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sabato 30 maggio 2015

ANNIVERSARY / 31 MAGGIO 1965. 50 ANNI FA CLARK PRIMO A INDIANAPOLIS

(30/5/2015) - Domani 31 maggio saranno passati 50 anni esatti dalla fantastica vittoria di Jim Clark alla 500 Miglia di Indianapolis, primo pilota europeo a riuscire nell’impresa dal 1916. Un successo fortemente desiderato e centrato grazie alla sua immensa classe e alla innovativa Lotus del genio Colin Chapman. Ma non fu affatto facile: lo scozzese entrò così nella leggenda, ma al terzo tentativo. Il “progetto Indianapolis” fu cullato infatti fin dal 1962 quando, in partnership con la Ford, fu già effettuato un test sul catino dell’Indiana. E nel 1963 il trinomio Clark-Lotus 29-Ford era regolarmente al via della mitica cavalcata americana, anzi era in pole! Il rookie Clark fu primo per 28 giri e sembrava essere in grado di cogliere la clamorosa affermazione ma la girandola dei pit stop finì per favorire Parnelli Jones che vinse nonostante la pressante richiesta di Chapman ai Giudici di gara affinché la sua auto fosse fermata per una perdita di olio e altre infrazioni. La bruciante sconfitta doveva essere vendicata. L’anno seguente, Clark fece una sorta di prova generale alla 200 Miglia di Milwaukee da lui dominata con la sua Lotus leggera e maneggevole rispetto alle altre Indy-cars, doppiando perfino il compagno di team Dan Gurney. Per la 500 Miglia si pensò però di passare dagli pneumatici Firestone ai Dunlop. 

La decisione forse frettolosa fece sì che le coperture prodotte non fossero perfette e infatti in gara Clark, sulla Lotus 34, dovette ritirarsi per il cedimento di uno pneumatico posteriore. L’operazione Indianapolis conobbe quindi un terzo atto, sotto la stretta egida della Ford che non voleva assolutamente più fallire (per i cambi gomme fu predisposta addirittura una squadra al box composta da americani esperti). E questa volta non si fallì: Clark, su Lotus 39,  era in testa già alla prima curva e vinse la concorrenza acerrima di AJ Foyt (attardato ai box) e di Parnelli Jones (a corto di benzina) tagliando il traguardo con due minuti di vantaggio a 242 Km/h di media davanti ad un pubblico di 200mila persone. Ma non finì lì: Clark, evidentemente stregato da Indy, ci provò ancora nel 1966, su un’auto di Andy Granatelli, ma a vincere fu Graham Hill nonostante le accuse alla direzione gara di aver calcolato male i giri effettuati. E nel 1968 c’era la concreta prospettiva di portare in gara un motore turbo. Non ve ne fu, però, la possibilità: il due volte campione del mondo di F1 morì nell’aprile di quell’anno in un incidente a Hockenheim durante una gara di F2.

venerdì 29 maggio 2015

ONORE A BILL VUKOVICH, 60 ANNI DOPO

(29/5/2015)Bill Vukovich poteva vincere anche la 500 Miglia di Indianapolis del 30 maggio 1955, come già aveva fatto nel 1953 e nel 1954, dopo aver sfiorato il successo anche nel 1952. Era già all’apice della carriera e idolo delle folle, e quella, ormai, sembrava proprio la “sua” corsa, lui così veloce e determinato. Ma 60 anni fa si fermò, a 36 anni, la corsa della sua vita: al 57° giro venne coinvolto in uno spettacolare incidente multiplo (https://www.youtube.com/watch?v=DhjCm-23pL8) insieme a Ward, Keller e Boyd e l’auto, una Kurtis Kraft Offenhauser, dopo un volo impressionante, atterrò rovesciata, procurandogli la frattura del cranio, prendendo inoltre fuoco. Non vi fu scampo. Una storia da raccontare, quella di Bill Vukovich, classe 1918, sesto di otto figli di una famiglia di origine yugoslava emigrata nel 1909 in America e stabilitasi nei pressi di Fresno. Il padre fu una delle vittime della Grande Depressione e si suicidò. Al piccolo Bill toccò abbandonare la scuola e accettare qualunque tipo di lavoro per aiutare la numerosa famiglia, compreso il meccanico negli anni della Seconda Guerra Mondiale. Nel frattempo scoprì la velocità e le corse, divenendo ben presto uno dei migliori piloti delle gare Midget. Quindi l’impegno professionistico coronato di successi e la “scalata” alla 500 Miglia di Indianapolis, unico a vincerla due volte consecutive insieme a Wilbur Shaw e Mauri Rose. Fino al 1960, la classica dell’Indiana ha fatto parte del calendario della Formula 1 per cui Vukovich appare anche nelle statistiche ufficiali della massima formula con due vittorie  e una pole position. Dopo di lui, hanno corso a Indianapolis il figlio e il nipote senza vincere. Quest'ultimo rimase ucciso in un incidente nel corso una gara di sprint car in California.

giovedì 28 maggio 2015

ANNIVERSARY / 28 MAGGIO 1995. JACQUES VILLENEUVE VINCE LA 500 MIGLIA DI INDIANAPOLIS. E ci sarà nel 2016 per il Centenario!

(28/5/2015) – Sono passati vent’anni dalla strepitosa vittoria di Jacques Villeneuve alla 500 Miglia di Indianapolis. Era il 28 maggio del 1995 e quella affermazione, a soli 24 anni, nella corsa leggendaria gli valse l’anno dopo l’agognata chiamata in Formula 1, alla Williams. Il figlio del mito Gilles, era sbarcato in America due anni prima, nella Formula Atlantic. In Europa (F3) e in Giappone (F. Nippon) non aveva particolarmente brillato: si stava costruendo. Oltre Oceano, le sue doti combattive fecero presa e già nel 1994 Barry Green gli offrì un volante nella Cart e quindi una prima chance alla leggendaria 500 Miglia: fu secondo (e vinse la prima gara ad Elkhart Lake). 

Nel 1995, l’opportunità non fu sprecata: sulla Reynard n° 27, al termine di una gara rocambolesca, nonostante due giri di penalizzazione per aver superato la Pace Car, riuscì a sopravanzare al traguardo Scott Goodyear e ad entrare così nella storia. Vinse poi anche il campionato. Jacques e Indianapolis fanno ancora parlare. L’anno scorso, ci riprovò, allettato dall’offerta della Schmidt e Peterson Motorsport (vedi post http://motor-chicche.blogspot.it/2014/04/villeneuve-43-anni-indianapolis-lo.html) ma occorreva più allenamento. Tanto è vero che anche quest’anno si è riproposta l’opportunità con lo stesso team ma questa volta Villeneuve ha declinato, però con una ghiotta anticipazione: “L’anno prossimo, per l’edizione del Centenario ci sarò!”. Wow!

