1977. A vincere 40 anni fa il Gran Premio di Svezia di F1 fu Jacques Laffite su Ligier motorizzata Matra. Un trionfo interamente transalpino, auto-pilota-motore, mai verificatosi prima. Per tutti, inoltre, si trattò della prima vittoria (tra l’altro l’ultimo francese a vincere un Gp era stato cinque anni prima Beltoise a Montecarlo ma su BRM). Laffite era alla sua seconda stagione piena in F1 dopo il debutto a stagione inoltrata nel 1974 con la Iso, “sposo” ideale del progetto Ligier che, dopo tre podi e una pole position a Monza nel 1976, anno del debutto, colse finalmente l’agognato successo. Con un pizzico di fortuna.

LA GARA - Ad Anderstorp, ottava prova di campionato, Laffite (che allora aveva 33 anni) arrivò ancora a secco di punti in classifica. Piazzò la sua azzurra JS7 in quarta fila con l’ottavo tempo, al fianco dell’idolo di casa Gunnar Nilsson su Lotus. Ma fu il compagno di squadra di quest’ultimo, Mario Andretti, partito dalla pole, a monopolizzare la gara. Bruciato allo start da Watson su Brabham e Scheckter su Wolf, in due giri l’italo-americano riprese il comando e il volo. Il successivo contatto, alle sue spalle, tra il coriaceo irlandese e il sudafricano mise fuori corsa entrambi a vantaggio del drappello formato da Hunt, Depailler, Mass, Laffite e Reutemann alle prese con la gestione dell’usura pneumatici. Laffite, autore di una condotta accorta, fu capace di superare d’impeto chi aveva davanti, arrendendosi solo all’inarrivabile Andretti. Ma la sorte volle che quello doveva essere il giorno del “fantino” francese: a tre giri dal termine Mario fu costretto ad uno splash-and-go (“un solo gallone”, preciserà amaramente poi) per un consumo eccessivo dovuto ad un’anomalia nel pescaggio della benzina. Laffite vinse davanti a Mass e Reutemann senza nemmeno accorgersene se non quando, rientrato al box, tutto il Team in festa lo informò!