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mercoledì 31 agosto 2016

COME ARRIVARE A MONZA IN TRENO. Programma F1 e dintorni

(31/8/2016) A Monza in treno, si può: in occasione del Gran Premio Heineken d’Italia di F1, domenica 4 settembre Trenord predisporrà corse straordinarie di andata e ritorno da Milano per l’Autodromo Nazionale Monza, al prezzo speciale di 5 euro. Ecco come arrivare, ricordando che la città di Monza offrirà dall' 1 settembre un ricco cartellone di appuntamenti in 12 punti con epicentro in Piazza trento e Trieste e che sempre l'1 settembre a Milano si svolgerà il "Ferrari Meets Milano" con Vettel, Raikkonen e Arrivabene a disposizione dei tifosi dalle 18.30 in Piazza Gae Aulenti.
Servizio Milano Centrale – Biassono Lesmo: Saranno 12 i treni straordinari che, senza fermate intermedie, raggiungeranno in poco più di venti minuti la stazione di Biassono-Lesmo, attigua all’ingresso del circuito. Le corse speciali partiranno da Milano Centrale alle ore 7:00; 7:30; 8:00; 8:30; 9:00; 9:25; 10:00; 10:30; 11:00; 11:20; 12:00, con ultima corsa alle 12:30.
Servizio Biassono Lesmo – Milano Centrale: Per il ritorno a Milano Centrale, saranno 9 le corse in partenza da Biassono-Lesmo alle 15:40; 15:59; 16:14; 16:29; 16:48; 17:16; 17:46; 18:15, con ultima corsa straordinaria alle 18:45. Le corse di ritorno effettueranno la fermata intermedia di Monza.
Trenord offre inoltre altri due biglietti speciali:
Trenord Day Pass: biglietto giornaliero per raggiungere Biassono-Lesmo da qualsiasi stazione della Lombardia valido per un adulto e ragazzi (fino a 13 anni compiuti) legati da un rapporto di parentela, al costo di 13 euro. Il Trenord  Day Pass ha validità giornaliera e viene venduto per i giorni 2, 3 e 4 settembre. In particolare, domenica 4, il Trenord Day Pass potrà essere utilizzato anche sui treni speciali in servizio tra Milano Centrale e Biassono-Lesmo.
Treno più navetta: biglietto speciale per raggiungere la stazione di Monza da qualsiasi stazione ferroviaria di Milano e di usufruire del servizio navetta (Linea Nera) che collega direttamente la stazione di Monza con l’Autodromo. Il costo è di 8 euro e andata e ritorno. Anche questo biglietto ha validità giornaliera e viene venduto per i giorni 2, 3 e 4 settembre. Con questo biglietto non si potrà viaggiare sui treni speciali della domenica, che faranno servizio tra Milano Centrale e Biassono-Lesmo.
Sconti fino al 30% sugli ingressi all’Autodromo: La partnership tra Trenord e Autodromo Nazionale Monza offrirà inoltre a chi acquista il biglietto del treno online (tramite l’e-store di Trenord) sconti.....

lunedì 29 agosto 2016

BARRICHELLO TORNA SUI KART: IN SVEZIA PER IL MONDIALE CIK-FIA KZ !

(29/8/2016)BARRICHELLO AT THE CIK. FIA WORLD CHAMPIONSHIPS (SWEDEN). Wow, ci sarà addirittura anche Rubens Barrichello all’Asum Ring International Circuit di Kristianstad, in Svezia, per la disputa del Mondiale kart CIK-FIA KZ e della International KZ2 Supercup dal prossimo 31 agosto al 4 settembre! Fra i 173 iscritti, per i colori del Birel ART Racing, c’è dunque il brasiliano ex Ferrari, 44 anni, attualmente impegnato nel campionato Stock Car Brasil. Un ritorno al primo amore dato che negli anni ’80 Barrichello fu protagonista vincendo i campionati minori brasiliani per due anni consecutivi (1983 e 1984) e trionfando tre volte nel Senior A categoria (1986, 1987 e 1988). La storia in F1, dal 1994, è nota e Rubinho detiene tuttora il record di presenze con 326 start, oltre a 11 vittorie. Ma in verità, il kart non l’ha mai abbandonato: oltre alle sfide contro Schumacher sulle nevi di Madonna di Campiglio ai tempi della Rossa e con il connazionale Massa in occasione di Florianopolis, nel 2008 Barrichello ha vinto il Desafio Internacional das Estrelas, l'anno scorso ha chiuso al quarto posto, sempre con la Birel ART, nella Rotax Max Challenge Grand Finals (DD2) a Portimao, e ha dominato l'edizione di quest’anno del IRMC Sud America vincendo finale, pre-finale e tutte le manche. La Birel Art Racing è il frutto della feconda fusione tra la storica azienda kartistica Birel e la ultra-competitiva Art Grand Prix di Nicolas Todt. "Sono felice di aver accettato l'invito del Presidente Ronni Sala e del mio grande amico Jordon Lennox-Lamb a far parte di questa grande squadra. A 44 anni di età, non ho mai pensato di competere in un campionato karting e quando l’ho detto ai miei figli, erano entusiasti. Non vedo l'ora di correre, anche perché quando ero giovane non ho avuto molte possibilità di competere in gare internazionali. E’ un grande sogno che sta per avverarsi: mi sto allenando molto e il mio impegno è al 100%, proprio come alla vigilia di una gara di F1". “Faremo tutto il possibile per garantirgli un grande weekend", aggiunge il Direttore Tecnico Gianluca Beggio. Via venerdì 2 settembre, con le prove libere e le prove ufficiali; sabato 3 le manche e domenica 4 la fase finale. Live streaming dai canali cikfia.tv e cikfiachampionship.com che diffonderà le fasi finali di domenica, a partire dalla presentazione dei piloti.