MODENA 100 ORE CLASSIC 2015, NUMERI E FASCINO DA RECORD


(28/5/2015) - Auto da sogno, gare in pista, prove speciali in montagna, paesaggi meravigliosi e strade emozionanti, rinomati chef e grandi vini, sport e passione. Tutto questo è la Modena Cento Ore Classic, l’evento organizzato dalla Scuderia Tricolore di Reggio Emilia in programma dal 2 al 7 giugno prossimi. Da Roma a Modena, la sfida avverrà su strade e autodromi attraverso Lazio, Umbria, Toscana ed Emilia Romagna.
I NUMERI DELL’EDIZIONE N° 15. Anche quest’anno da record: 80 le vetture iscritte (limite imposto dall’organizzazione per mantenere l’esclusività dell’evento, a fronte delle 140 domande di partecipazione ricevute) costruite tra il 1918 e il 1976 (con alcune eccezioni fino al 1985);  18 le Nazioni rappresentate dai 160 partecipanti provenienti da tutto il mondo (Inghilterra, Svizzera, Germania, Europa in genere ma anche Stati Uniti, Nuova Zelanda, Argentina, Costa Rica, Brasile, Canada, ecc);  16 le Case automobilistiche presenti: Ferrari, Porsche, Alfa Romeo, Lancia, Maserati, Jaguar, AC Cobra, Aston Martin e altre ancora; 13 prove speciali su strada chiusa, 4 gare in circuito con partenza in griglia: Vallelunga, Magione, Mugello e Imola; 22 controlli orari, 4 città arrivo di tappa;  1000 circa i km percorsi.  La Modena Cento Ore 2015 come sempre si divide in una sezione “Velocità”, in cui il vincitore è l’equipaggio che totalizza il miglior tempo sommando i tempi delle prove speciali e delle gare in pista, e una sezione “Regolarità” che si svolge con prove “a media” sui percorsi delle prove speciali e negli autodromi.
TRE CURIOSITA’. E’ stato stimato che il valore complessivo dei veicoli presenti al via quest’anno supera, i 100 milioni di euro; il 25% dei partecipanti sono donne; l’organizzazione ha adottato il protocollo “CarbonZero”, certificato ISO 14064, che prevede soluzioni attive di “carbon management” e metodologie accurate di calcolo delle emissioni di gas climalteranti. Al termine dell’evento, sulla base dei calcoli effettuati dagli ingegneri di Studio Alfa che seguono il progetto, l’organizzazione compenserà interamente le emissioni di CO2 emesse dalle auto in gara con la piantumazione di nuovi alberi che saranno piantati nel Parco di Villa Ada a Roma.
VELOCITA’ , REGOLARITA’, SOLIDARIETA’. La Modena Cento Ore 2015 come sempre si divide in una sezione.............

lunedì 25 maggio 2015

MONTOYA A INDY RITORNA...MONTOYA

(25/5/2015) – Con la seconda vittoria alla 500 Miglia di Indianapolis, Juan Pablo Montoya si è ritagliato il suo spazio di leggenda. Ci era riuscito nel 2001, quando era appena un rookie (per quanto di evidenti belle speranze), e ci è riuscito ieri, unico a fare bis a distanza di 10 anni. A.J. Foyt ce ne aveva messi 15 per agguantare la sua quarta affermazione. Ma soprattutto, il colombiano, alle soglie dei 40 anni, ha ripagato la fiducia di Roger Penske e ha dimostrato di avere intatti i numeri che lo imposero all’attenzione della Formula 1: grinta e determinazione. Nella massima formula, si sa, prima con la Williams e poi con la Mc Laren, aveva cullato il sogno mondiale (terzo nel 2002 e 2003) ed aveva assunto il ruolo di acerrimo antagonista di un certo Michael Schumacher. Poi il calo, fino, nel 2006, alla risoluzione anticipata del contratto con la Mc Laren, che attendeva Alonso. 

In sette stagioni Nascar per l’amico Chip Ganassi ha poi vinto appena due gare, non un granchè. Sembrava quasi finita, quando è arrivata la chiamata al vecchio amore, la IndyCar. Un 2014 interlocutorio (una vittoria, quarto posto finale) e un 2015 da leader della classifica, fino all’esaltazione di ieri. Juancho ha lottato fino all’ultimo contro le avversità (tamponato dalla De Silvestro) e contro spietati rivali come il compagno di squadra Will Power, Kimball e il pole man Scott Dixon, rispettivamente secondo, terzo e quarto in volata. “E’ stato fantastico, impressionante: una battaglia fino all’arrivo”, ha detto alla fine raggiante il pilota di Bogotà. Il tradizionale latte fresco, l’abbraccio di Connie e figli e il sostanzioso assegno che spetta al vincitore lo avranno rinfrancato. Sì, Montoya è tornato ed è tornata anche Indy!

ARROGANZA MERCEDES. Invece nel 2004 Baldisserri e Schumacher...

(25/5/2015) – A distanza di 24 ore resta inspiegabile, in attesa del chiarimento promesso dai capi Mercedes, la “chiamata” al box di Lewis Hamilton in regime di Safety car,  che ha avuto un unico risultato: fargli buttare a mare la vittoria sicura e meritata del Gran Premio di Monaco. Arroganza, come ha detto Maurizio Arrivabene? Senso di onnipotenza, direi. Anche Senna, nel 1988, era in testa con un vantaggio incolmabile su Prost ma a pochi giri dalla fine continuava a spingere come un ossesso. E infatti finì per sbattere al Portier. Ma quello che infastidisce è l’ormai eccessiva invadenza del box rispetto alla sensibilità e alle qualità dei piloti. In conferenza stampa Lewis non ha voluto spiegare la genesi della decisione – “non ricordo bene, è stato tutto così veloce”, ma dai… - ma ha detto che quando il box comunica una decisione ci si fida e basta. Probabilmente lui avrà chiesto se fossero sicuri di quanto gli chiedevano ed ottenuto il sì, ha eseguito il consiglio (o va inteso come un ordine?). Nelle qualifiche di sabato anche Ricciardo è stato vittima di una “cantonata” del proprio box: era – ha raccontato l’australiano – sulla giusta modalità di gestione del motore ma i tecnici pensavano di no e gli hanno imposto di cambiarla, inficiando così la sua prestazione. Lo sport, in questo modo, ci perde? Certo, viene da pensare che spesso anche in altre discipline, dalla panchina, è l’allenatore, con le sue decisioni tecnico-tattiche, a condannare alla sconfitta la squadra. 

