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giovedì 29 settembre 2016

HAPPY BIRTHDAY / JOCHEN MASS 70 ANNI, GILLES SEMPRE NELLA MENTE

(29/9/2016)Jochen Mass compie domani 30 settembre 70 anni. L’ex pilota tedesco indubbiamente festeggerà, ma altrettanto indubbiamente anche in questa occasione la sua mente ritornerà a Gilles Villeneuve e quell’8 maggio 1982. Ritornerà al pomeriggio di prove a Zolder, a quella macchia rossa negli specchietti della sua March – “l’ho visto arrivare come una furia” – alla decisione di lasciargli spazio a sinistra spostandosi a destra, al colpo subito al posteriore, alla scena che gli si parò davanti con la Ferrari che volava e al suo pilota espulso dall’abitacolo per il distacco del seggiolino. “E’ stato tragico, noi piloti sappiamo che gli incidenti possono capitare ma ero disperato per la sua famiglia. – ricorda Jochen – Ti chiedi cosa poteva cambiare per una frazione di secondo ma è qualcosa che non puoi dimenticare, che è sempre lì da qualche parte nella mente”. 
Fu il primo, insieme ai commissari di percorso, a tentare di soccorrere il canadese rannicchiato esanime sull’asfalto, addossato ad un palo delle reti di contenimento che si usavano allora. Cercò di rialzarlo, incredulo e scioccato per quel che era successo a lui e al grande e amatissimo campione della Ferrari. Dovette arrendersi alla gravità dell’incidente. Nessuno, per la cronaca, lo ha mai accusato di scorrettezza, tanto meno i familiari di Gilles: fu un’incomprensione. Punto. Due mesi dopo, al GP di Francia, toccò a lui volare in aria dopo una toccata con Baldi al termine del rettilineo del Mistral. Si salvò per miracolo ma decise all’istante di porre fine alla sua carriera. 
Una carriera iniziata nei primi anni ’70 e subito impreziosita dalla vittoria nel campionato europeo Turismo 1972 al volante di una Ford Capri RS2600; fu vice-campione di F2 l’anno seguente, anno in cui esordì in F1 con la Surtees. Nel 1974 è alla Mc Laren: ottima vettura, ma Mass ha avuto la “sfortuna” di essere compagno di squadra di due tipi tosti come Emerson Fittipaldi e James Hunt. Una sola vittoria: il GP di Spagna 1975, interrotto prematuramente per l’incidente di Stommelen finito tra la folla (http://motor-chicche.blogspot.it/2015/04/in-out-gp-spagna-1975-mass-unica.html). Era in testa, unico ad essere partito con le gomme slick, al GP di Germania 1976 ma l’incidente di Lauda rese vana la sua intuizione. Senza senso le sue esperienze finali con la ATS, la Arrows e infine la March. Le ultime soddisfazioni vennero con le ruote coperte: primo alla 12 Ore di Sebring 1987 su Porsche e alla 24 Ore di Le Mans1989 su Sauber-Mercedes. Alla Sauber fece da chioccia ad una nidiata di promettenti piloti tedeschi: tra questi, insegnò tutto a Michael Schumacher. 