MAX VERSTAPPEN E' UN PERICOLO?

(29/8/2016)IS MAX VERSTAPPEN DANGEROUS? Insomma, Max Verstappen è un pericolo? C'è reale rischio incidenti? Va fermato? Il suo modo di difendersi è corretto o no? Anche al Gran Premio del Belgio le manovre del pilota olandese hanno fatto discutere ma Toto Wolff ha fatto sapere che il suo atteggiamento è già stato stigmatizzato durante i briefing piloti. Ormai è un caso e va affrontato perché è in ballo la sicurezza. Non credo ci sia da imputargli qualcosa di particolare per la staccata alla prima curva – non è chiaro semmai perché Vettel ha stretto così tanto da finire addosso al compagno di squadra – quanto piuttosto per le reiterate chiusure nei confronti di Raikkonen sul rettilineo del Kemmel. Kimi è stato di poche ma giuste parole: “Non sono contrario ai duelli se sono corretti e a mio avviso quello che è successo all’Eau Rouge non lo è stato”. 
Il fatto è questo: Verstappen ha una eccezionale velocità di reazione ma deve capire che quando chi lo segue imposta un azione di attacco, soprattutto se ciò avviene a 300 km/h, non c’è più spazio/tempo di contro-reagire e questa sua qualità può quindi causare grossi problemi. La mentalità kartistica, in lui, sembra prevalere ancora. “Ero a velocità massima e sono stato costretto ad alzare il piede prima della curva 5, perchè lui mi ha tagliato la strada mentre cercavo di superarlo. Non ho mai avuto problemi simili con un altro pilota, se non avessi frenato lo avrei colpito a tutta velocità e ci sarebbe stato un brutto incidente”, ha aggiunto il finlandese. La stessa cosa accadde tra i due in Ungheria e il ferrarista, costretto ad inchiodarsi ai freni e a sterzare bruscamente, ci rimise parte dell’alettone anteriore. Analoghe lamentele per analogo comportamento arrivarono anche da Nico Rosberg ad Hockenheim. Nessun intervento, invece, da parte dei Commissari solitamente fin troppo severi e su questo si appiglia Max che non fa assolutamente “mea culpa”. Intanto, però, il compagno di squadra Ricciardo è sul podio.

venerdì 26 agosto 2016

HAPPY BIRTHDAY / MARK WEBBER 40 ANNI, SPORTIVO VERO (ORA ANCHE SPOSATO)