Ma le teste pensanti del muretto stellato conoscevano tramite GPS la posizione delle altre monoposto sul circuito, quanto si impiega per un pit-stop, i giri mancanti, le condizioni degli pneumatici di Hamilton, lo stato di grazia di macchina e pilota. Eppure, presente il gran capo Zeitsche, si è tentato un inutile, grosso azzardo. La vittoria di Rosberg, sull’altra Mercedes, ha mitigato il duro colpo alla efficienza anglo-teutonica, ma pensate che sconquasso se avesse vinto Vettel. Forse fu arroganza anche quella di Baldisserri e Schumacher che, nel 2004, a Magny Cours, inventarono una quarta sosta del tutto inaspettata e, chissà, non del tutto necessaria ma a Michelone e all’eccentrico tecnico ravvenate andò tutto bene!

venerdì 22 maggio 2015

ASCARI QUATTRO GIORNI PRIMA

(22/5/2015) – Nel 1955 Alberto Ascari aveva cominciato la prima vera stagione con la Lancia. L’anno prima, dopo il clamoroso divorzio dalla Ferrari, aveva dovuto aspettare fino a stagione inoltrata che la innovativa D50 venisse pronta. Il 22 maggio 1955, 60 anni fa, al Gran Premio di Monaco, seconda prova di campionato, il due volte campione del mondo era in testa ma improvvisamente, dopo la chicane all'uscita del tunnel, fu protagonista di un insolito e spettacolare incidente: finì in mare – allora non vi erano guard rail – probabilmente a causa di una chiazza di olio lasciata dalla Mercedes di Moss che rese incontrollabile la vettura in quel punto molto veloce (https://www.youtube.com/watch?v=vtxrp52PeDE)Prontamente soccorso, il pilota milanese se la cavò con un grosso spavento, la rottura del setto nasale e qualche altra ammaccatura. Il fatto è che molto probabilmente quell’evento innescò il successivo comportamento innaturale per un uomo così metodico e anche scaramantico come lui. E’ storia: quattro giorni dopo, Ascari si presentò infatti a Monza in compagnia del fido Gigi Villoresi. Arrivò in tarda mattinata a bordo della sua 600 nuova di zecca e rese visita a Eugenio Castellotti impegnato in un test della Ferrari 750 Sport in vista della 1000 Km. In un momento di pausa, chiese di provare la macchina, inaspettatamente, pur senza il suo abbigliamento al quale non rinunciava mai. Il rumore di uno schianto terribile, alla curva che oggi porta il suo nome, fu l’ultima nota di cronaca della sua carriera. Un cedimento meccanico? Un malore? L’attraversamento sconsiderato della pista da parte di qualcuno? Ancora non ci sono certezze. Il 26 maggio di quell’anno, trent’anni dopo il padre Antonio,  a 37 anni, il campionissimo non c’era più. 

HAPPY BIRTHDAY / COMPIE 70 ANNI PIERO FERRARI, IL FIGLIO DEL MITO

(22/5/2015) – E compie oggi 70 anni Piero Ferrari, il figlio del Drake Enzo. Buon compleanno. Nato un mese dopo la Liberazione dalla relazione con Lina Lardi, dovette aspettare molto tempo prima di vedersi riconosciuto il celebre cognome. Con un padre così, in un ambiente votato pervicacemente ai motori e alla gloria, di cosa poteva occuparsi il piccolo Piero? “Al contrario dei miei suggerimenti, si interessa di automobili”, scrisse nei suoi appunti Ferrari. Elementare Watson. Aveva 11 anni quando morì il primogenito dell’Ingegnere, l’amatissimo Dino. A vent’anni, è entrato in Azienda: “Feci gavetta in tutti i settori”; la prima corsa alla quale assistette fu il Gran Premio di Monza del 1961 (quello della tragedia Von Trips).  

Da allora, la frequentazione della fabbrica, la partecipazione alle riunioni, l’interazione con i migliori tecnici e piloti che si sono avvicendati a Maranello, divennero pane quotidiano. Quante ne potrebbe raccontare, lui così caratterialmente diverso dal Mito – quante critiche, spesso sottovoce, per questo - del quale divenne il più intimo consigliere. Meno “feroce” sportivamente ma più incline alla sperimentazione, si attesta per esempio il merito di averlo convinto ad assumere l’esperto telaista Harvey Postlethwaite.  E’ stato legatissimo a Bandini, Lauda, Scheckter, Schumacher. A 23 anni sposò Floriana e la figlia Antonella, nipote del Drake, pochi mesi prima della sua scomparsa, nel febbraio del 1988, lo rese emozionatissimo bisnonno di un altro Enzo! L’Università di Modena, nel 2005, gli ha conferito la laurea honoris causa in Ingegneria Meccanica. Oggi Piero Ferrari è un uomo di affari – tra l’altro ha fondato la Hpe, dal 2010 con Coxa, azienda specializzata nella progettazione e produzione in settori di alta tecnologia, dall’automotive al motorsport, dall’automazione industriale all’aerospaziale e difesa (Finmeccanica) – ed è vice-presidente della Ferrari di cui possiede il 10%. All’orizzonte, lo scorporo da FCA e la quotazione del 10% del capitale. “Non ho mai venduto e non ho intenzione di farlo”, ha detto recentemente. E' presidente onorario dell'Associazione "Amici del Centro Dino Ferrari" che sostiene e promuove le attività di ricerca scientifica del Centro, fondato nel 1978 dall'Ingegnere e dal Prof. Scarlato, nel campo delle malattie neuromuscolari e neuro-degenerative, anche grazie all’aiuto dei suoi generosi benefattori.