mercoledì 28 settembre 2016

DIECI ANNI FA L'ULTIMA VITTORIA DI MICHAEL SCHUMACHER IN CINA


(28/9/2016) GP OF CHINA 2006: LAST WIN OF SCHUMACHERGran Premio di Cina, 1 ottobre 2006, 10 anni fa: è stata l’ultima vittoria di Michael Schumacher, la numero 91. Da allora nessuno ha superato questo record. Il ferrarista aveva già annunciato a Monza la decisione di ritirarsi a fine stagione: era stato ingaggiato Raikkonen e l’allievo Massa rischiava di perdere il volante della Rossa. Così, dopo tanti trionfi era giunto il momento di chiudere, sebbene il fuoco della passione covasse ancora. Dopo un 2005 difficile, quell’anno il Barone Rosso era di nuovo in piena lotta per vincere il mondiale. Sarebbe stato l’ottavo: pazzesco. In Cina, terz’ultima di calendario, la possibilità parve davvero a portata di mano nonostante un Alonso non più rivelazione ma campione vero. La lotta, anche generazionale, era tra loro due. In prima fila, a Shanghai, c’era proprio lo spagnolo affiancato dal compagno di squadra Fisichella, entrambi su Renault. Schumi solo in terza fila col sesto tempo, ma ad esaltare le sue doti e caratteristiche si mise il meteo. Lo start avvenne infatti con pista bagnata e infida: da quel momento Kaiser Michael diede un saggio della sua potenza attraverso sorpassi al millimetro o di forza, mentre la pista si asciugava e poi tornava a bagnarsi, ai danni prima di Barrichello e Button (Honda) e poi del duo Renault. Fisichella fu sfilato con mezza macchina sul cordolo nel tripudio dei box. Tutto davvero entusiasmante, compresi i pit-stop e la strategia del Team di Maranello capitanato da Ross Brawn. Schumacher perse poi il mondiale per la rottura del motore a Suzuka ma aveva dimostrato ancora una volta tutto il suo naturale, enorme talento e la sua rabbiosa inclinazione alla vittoria.

martedì 27 settembre 2016

FLASHBACK / GP CANADA 1981, SUPER VILLENEUVE A VOLO CIECO

(27/9/2016)GRAND PRIX OF CANADA 1981: VILLENEUVE, BLIND FLIGHT. Un gran premio che ancora oggi alimenta la leggenda di Gilles Villeneuve: quello del Canada 1981, che si disputò il 27 settembre di 35 anni fa, noto anche come quello dell’alettone piegato davanti al casco e visibilità zero, o quasi. Ma nulla potè rallentare o peggio fermare l’ardore del ferrarista. Era la gara di casa, alla quale teneva di più e che aveva già vinto nel 1978. Le qualifiche erano andate male, tra l’altro segnate da una uscita di pista ad alta velocità: undicesimo tempo e sesta fila, al fianco del compagno di squadra Pironi. Ma ad esaltare lo spirito indomito e coraggioso di Gilles, quella domenica si mise la pioggia che fece ritardare la partenza della corsa. Una volta avuto semaforo verde, la sua fu una rincorsa tanto rabbiosa quanto entusiasmante. Davanti aveva tipi come Piquet, Prost, Mansell, per dire.  
La bagarre, sulla pista viscida, fu massima, tanto che proprio Villeneuve si toccò subito con la Renault di Arnoux. Un incidente che, con il passare dei giri ed un’ulteriore toccata con De Angelis, produsse un curioso effetto: l’alettone anteriore della sua 126 CK Turbo cominciò a piegarsi fino a posizionarsi di sbieco proprio davanti alla visiera del casco impedendogli la normale visuale. Come detto, niente poteva però fermarlo e infatti proseguì a medie elevate come se nulla fosse. Come fece? Al termine della gara dirà semplicemente: “Ho seguito la scia asciutta della pista”. Ad un certo punto, l’appendice si staccò completamente al tornantino: Gilles governò bene la monoposto che sbandava senza aderenza anteriore e…continuò imperterrito. Risultato: terzo posto! Incoscienza? Estrema padronanza della vettura? Una gara per il tripudio della folla: questo era Gilles Villeneuve, questo manca tanto alla F1 di oggi. 