(26/8/2016) MARK WEBBER 40 YEARS OLD, TRUE SPORTSMAN (AND NOW MARRIED) . Il regalo per i 40 anni di Mark Webber che compirà domani 27 agosto? Secondo l’Herald Sun il pilota australiano si è segretamente sposato con Ann Neal, la donna che da molti anni lo accompagna in giro per il mondo come manager e come compagna di vita. Tredici anni di differenza – lei è più grande - che hanno creato in passato qualche frizione con la famiglia dell’ex F1 ma che è stata evidentemente superata. Un atto che fa parte del carattere e dell’approccio che Mark ha nei confronti della vita: poco apparire, molta ragionevole sostanza, regole, lealtà. Un metodo che nel mondo spietato della F1 non ha pagato: nel dream team Red Bull, dove ha lottato per il titolo mondiale, è stato letteralmente schiacciato da Vettel, bravo ma più arcigno ragazzo. Né ha potuto contare sull’appoggio di Helmut Markko col quale i rapporti divennero ben presto gelidi. Uno come lui cosa poteva fare, se non salutare tutti e ricominciare da qualche altra parte? Talmente ragionatore da aver respinto persino l’interessamento della Ferrari. Nel WEC, alla Porsche, si sta prendendo le sue belle soddisfazioni: l’anno scorso si è laureato campione mondiale nella classifica piloti e state certi che la vittoria alla 24 Ore di Le Mans è un preciso obiettivo. Sta vivendo molto bene questa sua nuova esperienza: lo stress è ridotto ed è molto affiatato con i compagni di volante Timo Bernhard e Brendon Hartley. Cosa gli manca della F1 (9 vittorie, 13 pole)? In un’intervista su cnn.com ha confessato: “Lavorare con gente del calibro di Adrian Newey e poi era gratificante essere coinvolti in quei ritmi così intensi”. Ma gli risulta altrettanto gratificante essere coinvolto nel lavoro di sviluppo della Porsche “Un brand fenomenale”, ha aggiunto. Per poi concludere, a fronte degli anni che passano: “Più invecchi più un secondo posto ti fa schifo, vuoi solo vincere il più spesso possibile”. E lui ci proverà ancora.

FELIPE MASSA TRA PASSATO E FUTURO: 10 ANNI FA LA PRIMA VITTORIA IN TURCHIA

(26/8/2016)FELIPE MASSA, FIRST WIN TURKEY GRAND PRIX 2006. Una stagione border-line, quella di Felipe Massa che ormai guarda al 2017. Con la Williams doveva essere l’incomodo di lusso tra Mercedes e Ferrari ma i risultati sono stati deludenti. Tanto deludenti da far separare le strade tra il pilota brasiliano e la scuderia inglese dove dovrebbe formarsi l’accoppiata Button – Stroll. Radio-mercato dà infatti praticamente per sicuro l’addio del pilota brasiliano che dieci anni fa, era il 27 agosto 2006, festeggiava la prima vittoria in Formula 1. Ricordate? Gran Premio di Turchia, Felipe era alla sua 65^ gara nella massima formula e al primo anno completo in Ferrari, compagno di squadra di Schumacher impegnato in una strenua battaglia contro la Renault di Alonso. Ma quello era il suo giorno, in un circuito che si rivelerà poi molto congeniale al suo stile di guida (primo anche nel 2007 e 2008): pole position e incontrastata vittoria davanti ad Alonso e a Schumi. Felicità al settimo cielo, naturalmente, per il talento di San Paolo che avrebbe replicato nel gp finale, quello di casa a Interlagos che segnò l’addio di Schumacher. Oggi Felipe, 35 anni, conta 11 successi, 16 pole, 15 giri più veloci, 41 podi ed è il quarto pilota con più gran premi disputati (241) dietro a Button, Alonso e Raikkonen. Un patrimonio di esperienza che gli permette, come ha tenuto a specificare, di decidere in autonomia cosa fare.  E lui vuole competere almeno per il podio. Le trattative sono in corso e sembra che la Renault possa essere una reale chance ma lì incombe anche un altro sudamericano, Checo Perez. Ritiro? Possibile, ma non dalle corse: esclusa la Indy Series e il WEC, potremmo molto probabilmente ritrovare il buon Felipe in Formula E!

mercoledì 24 agosto 2016

L’ERA SCHUMACHER COMINCIO’ IN BELGIO 25 ANNI FA CON UNA JORDAN

(24/8/2016) – Nel week end del Gran Premio del Belgio del 1991, nell’agosto di 25 anni fa, a Spa apparì per la prima volta in F1 un giovane ed impacciato tedesco di 22 anni, dal collo lungo: tal Michael Schumacher. Un debutto che costituiva l’inizio di una leggenda. Eddie Jordan lo mise al volante della sua monoposto rimasta senza uno dei due piloti titolari: Bertand Gachot era finito in carcere a seguito di una rissa. Lo scaltro team principal irlandese fu convinto dal manager Willy Weber a dare una chance alla giovane promessa, aiutato dalla lauta “ricompensa” che la Mercedes gli elargì. Michael era infatti pilota ufficiale della Stella a tre punte nel Mondiale Sport in coppia con Jochen Mass: una palestra decisiva grazie alla potenza dei motori e i freni in carbonio (nel ’90 aveva vinto in Messico e fu secondo a Digione e al Nurburgring mentre quell’anno aveva colto un secondo posto a Silverstone e lottava con la Jaguar) e i grandi capi di Stoccarda giuravano su di lui. 
Non mentivano: l’esordiente Schumacher partì in quarta fila (ottavo tempo) e fece segnare il secondo miglior tempo nel warm up della domenica. Dovettero avvisare il suo compagno di squadra, Andrea De Cesaris, che lui riusciva a prendere in pieno il Radillon. Non ci fu gara perché alla partenza cedette la frizione ma ne rimase colpito perfino Senna, il pilota idolo di Schumacher, impressionato dalla prima volta che vide correre il brasiliano sui kart, nel 1980 a Nivelles. Naturalmente veloce, professionale, concentrato: il nome del tedesco che aveva già vinto con i kart, nella F3 tedesca e le gare internazionali di Macao e del Fuji, finì su molti taccuini. Il più lesto, come noto, fu poi Flavio Briatore che non pensò due volte a defenestrare il povero Moreno e a portare alla Benetton la nuova rivelazione. 