giovedì 21 maggio 2015

INDIANAPOLIS 99, DIXON IN POLE. Dieci anni fa l'exploit di Danica Patrick


(21/5/2015)Domenica 24 maggio si corre la 99^ edizione della 500 Miglia di Indianapolis. C’è un po’ di apprensione dopo la serie di impressionanti incidenti durante le prove che hanno coinvolto Castroneves, Newgarden, Ed Carpenter e infine Hinchcliffe che si è rivelato anche il più grave (non correrà per le ferite riportate ad una gamba). Macchine a muro con violenza e poi capottamenti da paura. Speriamo che il copione non si ripeta in gara (partenza ore 12.00 A.M.). Già, ma chi vincerà? 
Scott Dixon, il pole man 2015
La pole è stata siglata da Scott Dixon (Chip Ganassi Racing), già winner nel 2008, a 226.760 Mph di media, che in prima fila con lui vedrà schierarsi Will Power e Simon Pagenaud (Team Penske). Il driver neozelandese aspira ad un nuovo successo dopo quello nella 24 Ore di Daytona, a gennaio. In seconda, Kanaan, Castroneves e Wilson; in  terza Bourdais, Marco Andretti (primo motorizzato Honda) e Newgarden. Solo in quinta fila il leader della classifica, Juan Pablo Montoya e in sesta il vincitore 2014, Ryan Hunter-Reay. Ma, come sempre, Indy è tattica e resistenza,  neutralizzazioni e sorprese, quindi tutto può succedere. 
Danica Patrick in testa nel 2005
Viene da pensare al vero e proprio exploit di Danica Patrick che proprio dieci anni fa, nel 2005, condusse per 14 giri la gara, prima e unica donna a riuscirci. La pilota del Wilconsin aveva 23 anni, si qualificò quarta e alla fine si classificò quarta. Correva su una Panoz-Honda della Rahal-Letterman Racing e grazie ad un rifornimento ritardato rispetto agli altri mandò in delirio la folla. Mancò poco al colpaccio ma il fantastico e compianto Dan Wheldon fece meglio e alla fine vinse. Quest’anno in una niente male settima fila c’è una sua emula, la svizzera Simona De Silvestro. 

DA OGGI A ROTTERDAM LA SHELL ECO MARATHON EUROPE

(21/5/2015) – Oltre 200 gruppi di intraprendenti studenti di Ingegneria, provenienti da 30 paesi europei, sono da oggi fino al 24 maggio a Rotterdam: parte la Shell Eco-Marathon Europe, giunta alla edizione numero 30 (nel 1985 la prima volta). E’ l’impegnativo concorso, ormai sempre molto atteso, durante il quale gli studenti portano i veicoli da loro progettati e realizzati che devono percorrere quanta più strada possibile con l'equivalente di 1 kWh o 1 litro di carburante. Un appuntamento che, ogni anno, richiama 3.000 partecipanti e circa 40mila spettatori. Una sfida esaltante e attuale: ne è stata fatta di strada dal 1985, quando le prime sparute avanguardie della mobilità sostenibile presentarono, per esempio, un veicolo motorizzato da un tagliaerba! Nel corso della prima edizione europea, la squadra svizzera Henry vinse il primo grazie ad un prototipo che percorse 680 km con 1 litro di carburante; lo scorso anno il team francese Microjoule La Joliverie dalla Francia ha stabilito un nuovo record nella stessa categoria con un sorprendente 3,314.9 km con 1 litro di carburante! L’ingegno degli studenti viene ora indirizzato verso due tipi di progettazione, sempre all’insegna delle tecnologie innovative e della creatività: una categoria Prototipi futuristici e una Urban-Concept più convenzionale, poi ulteriormente suddivisa in sette tipi di energia diverse.  

mercoledì 20 maggio 2015

HAPPY BIRTHDAY / RALPH FIRMAN 40 ANNI, VINCENTE MA NON IN F1

(20/5/2015) – Firman è un nome importante nel motorsport. Oggi è il compleanno di Ralph Firman che compie 40 anni: è il figlio di Ralph senior, deus ex machina della Van Diemen, la monoposto con la quale molti futuri grandi piloti hanno macinato i primi chilometri. Ovviamente il piccolo Ralph non poteva non essere folgorato dal mito della velocità e a partire dai kart, guidati dall’età di 11 anni, è riuscito ad arrivare in Formula 1, alla Jordan. Esperienza, però, durata solo un anno, il 2003, senza lasciare traccia. Subito vincente in Formula Vauxhall e nel British F3, come pure a Macao F3 (1996) e poi in F. Nippon (2002), il connazionale Eddie Jordan – Ralph è nato in Inghilterra, a Norwich, ma è a tutti gli effetti irlandese - gli offrì un volante. Compagno di squadra era Fisichella. Aveva guidato una F1 solo in occasione di un test premio a Jerez, nel 1995, in quanto "McLaren Autosport Young Driver of the Year". L’approccio ad una stagione piena si rivelò più difficile del previsto e dopo un positivo ottavo posto in Spagna – unico punto della sua carriera nella massima formula – la situazione si incrinò a causa di un brutto incidente nelle prove del sabato del GP di Ungheria. 

La sua Jordan, in piena velocità, perse l’alettone posteriore andandosi a schiantare posteriormente con violenza. Ne uscì sostanzialmente incolume ma i medici gli impedirono di correre la gara e a Monza. Terminata l’avventura in F1, dimostrò di non aver dimenticato come si vince: nel 2007 il campionato giapponese Super GT su Honda NSX del team Aguri (oltre ad una partecipazione alla 24 Ore di Le Mans e a gare in A1 Grand Prix per i colori dell’amata Irlanda). 

martedì 19 maggio 2015

FLASHBACK / 19 MAGGIO 1985. SCINTILLE PATRESE - PIQUET A MONTECARLO

(19/5/2015) – Pochi giorni al Gran Premio di Monaco a Montecarlo, una gara difficilissima che non permette errori per gli spazi angusti entro i quali le monoposto devono destreggiarsi. Un esempio? Proprio 30 anni fa, il 19 maggio del 1985, ecco cosa combinarono Patrese e Piquet, in duello ravvicinato, alla prima staccata della St. Devote. Sul rettilineo d’arrivo, il brasiliano, allora su Brabham BMW, prese la scia del padovano su Alfa Romeo sponsorizzata Benetton, inserendosi all’interno. Patrese certo non agevolò la manovra e i due si toccarono con il pericoloso risultato di sbattere con violennza contro le barriere, tra varie piroette, scintille e principi di incendio.

Quello che rimase delle due vetture finì nella via di fuga e fortunatamente i piloti non patirono conseguenze fisiche ma l’incidente comportò danni anche per altri a causa dei detriti e dell’olio sparso sulla pista. Per Laffite e Teo Fabi che seguivano immediatamente dietro i due contendenti e poi per Lauda e soprattutto per Alboreto su Ferrari impegnato in una lotta feroce con Prost su Mc Laren. Il ferrarista, in testa, fu costretto ad una sosta ai box per poi ripiombare in pista e, superati De Cesaris e De Angelis, a guadagnare per lo meno un buon secondo posto. 

lunedì 18 maggio 2015

GIOVINAZZI, L'ITALIANO DA EXPO

Giovinazzi con papà Vito e un componente del Team
(18/5/2015) – Con la perentoria vittoria in Gara 3 a Pau, al termine di un week end Fia F3 pressoché perfetto, tutto da podio, – nove volte su nove su uno dei gradini finora - Antonio Giovinazzi si è definitivamente proiettato nell’olimpo dei predestinati. Una carriera in costante crescendo. Non per niente la Gazzetta dello Sport ha titolato sul web “Sulle orme di Hamilton”.  E Antonio, al termine lo ha sottolineato: “E’ fantastico vincere su un circuito cittadino da così tanti anni nella storia del motorsport, là dove ha vinto anche Lewis Hamilton”. Giovinazzi è ormai consapevole della sua forza ed è più che mai leader della classifica del campionato europeo Fia F3, apprezzatissimo dal team Jagonya Ayam with Carlin e, cosa ancora più importante, dagli addetti ai lavori. Quelli che segnano i nomi sui taccuini e consigliano e propongono alle scuderie top. Quest’anno doveva correre nella World Series 3.5 by Renault ma il team inglese, i motoristi della Volkswagen e gli indonesiani che lo sostengono con lodevole lungimiranza - "tutto questo non sarebbe possibile senza di loro", ripete sempre Antonio  - hanno insistito e deciso di puntare assolutamente su di lui per conquistare il titolo continentale. 

Dal Fia F3, solo lo scorso anno, sono venuti fuori quel Max Verstappen oggi in F1 alla Toro Rosso e il campione in carica Esteban Ocon ora sotto contratto con la Mercedes e già protagonista di un test con la Ferrari (premio) e con la Force India (nei recenti test di Barcellona). Insomma, anche in virtù della sua giovane età (21 anni), Antonio ha la possibilità di giocare bene le sue carte. E’ un pilota italiano e non si può non sottolineare che ha costruito la sua carriera altrove, sobbarcandosi voli una serie di voli intercontinentali pur di vincere (Formula Pilota China) e concludere gli studi superiori. Pensare, poi, che tutto è nato grazie ad un kartodromo nella sua Martina Franca, capitale della Valle d’Itria, in un Sud Italia che tutto è tranne che un trampolino di lancio automobilistico, è indice della sua indole vincente, della sua innata velocità, e mettiamoci pure l’appassionato ardore della famiglia, papà Vito in testa. Antonio deve restare concentrato come adesso e dopo l’estate verrà il tempo delle nuove opportunità. Corre con un motore Volkswagen alle spalle e lo scorso inverno è stato invitato dall’Audi (Gruppo VW) ad un test in DTM. I tedeschi lo seguono, mentre pensano ad un loro prossimo ingresso in grande stile in Formula 1...

DOPO SENNA, AMY. Il nuovo docu-film di Asif Kapadia

(18/5/2015) – Dopo Senna, Amy Winehouse. Asif Kapadia, il regista londinese che ha   firmato lo splendido docu-film sulla vita e le imprese sportive del pilota brasiliano, ci riprova con la talentuosa cantautrice inglese deceduta nel luglio del 2011. Il film-documentario sulla breve esistenza della Winehouse – aveva 27 anni quando fu trovata senza vita nel letto della sua casa – è stato presentato fuori concorso al Festival di Cannes: titolo, semplicemente “Amy”, un po’ come quello dedicato ad Ayrton e cioè “Senna”. Sarà nelle sale italiane a metà settembre. Kapadia ha adottato lo stesso metodo del suo lavoro su Ayrton, premiato al Sundance Film Festival, e cioè ha ripercorso la vita della protagonista della pellicola attraverso immagini, le sue canzoni, testimonianze e interviste di parenti, amici e colleghi. Uno di questi si è deciso a consegnare filmati inediti proprio dopo aver visto “Senna” che effettivamente è stato “cucito” molto bene consegnando ai posteri una visione mitica se non proprio mistica del personaggio, al di là delle sue imprese leggendarie sulle piste di tutto il mondo. 


venerdì 15 maggio 2015

E' MORTO RENZO ZORZI, KYALAMI '77 LO SEGNO'

(15/5/2015) - Giunge la notizia della morte di Renzo Zorzi, ex pilota di Formula 1, 68 anni, trentino di Ziano di Fiemme. Nella massima formula approdò grazie a Frank Williams e grazie ai riflettori che si accesero su di lui dopo la magnifica vittoria al Gran premio di F3 a Montecarlo del 1975. Una vetrina, allora, eccezionale per auto-promuoversi. Corse il  Gran Premio d'Italia e poi quello inaugurale della stagione 1976 ma la vera occasione gliela offrì il discusso finanziere Ambrosio che nel 1977 lo impose sulla Shadow. 

La macchina era discretamente competitiva ma tutto finì con il maledetto Gran Premio del Sudafrica. Zorzi si fermò, agitatissimo, a lato, sul rettilineo d'arrivo, con un principio di incendio al motore. Intervennero, attraversando la pista, due commissari, ma quello più giovane fu travolto in pieno dall'altra Shadow guidata da Tom Pryce a sua volta colpito in faccia dall'estintore. Morirono entrambi. Zorzi, del tutto inviso alla squadra, quell'anno corse solo 5 gare, sostituito poi da Patrese a partire da Montecarlo. Ad inizio anni '90 si trasferì in Puglia per amore e avviò una scuola di pilotaggio - la Top Driving School - presso l'Autodromo del Levante, in quel di Binetto. Ex collaudatore Pirelli, fu anche collaudatore di prototipi per alcune Case automobilistiche. Quell'incidente terribile, segnò la sua carriera e il suo animo.

mercoledì 13 maggio 2015

MOSS, HERRMANN E RALF SCHUMACHER ALLA MILLE MIGLIA 2015. E c'è Monza!