sabato 13 agosto 2016

FLASHBACK / GP AUSTRIA 1976. PRIMA VITTORIA IN F1 PER WATSON E LA PENSKE

(13/8/2016)Gran Premio d’Austria a Ferragosto nel 1976 e doppia prima vittoria in F1: per John Watson e per la Penske. Sul circuito lungo quasi 6 km di Zeltweg si correva due settimane dopo la gara del Nurburgring e Hunt aveva l’occasione per accorciare decisamente il distacco dall’alfiere della Ferrari Niki Lauda convalescente. Enzo Ferrari, tra l’altro, aveva deciso di non schierare nemmeno Ragazzoni per protestare contro il verdetto sfavorevole a Maranello sul GP di Spagna. L’inglese della Mc Laren partì in pole position ma accanto a lui c’era proprio l’irlandese Watson, pronto a cogliere l’occasione dopo due terzi posti in Francia e Inghilterra. La pioggia, però, costituì una variabile impazzita per tutti. Prima ritardò di mezz’ora la partenza e dopo lo start rifece capolino costringendo i piloti a vere e proprie acrobazie sulla veloce e pericolosa pista austriaca. 
Watson, partito bene a differenza di Hunt, venne ben presto superato da Peterson e Scheckter davvero scatenati ma la prudenza pagò. Lo svedese con il passare dei giri fu costretto a rallentare mentre il sudafricano dovette ritirarsi per la rottura di una sospensione e l’attesa rimonta di Hunt non si verificò per grossi problemi di sovrasterzo alla sua M23. Per Watson fu quindi facile controllare la situazione e vincere con oltre 10 secondi di vantaggio su Laffite e Nilsson per la gioia sua e di patron Roger Penske. L’irlandese tenne fede alla promessa di tagliarsi la folta barba mentre per il mitico costruttore americano fu l’occasione per omaggiare la memoria d Mark Donohue, suo pilota e amico che l’anno prima aveva trovato la morte proprio in Austria. Per la Penske sembrava la consacrazione ma lo sponsor First National City decise di appoggiare nel 1977 il pupillo Peterson passato alla Tyrrell e quel grand prix rimase l’exploit americano in Formula 1 mentre il buon Watson si accasò alla Brabham Alfa Romeo. 

venerdì 5 agosto 2016

UNGHERIA 1986: PIQUET-SENNA, IL SORPASSO PIU' BELLO DELLA F1


(5/8/2016) PIQUET-SENNA, THE BEST F1 OVERTAKE. E’ il sorpasso più bello mai visto in Formula 1: sono passati 30 anni dal quel Gran Premio di Ungheria 1986 (era il 10 agosto) eppure la manovra di Piquet ai danni del connazionale Senna non finisce di stupire ogni volta che si riguarda (https://www.youtube.com/watch?v=AgrWsd5QXF0). Si correva per la prima volta sul circuito magiaro, prima volta anche oltre la “cortina di ferro” dei paesi dell’Est Europa, e faceva un gran caldo. Piquet era attardato in classifica rispetto al compagno di squadra alla Williams-Honda, Nigel Mansell, e dietro anche a Prost su Mc Laren-TAG Porsche e aveva bisogno di punti pesanti per ristabilire le gerarchie. Partì in prima fila, secondo dietro Ayrton col quale cominciò una battaglia giro per giro per la supremazia. Il paulista, ormai più che una rivelazione, guidava molto bene e senza errori ma Piquet si avvicinava inesorabilmente, sfruttando infine la scia sul lungo rettilineo di arrivo. Fu lì che il carioca ci provò una prima volta all’interno ma, certo non agevolato da Senna che tirò lunga la staccata, arrivò lungo e venne infilato di nuovo. Il giro seguente, a una ventina di giri dal termine, nuovo tentativo riuscito, questa volta all’esterno con la macchina che scodinzolava paurosamente e tenuta magistralmente e incredibilmente in pista! Da applausi, trent’anni dopo.