(13/5/2015)Parte domani sera, fino al 17 maggio, la Mille Miglia 2015. Ed è un’edizione con un “plus”: al via ci saranno niente meno che Sir Stirling Moss e Hans Herrmann che per l’occasione torneranno a guidare la mitica Mercedes 300 SLR (W 196 S) per celebrare i 60 anni dalla leggendaria vittoria conquistata nel 1955. Quell’anno Moss, e il suo copilota Denis Jenkinson, con il numero 722, vinsero la mitica corsa in 10h 7’ e 48”- il miglior tempo mai realizzato - mentre Herrmann, con il numero 704, fu costretto al ritiro per problemi tecnici sul Passo della Futa quando si trovava saldamente in seconda posizione. Per i due mostri sacri, oggi 85 anni entrambi, sarà davvero una bella emozione. 
La Mercedes propone un terzo rappresentante della Stella ed è Ralf Schumacher, fratello di Michael, chiamato a guidare la 300 SLR numero 658 che si piazzò giunse seconda con al volante Juan Manuel Fangio. Moss, Herrmann e Schumacher saluteranno gli appassionati di auto storiche a Brescia, Sirmione, San Marino, Roma e Siena. Quest’anno, la Mille Miglia vedrà alla partenza circa 430 automobili in rappresentanza di 70 differenti marchi, tra cui ben 40 Mercedes, a sottolineare lo stretto legame che da sempre lega la Casa di Stoccarda e la Mille Miglia. Tra le vetture iscritte, altre marche ben rappresentate sono Alfa Romeo e Jaguar con 58 automobili; Lancia con 43 e Fiat con 42 iscritte; seguono Porsche con 36 vetture, Aston Martin con 29, Bugatti con 22, Ferrari e Austin Healey con 21.
Per la prima volta nella storia, domenica 17 maggio, sotto l’egida di Expo 2015, la Mille Miglia sarà inoltre ospite dell’Autodromo di Monza (ingresso euro 5). Le vetture, provenienti da da Parma e Piacenza, arriveranno a Monza dall’incrocio del Malcantone, fino al paddock del circuito brianzolo per poi affrontare la prova cronometrata di regolarità. I modelli d’epoca sfrecceranno anche sullo storico “ovale” di Monza, celebre per le sue curve sopraelevate, chiuso alle competizioni dal 1969 e recentemente restaurato parzialmente.

ANNIVERSARY / 13 MAGGIO 1960. ADDIO A HERRY SCHELL, AMERICANO DI PARIGI

(13/5/2015) – A maggio 1950, a Silverstone si corse dunque la prima gara di campionato mondiale di Formula 1. Una competizione che avrebbe chiesto anche il suo duro tributo in fatto di vite umane. Dieci anni più tardi, il 13 maggio del 1960, sulla medesima pista, morì Harry Schell, pilota appassionato e capace. Rimase ucciso nel corso delle qualifiche (bagnate) dell’Internationl Trophy, gara non valida per  il campionato ufficiale. Schell, nato a Parigi e di lingua francese ma di origine americana, era un predestinato: sia il padre Laury che la madre Lucy OReilly erano infatti piloti dell’Ecurie Bleu. Laury perì in un incidente stradale che risparmiò la compagna che però dovette abbandonare ogni velleità velocistica. Il volante toccò a lui e nel 1950 già debuttò al Gp di Montecarlo a bordo di una Cooper, la prima F1 a motore posteriore. Ma le sue vetture, Gordini, Maserati, Vanwall, non erano proprio di prima mano. Dal 1956, le cose andarono meglio, con Schell frequentemente a punti. Tra i suoi ricordi più emozionanti il duello ravvicinato con Ascari e Hawthorn, suoi idoli, al GP di Spagna del 1954, lui su una Gordini con i colori USA; poi il terzo posto al GP di Pescara 1957 su Maserati 250F. La migliore stagione, il 1958: sesto assoluto con un bel secondo posto al GP di Olanda dietro a Moss. Amava la vita ed era considerato un gentleman; nel contempo sapeva cosa era il rischio e non nascondeva il sentimento di nervosismo del pilota. Non servì per salvargli la vita. 

ANNIVERSARY / 13 MAGGIO 1950. COMINCIA LA FORMULA 1

(13/5/2015)La Formula 1 ha 65 anni e forse li dimostra.  Il 13 maggio del 1950, sulle piste di atterraggio di un aeroporto militare della Raf riattato a circuito automobilistico, parliamo di Silverstone, si corse il primo Gran Premio valido per il campionato mondiale, cinque anni dopo la fine del conflitto mondiale. Una lunga storia, dunque: la F1 è sportivamente un po’ in affanno, ma resta palestra tecnologica eccezionale.  Quella domenica, si contarono circa 120mila spettatori e si ricorda la visita di Re Giorgio VI, insieme alla Regina Elisabetta e alla principessa Margaret. In pista c’erano Alfa Romeo, Ferrari, Talbot-Lago, Gordini-Simca: avanguardie di una competizione tra grandi Case e piloti coraggiosi che avrebbe assunto progressivamente dimensione internazionale e caratteri di esclusività. Il regolamento prevedeva l’utilizzo di monoposto da 1500 cc con compressore volumetrico oppure motore aspirato da 4500 cc (scelto dalla Ferrari). Sulla velocissima pista inglese, le magnifiche Alfa Romeo 158 monopolizzarono la gara e il podio, nell’ordine: primo Nino Farina (sua anche la pole e il giro più veloce, poi il primo titolo), quindi Luigi Fagioli e infine Reg Parnell. A seguire, Yves Giraud-Cabantous e Louis Rosier su Talbot-Lago. Da  allora, si sono scritte pagine leggendarie del motorismo. Per celebrare l’anniversario, oggi alle ore 19 Sky Sport F1 HD (canale 207) metterà in onda la trasmissione “Race Anatomy – 65 anni di F1”.

martedì 12 maggio 2015

ALLARME ROSSO. Il "caso" Rivola e altro turbano la Ferrari

(12/5/2015) – Nonostante il terzo posto di un sempre sorridente Vettel, e quindi una Ferrari costantemente a podio, a Maranello ci sono musi sono lunghi di ritorno dal GP di Spagna. La Scuderia delle Rosse si conferma seconda forza del campionato ma l’ambiente non è del tutto sereno. I motivi sono presto detti.

LE NOVITA’ NON HANNO FUNZIONATO - Innanzi tutto, il “pacchetto” di novità portato a Barcellona non è servito ad avvicinare le Mercedes che, anzi, questa volta al traguardo hanno inflitto sonori distacchi alla seconda forza del campionato. Circa 45” a Vettel e un minuto a Raikkonen, quarto dietro l’imprendibile Bottas. Bene ha fatto Arrivabene a non arrampicarsi sugli specchi: “Un passo vanti lo abbiamo fatto ma doveva essere un salto. Non punto il dito verso nessuno in particolare, mi prendo le mie responsabilità. Dobbiamo lavorare di più”. E ancora: “Non siamo ciechi e abbiamo visto che solo nel terzo settore, dove conta la trazione, perdevamo mezzo secondo”. L’ansia da prestazione ha portato il “muretto” del Cavallino a differenziare l’approccio aerodinamico al GP: le soluzioni nuove sulla SF15-T di Vettel, il vecchio pacchetto affidato a Raikkonen. Una scelta sempre delicata a livello psicologico nei confronti dei propri piloti.