ANNIVERSARY / 5 AGOSTO 1991. LA MORTE DI SOICHIRO HONDA, L'UOMO DEI SOGNI

(5/8/2016)THE DEATH OF SOICHIRO HONDA, 25 YEARS AGO. Mi chiedo come reagirebbe Soichiro Honda davanti alla debacle del motore che porta il suo nome e che da due anni equipaggia con scarsi risultati la Mc Laren in Formula 1. Ma il gran patron della Casa giapponese non c’è più e oggi sono 25 gli anni dalla sua morte, avvenuta per insufficienza epatica mentre invece dominava con il V12 sempre sulla Mc Laren ma con Ayrton Senna alla guida. Due giganti, che si ammiravano molto. Soichiro Honda, per intenderci, è uno della razza di Enzo Ferrari. Nato nel 1906 alle pendici del Monte Fuji e primo di nove fratelli, si fece da sé: stakanovista, naturalmente protagonista, appassionato di motori, di auto e di corse, follemente geniale, innovatore, anti-conformista. “The power of dreams” come motto e obiettivo ineluttabile. “I sogni danno un senso alla vita, ecco perché continuerò ad impormi nuove sfide. Dobbiamo realizzare i nostri sogni”. 
E lui li realizzò, partendo nel 1922 da un’attività di apprendista in un garage di Tokyo. Le macchine divennero la sua folgorazione, fino a dire dell’odore di olio che perdevano: “Per me era come profumo…”.  Passò, con un’espansione straripante, dalla realizzazione di biciclette motorizzate all’impero delle due ruote,  fondato nel 1948, che tutti conosciamo, le moto più vendute al mondo. Non pago, avviò nel 1962 anche la produzione di auto e per reclamizzarle meglio decise di imporsi anche nel mondo dei grand prix di Formula 1, prima come costruttore, poi, con più successo, come motorista (il figlio Hirotoshi, fondò la Mugen). http://motor-chicche.blogspot.it/2013/11/honda-e-la-f1-una-lunga-storia.html Soichiro Honda si ritirò dalla conduzione operativa dell’Azienda nel 1973 all’età di 66 anni, dicendo che bisognava dare spazio ai giovani; dal 1989 è nella Automotive Hall of Fame. Un vero pioniere del mondo dei motori.

mercoledì 3 agosto 2016

ADDIO A CHRIS AMON, CAMPIONE DI TALENTO E DI COERENZA

(3/8/2016) THE DEATH OF CHRIS AMON, FERRARI DRIVER IN 1967. Di Chris Amon, morto all’età di 73 anni, ho raccontato la carriera in occasione del 70° compleanno http://motor-chicche.blogspot.it/2013/07/auguri-chris-amon-70-anni-ha-vinto-il.html. Di lui rimarranno vivi il talento precoce (a 17 anni era su una Maserati 250F, a 19 esordì in F1, in Tasman Series batteva Jim Clark), il sorriso, la sua enorme passione, le doti di collaudatore e il fatto che non sia mai riuscito a vincere un gran premio di Formula 1 in 14 anni di militanza nel massimo campionato (11 sono stati invece i podi e 5 le pole positions). Un po’ come Stirling Moss che ancora oggi viene definito “l’eterno secondo”.
Primo alla 24 Ore di Le Mans 1966
Naturalmente, per Chris resta anche il fiore all’occhiello della vittoria su Ford alla 24 Ore di Le Mans del 1966 insieme al grande amico e connazionale neozelandese Bruce Mc Laren. Poteva ottenere di più, certo, ma Amon non transigeva sulla sicurezza ed era coerente: la vita aveva un valore più alto dei successi sportivi, sebbene ci provò fino all’ultimo, perfino costruendo una monoposto che portava il suo nome ma che non si rivelò competitiva. Parliamo di stagioni, va ricordato, nei quali la morte dei piloti non era una variabile ma una certezza nell’ordine dei due-tre l’anno. Arrivò, per dire, alla Ferrari nel 1967 – sua migliore stagione, conclusa al quinto posto finale -  anno in cui accadde la tragedia di Bandini in coppia col quale aveva vinto la 24 Ore di Daytona e la 1000 Km di Monza a bordo della mitica 330 P4.
Amon Su tecno
Fortuna, sfortuna: questione di poco interesse per lui che pure perse diversi grand prix a pochi chilometri dall’agognata bandiera a scacchi da passare per primo a causa di banali defaillances meccaniche. L’incidente di Lauda al Nurburgring costituì il punto di non ritorno e si ritirò definitivamente nel 1977 per dedicarsi alla grande Azienda zootecnica di famiglia (un po’ come Clark) e divenire quindi consulente Toyota. Nel comunicare la sua scomparsa, la famiglia ha rilasciato questo comunicato che meglio non poteva descrivere l’uomo:
"Chris ha combattuto con il cancro negli ultimi anni, ma non solo ha mantenuto il suo interesse per la Formula 1, ma anche il suo meraviglioso senso dell'umorismo e la sua risata contagiosa".


martedì 2 agosto 2016

LA RUSSIA AMA LA FERRARI: A SOCHI IL PRIMO RACING DAYS DEL CAVALLINO


(2/8/2016) - RUSSIA LOVES FERRARI: AT SOCHI THE FIRST RACING DAYS. Tanto pubblico ed entusiasmo per il primo Ferrari Racing Days organizzato in Russia: all’evento di Sochi, sabato e domenica, hanno assistito oltre 20.000 appassionati. Maranello ha messo in mostra tutto il suo appeal: dall’esibizione con una F1 dello storico tester Andrea Bertolini – simulazione di uno start, burn-out, accelerazioni, pit-stop – a quella della FXXK, vettura da oltre 1000 cavalli costruita nell’ambito degli esclusivi clienti dei Programmi XX, oltre ad una FXX e diverse 599XX ad effetto suolo. Nell’ambito delle sessioni clienti sono quindi scese in pista le monoposto di Formula 1 appartenute a Michael Schumacher, Rubens Barrichello e Fernando Alonso. La competizione vera e propria è stata poi assicurata da piloti e vetture del Ferrari Challenge Europe che a Sochi hanno disputato, a suon di spettacolari sorpassi, il quarto round stagionale. Le vittorie sono andate a Bjorn Grossmann, Sam Smeeth e Thomas Loefflad. Al termine, alcuni fortunati clienti Ferrari hanno potuto girare in pista grazie alle iniziative “Passione Ferrari”.



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LA FERRARI SCOPRE LE NUOVE PIRELLI 2017. Domani test Red Bull al Mugello

La Ferrari SF15-T di Vettel, sopra e sotto, ieri a Fiorano
(2/8/2016)FERRARI DISCOVERS NEW PIRELLI. TOMORROW TEST RED BULL AT MUGELLO. Dopo l’ennesima delusione di Hockenheim la Ferrari si è tuffata nel lavoro e conclude oggi la due giorni di prove pneumatici Pirelli F1 in specifica 2017, più larghi. Sempre bello rivedere girare a Fiorano una F1, ma non è tempo di nostalgie. Sono test molto importanti, che secondo il DT Williams Pat Symmonds possono dare un grande vantaggio a chi li effettua. La vettura utilizzata da Vettel (ieri 120 giri) e Gutierrez, comunque, è una SF15-T appositamente modificata per riprodurre il livello di carico aerodinamico previsto dalle regole del prossimo anno e ospitare i nuovi pneumatici. 
Come da programma concordato con la FIA, Vettel ha utilizzato le slick hanno solo nei primi due giri di installazione, mentre il resto della giornata è stato dedicato alla valutazione di Intermediate e Wet grazie all’irrigazione artificiale della pista. Domani e dopo-domani al Mugello tocca alla Red Bull per  due giorni di test con i pneumatici P Zero slick mentre a settembre scenderà in pista al Paul Ricard anche la Mercedes. Complessivamente, lo sviluppo dei pneumatici 2017 si articolerà su 10 sessioni per un totale di 24 giornate di test/macchina. I tre team partecipanti, per garantire la massima equità sportiva, dovranno condividere con le altre squadre tutti i dati raccolti nel programma di sviluppo. 
CARATTERISTICHE NUOVE PIRELLI 2017 - Le F1 2015 che montano i nuovi pneumatici sono state modificate secondo una precisa direttiva tecnica emessa da FIA e con l’obiettivo di simulare le prestazioni attese il prossimo anno: più carico aerodinamico e carreggiata allargata; le nuove misure dei pneumatici consistono inoltre in un aumento di 60 mm in larghezza per l’anteriore, da 245 a 305 mm, e di 80 mm per il posteriore, da 325 a 405 mm. L’incremento in larghezza dei pneumatici 2017 è quindi del 25% rispetto alla misura attuale. Le misure complete per i pneumatici slick sono quindi: 305/670-13 all’anteriore e 405/670-13 al posteriore; i Cinturato intermediate avranno inoltre un diametro di 675 mm che per i Cinturato wet sarà di 680 mm. Immutato rispetto a oggi il calettamento, ovvero il diametro del cerchio: 13 pollici. 
I tre Team si troveranno insieme in pista, per un test collettivo di convalida, il 29 novembre ad Abu Dhabi, due giorni dopo l’ultimo GP stagionale. 