LE SPINE DI KIMI - Il finlandese non ne ha beneficiato: “Io ero preparato a correre il rischio. – ha detto come al solito sornione – Forse sarebbe andata meglio con l’aerodinamica nuova, anzi probabilmente è così, ma almeno adesso lo sappiamo”. Così Kimi ha probabilmente perso la chance di sopravanzare il connazionale Bottas che nel finale ha resistito senza troppi affanni alla sua rimonta. Una gara nella gara, quella tra i due finlandesi: sembra che la Ferrari abbia messo gli occhi proprio sul pilota della Williams per il dopo Raikkonen. L’ultimo campione del mondo della Ferrari ha bussato al rinnovo del contratto ma Arrivabene lo ha gelato: “Contano i risultati, poi si vedrà”. Peccato, però: forse le comparazioni aerodinamiche sarebbe stato meglio farle nei due giorni di test previsti oggi e domani sulla stessa pista con Gutierrez e Marciello, ma ormai è andata.

STRATEGIA SBAGLIATA? - Peccato,  forse, anche non essere passati con Vettel alle gomme hard subito dopo lo stesso cambio di Hamilton. Il tedesco era egregiamente davanti all’inglese – dopo aver “copiato” il primo pit stop per le medie – e sarebbe uscito davanti anche in questo caso. I piloti si sono lamentati della difficoltà di superare, anche col DRS aperto. Forse Vettel avrebbe potuto tenerlo ancora dietro. Non secondo Arrivabene: “Abbiamo fatto una scelta aggressiva mettendo Sebastian sulle due soste: se avessimo deciso per tre cambi gomme le cose non sarebbero cambiate, se non in peggio”. Il quattro volte iridato non se ne fa un cruccio: “Dobbiamo semplicemente accettare il fatto che la Mercedes è stata la migliore squadra in pista ma stiamo lavorando duramente per colmare il distacco e penso che stiamo andando nella giusta direzione”. E va bene, vediamo a Montecarlo.

Il DS Massimo Rivola
IL CASO RIVOLA - A proposito di serenità interna, c’è da chiedere e da chiedersi se tornerà a farsi vedere nel Principato il Direttore Sportivo Massimo Rivola, stranamente assente a Barcellona (è uno stakanovista delle presenze). Alla Ferrari, abbastanza abbottonati sull’argomento,  hanno inizialmente parlato di “motivazioni personali” e i giornali hanno ipotizzato addirittura di un suo passaggio alla Mc Laren per ritrovare Alonso. Mah... Presto ne dovremo sapere di più su questa presunta rimozione dall’incarico, insieme al responsabile della Logistica, Massimo Balocchi, e addirittura uno dei cuochi della hospitality. Per quale motivo?

lunedì 11 maggio 2015

FLASHBACK / 11 MAGGIO 1975. FERRARI PRIMA A MONTECARLO, DOPO UN DIGIUNO DI 20 ANNI

(11/5/2015) – Un anniversario di buon auspicio per la Ferrari in vista del prossimo gran premio a Montecarlo. L’11 maggio del 1975, 40 anni fa, la Rossa dopo 20 anni di astinenza tornava a trionfare sulle stradine del Principato grazie ad una gara caparbia di Niki Lauda e alla palese competitività della Ferrari T, la monoposto col cambio trasversale al suo primo successo di campionato (ma la prima vittoria avvenne due settimane prima all’International Trophy a Silverstone). Lauda partì in pole position, unico a scendere sotto l’1’27”, affiancato dalla rivelazione Pryce su Shadow; subito dietro Jarier (Shadow) e Peterson (Lotus). 

Si trattava della terza gara per l’attesa T di Forghieri che aveva debuttato in Sudafrica (Lauda quinto) ed era partita davanti a tutti in nel GP precedente in Spagna (ritiro per incidente alla partenza). La pista era bagnata e molte uscite di strada e incidenti caratterizzarono tutto il gran premio (out tra gli altri anche Regazzoni, Hunt, Mass, Depailler). Il finale fu emozionante con Fittipaldi, guardingo nelle prove dopo i fattacci del Montjuich, sempre più alle calcagna di un freddissimo Lauda con un arrivo quasi in volata (2”75 di distacco). Terzo Pace sui Brabham. Alla bandiera a scacchi, ci fu vero tripudio al box del Cavallino con Montezemolo tanto scatenato da scendere pericolosamente in pista, trattenuto a stento: l’allora DS, incontenibile, sferrò un pugno a chi cercava di trattenerlo! (P.S.: un ultima curiosità: Lauda sul podio si produsse in un galante baciamano alla Principessa Grace che gli valse le critiche dei "puristi" del protocollo!!)

giovedì 7 maggio 2015

LA FORMULA E SBARCA A MONTERCARLO. I pareri di Trulli e Bruno Senna

Il lay out del circuito di Montecarlo per la Formula E

(7/5/2015)Montecarlo, che dal 1929 ospita gare a motore, si prepara ad ospitare sabato 9 maggio un gran premio silenzioso: il settimo round del FIA di Formula E Championship. A 15 giorni dalla gara di F1, un appuntamento molto intrigante che tra l’altro avrà ingresso gratuito per i fan. Per renderlo possibile, però, il tradizionale circuito è stato accorciato a 1,76 Km di lunghezza con brusca piega a destra dopo la prima curva St. Devote (hanno voluto evitare la tutta la salita) e sbocco all’uscita del tunnel. Per il resto, tutto uguale. Anche il fascino del GP? I piloti sono attratti dalla novità ma consci della difficoltà, anche nel loro caso, di superare. Jarno Trulli vede il bicchiere mezzo pieno: “La posizione è fantastica. Scendendo dalla prima curva c'è un tornante, poi ci dirigiamo verso il Tunnel, dove c'è un’altra frenata con un possibile punto di sorpasso. Da lì ci si dirige di nuovo verso il Tabaccaio e le Piscine che in Formula 1 sono stati molto eccitanti e stimolanti. In auto Formula E saranno leggermente più facili, ma pur sempre una sfida, in particolare l'uscita della piscina, che può essere abbastanza scivolosa". Un altro protagonista è Bruno Senna, che si dimostra più dubbioso: "E 'un po' diverso dalla pista normale e penso che potrebbe causare qualche mal di testa. Non sarà la pista più facile dove superare, questo è sicuro. La prima curva crea un collo di bottiglia, essendo così stretta in uscita. Quindi, a meno che qualcuno non abbia un problema, penso che il miglior punto sarà sulla parte classica della pista, forse alla Rascasse”. Vedremo, ma Montecarlo è Montecarlo, compreso lo svago. Ingresso gratuito anche all’e-Village (10.00-19.00 il venerdì e 08.00-18.00 sabato) al cui interno ci sono una miriade di schermi, un Motorshow con le ultime auto elettriche e ibride di Renault e BMW, stand interattivi, acrobazie su bicicletta elettrica. E’ anche il luogo per ottenere gli autografi dei piloti di Formula E che sabato sfileranno su un bus scoperto alle 14.40.

MARANELLO IN EXPO, FERRARI IN PRIMIS


(7/5/2015) – Expo Milano fa scuola ed anche Maranello mette in mostra le proprie eccellenze, Ferrari, ovviamente, in primis. Dal 9 al 31 ottobre, presso l’Auditorium Enzo Ferrari (via Nazionale 78), tutti i giorni dalle ore 10 alle 18, Maranello People Flying High è, spiegano gli organizzatori Comune e Consorzio Maranello Terra del Mito, in collaborazione con il Museo Ferrari di Maranello, un progetto culturale ed espositivo che nasce dalla volontà e dall'esigenza di porre l'attenzione sul territorio di Maranello. Protagonisti sono l'attività ed il lavoro umano, quali portatori di quelle idee, di quei saperi e di quelle tecniche che hanno dato vita a numerose e riconosciute eccellenze come l'aceto balsamico o il nocino o come, in particolare, la Ferrari: l'automobile che ha reso Maranello celebre al mondo. Attraverso un percorso espositivo che si snoda su tre sezioni didattiche e comunicative (Storia e Memoria, Eccellenza e Tradizione, Identità e Territorio) e un videomapping emozionale, la mostra accompagna il visitatore in un nuovo viaggio alla scoperta delle Ferrari, interpretata non più solo come la "macchina" del mito, ma come un prodotto dell'ingegno e dell'ambizione di Maranello, che è il luogo dove il mito ha la sua origine e dove viene ogni giorno rinnovato. La mostra è tappa del circuito Discover Ferrari & Pavarotti Land. (Biglietti: intero 3 euro, ridotto 2 euro)

martedì 5 maggio 2015

ANNIVERSARY / 5 MAGGIO 1985. L’ULTIMA VITTORIA DI ELIO DE ANGELIS

(5/5/2015) Elio De Angelis in Formula 1 vinse solo due Gran Premi: a Zeltweg, in volata su Rosberg, nel 1982, e a Imola il 5 maggio del 1985, giusto 30 anni fa. L’ultimo successo del grande pilota romano avvenne dunque in patria – anche se il GP era quello di San Marino – e, nell’occasione, risultò un po’ fortunoso. A vincere e a salire sul gradino più alto del podio fu infatti Alain Prost ma le successive verifiche tecniche consentirono di appurare che la sua Mc Laren TAG Porsche era arrivata al traguardo sottopeso di 2 Kg: squalificata. Elio colse i frutti di una gara accorta, giocata alle immediate spalle di fighters forsennati come il compagno di squadra Senna, il ferrarista in grande spolvero Alboreto (poi ritirato) che rintuzzò per quanto possibile gli attacchi di Prost, il mastino Rosberg e lo stratega Lauda. 

A quattro giri dal termine Senna rimase senza benzina e a ritrovarsi in testa fu addirittura il neo ferrarista Stefan Johansson, chiamato a sostituire il giubilato Arnoux. Visibilio della folla ma anche lo svedese finì col serbatoio a secco per la gioia di Prost che parcheggiò la monoposto subito dopo il traguardo. Poi, come detto, le giuste decisioni dei giudici, con De Angelis primo in gara e in classifica generale: posizione che tenne fino al GP del Canada, dove partì in pole. Ma era l’anno del duello Prost-Alboreto e della consacrazione di Senna. il talento brasiliano, coccolatissimo dal team principal Peter Warr, oscurò completamente il ruolo, i meriti e la classe di De Angelis che a fine anno decise di raggiungere Patrese alla Brabham. Per le sue ultime gare….

lunedì 4 maggio 2015

GRAN PREMIO DI BARI 2015, LE FOTO PIU' BELLE

(4/5/2015) - C’erano 50 auto auto (Maserati, Stanguellini, Ferrari, Cisitalia, Triumph e tante altre) e c’erano piloti entusiasti. La quarta rievocazione del Gran Premio Bari di Formula 1, organizzata dall’Old Cars Club di Bari e oggi gara di regolarità a calendario ASI, continua ad appassionare il pubblico. Lungo il circuito di 2,5 km attorno al Borgo Antico – un assaggio di quello che tra il 1947 e il 1956  vide sfrecciare Ascari e Moss, Nuvolari e Taruffi - nella due giorni sono stati stimati 50mila spettatori. Il mix impareggiabile tra calore della gente, circuito affascinante - tra centro cittadino, Borgo antico e Lungomare, incorniciato da monumenti storici come il Castello Svevo e palme esotiche - il clima invidiabile e le attrazioni gastronomiche che gli esercizi commerciali hanno proposto con dovizia, ha sancito il successo della manifestazione. 
Molti se la sono più che altro goduta, altri si sono impegnati anche per vincere. Ecco allora il podio: a vincere la gara di regolarità è stato Giuseppe Fasciolo di Francavilla Bisio (Alessandria) su Fiat Ortolani del 1949, seguito dal leccese Francesco D’Agostino su Stanguellini Sport del 1949; terzo gradino del podio per Roberto Pompili di Cisterna (Latina) su Singer Le Mans del ’34. Beniamine del pubblico sono diventate due intrepide ventenni di Noicattaro, Valentina e Giorgia, con tanto di look noir anni ’60 al volante di una impegnativa Triumph MM del 1964. L’evento è biennale e il prossimo appuntamento cadrà nel 2017, a 70 anni dalla disputa del 1° Gran Premio di Bari, nel 1947 (la corsa faceva concorrenza alla blasonata Monza). Allora vinse Alberto Ascari ma soprattutto vinse la voglia di riprendere una normale vita operosa dopo le devastazioni della Guerra. MA ECCO LA FOTO GALLERY DELL’EDIZIONE 2015:




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