lunedì 1 agosto 2016

NURBURGRING 1976, PAZZO WEEK END 40 ANNI FA

(1/8/2016) - NURBURGRING 1976, CRAZY WEEK END 40 YEARS AGO. La gara di 40 anni fa al Nurburgring, oltre che per l'incidente di Lauda, fu caratterizzata da tanti altri episodi e curiosità. Un week end davvero pazzo, tra bizze del meteo, incidenti, lampi di fortuna e sfortuna, beghe legali e quant’altro. Pillole di sport e di umanità varia. Vediamole: 
Arturo Merzario, il “salvatore” di Lauda, esordì proprio in quel gran premio con la Williams – Wolf che aveva rotto il rapporto con il belga Jacky Ickx. A sua volta, fino alla gara precedente in Inghilterra, il pilota comasco aveva guidato la March sponsorizzata Ovoro con la quale in Svezia ed a Brands Hatch aveva anche veleggiato nelle prime posizioni di classifica. Dissapori sulla gestione delle ben quattro monoposto di Bicester in lizza nel campionato determinarono il divorzio. La March era competitiva e se Arturo fosse stato ancora al volante probabilmente quell’1 agosto sarebbe passato prima sul luogo dell’incidente, senza portare quindi il suo determinante aiuto.
Jochen Mass, quel giorno, vide svanire l’occasione della vita: sulla seconda Mc Laren era stato l’unico a prendere il via con le gomme slick: un’azzardo dettato dalla grande conoscenza del circuito e dalla forte determinazione a cogliere un risultato d’eccezione nella gara di casa. Partito dalla quinta fila, dopo il primo giro il tedesco si ritrovò in testa quando al primo giro praticamente tutti decisero fermarsi ai box per montare le slick poiché la pista in più parti era già quasi asciutta. La bandiera rossa, quando Mass aveva già 30” di vantaggio sugli inseguitori, fece svanire il sogno anche se alla fine riuscì a salire sul podio al terzo posto ma a 52” dal vincitore compagno di squadra Hunt…
Clay Regazzoni, mentre Lauda lottava tra la vita e la morte, fu invece protagonista di un altro incidente post-gara davvero singolare e che poteva aver conseguenze anche più gravi. Nell’uscire dallo Sport Hotel che lo ospitava, lo svizzero compagno di squadra di Niki Lauda stava mimando un colpo di testa calcistico ma finì per colpire con violenza l’infisso di una porta procurandosi un serio e doloroso taglio alla fronte. Per la cronaca, Clay si era qualificato col quinto tempo e in gara fu protagonista di ben tre testa-coda che lo relegarono al nono posto finale.
Chris Amon, uno dei piloti più esperti presenti quel giorno in griglia di partenza – era 17°, in ottava fila con la Ensign 176 – dopo l’incidente e la conseguente sospensione della gara si rifiuto categoricamente di riprendere il via al secondo start che avvenne circa un’ora e mezza dopo il crash di Lauda. Il pilota neo-zelandese, ex ferrarista, esternò tutta la sua contrarietà al correre su un circuito pericoloso come il Nurburgring soprattutto perché rimasto assai negativamente colpito dal ritardo con il quale l’ambulanza intervenne per soccorrere il pilota ustionato, quantificato in oltre 5 minuti. Pochi giorni dopo annuncerà il suo definitivo ritiro dalle corse.
Esordio assoluto in quel Gran Premio per Alessandro Pesenti Rossi al volante di una Tyrrell 007 ex Scheckter. Proveniente dalla F.2, il pilota italiano, che non aveva mai corso al Nurburgring, riuscì nell’impresa – perché tale va considerata – di qualificarsi, sia pure con l’ultimo tempo in 7’48”5, nonostante la rottura di un motore nella prima giornata di prove. Al termine della pazza gara si classificò onorevolmente in 14^ posizione doppiato di un giro. Il bergamasco aveva provato la monoposto, acquistata grazie al sostegno di alcuni sponsor-amici, solo una settimana prima sul circuito Santamonica di Misano Adriatico.
Erano iscritti alla gara anche Rolf Stommelen e Lella Lombardi per guidare due Brabham BT 44 del 1975 acquistate dal Team RAM. Al termine delle prove, però...

INCIDENTE NURBURGRING 1976: ERRORE DI LAUDA O CEDIMENTO MECCANICO?

(1/8/2016) –NURBURGRING 1976: DRIVE MISTAKE OR MECHANICAL FAILURE? Niki Lauda può sorridere: le “sue” Mercedes dominano e lui è sempre sulla breccia e soprattutto vivo e vegeto 40 anni dopo il gravissimo incidente dell'1 agosto 1976 al secondo giro del Gp di Germania al Nurburgring. Né le fiamme, né i fumi tossici inalati piegarono il pilota della Ferrari strappato dal rogo grazie all’eroico intervento di Arturo Merzario in primis, Guy Edwards, Brett Lunger e Harald Ertl. Ma quale fu la causa di quell’incidente? La dinamica è ben nota, ma l’esatta origine non trova ancora oggi unanime spiegazione. D’altronde, nonostante procedimenti giuridici o fondate ipotesi, anche le morti di Ascari, Clark, Senna stesso sono per esempio ancora avvolte da un alone di mistero e il crash di Lauda del 1 agosto 1976 creò due accese fazioni: coloro che accreditavano l’errore del pilota (che non ricorda nulla, se non “lo strepito di un mozzo”) e coloro che sostenevano invece la tesi del cedimento meccanico (proposta anche nel film “Rush” di Ron Howard). Sulla questione, ecco alcuni spunti di riflessione e dichiarazioni.
La Ferrari 312 T2 perse aderenza su una placca di umido? Dopo il pit-stop alla fine del primo giro per passare alle slick, Lauda arriva alla curva Bergwerk, chilometro 11 del circuito, ad una velocità di circa 220-230 Km/h, sale sul cordolo con lo pneumatico anteriore sinistro e perde repentinamente il controllo della sua monoposto che si intraversa puntando verso un terrapieno sulla destra. L’impatto sventra il serbatoio della benzina con tutto quello che ne conseguì. Ma Depailler dichiarò: “Alla Bergwerk l’asfalto era completamente asciutto mentre alla curva prima era c’era del bagnato”.
Nel libro “Meine Story”(1985) Lauda accreditò la tesi del cedimento meccanico avanzata dal fedele capo vettura del tempo, Ermanno Cuoghi, secondo il quale si era spezzata una barra in magnesio che collega il motore portante alla sospensione. Staccandosi viene a mancare il fissaggio alla ruota posteriore che finisce per uscire dalla sua sede provocando inevitabilmente una sbandata. Forghieri e il DS del tempo Audetto, smentiscono decisamente questa tesi ma, sempre nella sua autobiografia, Lauda afferma che questo tipo di problema si era già verificato sulla Rossa e c’è da aggiungere che al GP del Canada di quell’anno (3 ottobre 1976) Lauda si classificò solo ottavo con la macchina inguidabile, si scoprì per la rottura di una sospensione. Il 6 agosto gli ingegneri Roberto Nosetto e Vincenzo Galmanini, Segretario e Presidente della Commissione tecnica CSAI effettuarono una perizia sui resti della Ferrari incidentata tornati a Maranello (non era presente l’annunciato Peter Jowitt della FOCA).Venne stabilito che: “L’incidente non può essere stato causato da difetti della meccanica della vettura”.
Lauda prese un rischio di troppo? Il ferrarista, già partito male dalla prima fila, era in furiosa rimonta dietro la Brabham-Alfa di Carlos Pace e, secondo chi lo seguiva, cioè Edwards e Lunger, forse affrontò troppo velocemente, a gomme ancora fredde, quella curva. Harald Ertl però affermò: “La mia prima sensazione quando ho visto la Ferrari mettersi di traverso è stata quella di pensare ad una perdita di controllo del pilota. A mente fredda, però, devo dire che se avesse sbagliato il pilota la macchina avrebbe puntato verso l’interno e non verso l’esterno”.
Problemi tecnici? Lunger, appena superato da Lauda, spiegò: “Non mi è sembrato avesse problemi. Al contrario, l’ho visto molto sciolto e pulito”. La Ferrarida qualche gara – Lauda non vinceva da Montecarlo – non era però più al top assoluto. In particolare, la monoposto di Maranello aveva problemi nel portare in temperatura gli pneumatici. A Fiorano si stava provando il ponte De Dion. Durante le qualifiche al Nurburgring, Lauda e anche Regazzoni avevano lamentato scarsa aderenza sulle ruote motrici con lo svizzero che aveva preferito montare ammortizzatori meno duri e che definì la vettura peggiore con i cerchi da 18” rispetto a quella con i cerchi da 19” montati il venerdì.