venerdì 23 settembre 2016

JOYEUX ANNIVERSAIRE / CHRISTOPHE BOUCHUT 50 ANNI, LE MANS NEL SUO PALMARES

(23/9/2016) HAPPY BIRTHDAY CHRISTOPHE BOUCHUT, 50 YEARS OLD. Domani 24 settembre compie 50 anni Christophe Bouchut, francese di Voiron (Isère) che porta appuntato sulla giacca un glorioso distintivo: la vittoria alla 24 Ore di Le Mans 1993.  Un successo ancor più appagante se si pensa che era al debutto nella classica endurance: quel giorno condivideva il volante della performante Peugeot 905 con Geoff Brabham e Eric Helary. Di contro, rimane un ricordo negativo legato alla F1: Bouchut era il pilota designato a guidare la Larrousse nel 1995 ma il team, già in grave crisi finanziaria, chiuse i battenti prima dell’inizio del campionato. Peccato per Christophe che ambiva a succedere al volante della monoposto transalpina ad altri francesi che lo avevano preceduto come Dalmas, Alliot, Raphanel, Bernard, Comas, Beretta ai quali Gerard Larrousse aveva fornito una possibilità di ingresso nel mondo dorato della F1. Bouchut, già campione francese di F3, Peugeot 905 Spider, Carrera Cup, Tpuring e GT, si è rifatto ampiamente a livello internazionale con le ruote coperte, dove è diventato uno dei migliori interpreti con oltre 100 vittorie – tra cui le 24 Ore di Daytona e di Spa - tra ALMS, FIA GT, BlancpainGT Series e quant’altro! 

giovedì 22 settembre 2016

MIKA HAKKINEN OGGI

(22/9/2016) - MIKA HAKKINEN TODAYMika Häkkinen oggi? A 48 anni il prossimo 28 settembre, sembra più in palla che mai e continua a godere di grande stima tra gli addetti ai lavori e non. Si vede spesso nei paddock del Circus F1 e commenta con raziocinio  i gran premi. Vive con la nuova compagna Marketa Kromatova  (il figlio Hugo ha partecipato alla tradizionale partita di calcio di solidarietà a Monza) ed è in ottimi rapporti con i piloti suoi connazionali finlandesi tanto da aver fatto da autista al recente matrimonio di Bottas con la nuotatrice Emilia Pikkarainen, evento al quale ha preso parte anche Heikki Kovalainen e signora, Catherine Hyde. Il 25/27 settembre prossimi il due volte campione del mondo di F1 (1998-1999) sarà l’ospite d’onore dell’incontro, in programma sul circuito di Slovakiaring, nei pressi di Bratislava, organizzato dalla casa finlandese di pneumatici Nokian Tyres. “Mika è uno di finlandesi più famosi al mondo - dice Ari Lehtoranta, presidente e CEO di Nokian Tyres -  ma soprattutto è una persona semplice, con i piedi per terra ed allo stesso tempo un esempio di come la volontà di vincere ed il desiderio di raggiungere risultati sempre migliori possano portare a conquistare obiettivi creduti irraggiungibili”.  
“Penso che essere finlandese significhi soprattutto avere determinazione e coraggio ovvero l’attitudine a non mollare mai”, dice a sua volta l’avversario più rispettato da Michael Schumacher. Hakkinen si ritirò a fine anno 2001 e l’ultima gara vinta fu il GP degli Usa del 30 settembre, 15 anni fa. A fine 2004 gli tornò il desiderio di infilare tuta e guanti ma l’approccio di Bar e Williams non ebbe successo e alla fine optò per il DTM con la Mercedes cogliendo successi e podi dal 2005 al 2007. Una cosa è certa: non è particolarmente ciarliero ma Mika resterà uno dei migliori piloti della storia della F1.

mercoledì 21 settembre 2016

MODENA MOTOR GALLERY, VETRINA DELLA MITICA MOTOR VALLEY

(21/9/2016) Modena Motor Gallery, il Salone delle Eccellenze nella Terra dei Motori, cresce e per l’edizione 2016 promette grandi cose e tante novità. Quella che si terrà a ModenaFiere il 24 e 25 settembre sarà infatti l’edizione che paleserà i frutti della diretta integrazione tra la mostra-mercato di auto e moto storiche, creata da Vision Up con ModenaFiere, e la mitica Motor Valley. Il risultato, c’è da esserne certi, sarà di alto livello perché offrire alla platea degli appassionati dell’universo motori un menù all’insegna di Ferrari, Maserati, Lamborghini, Dallara, Ducati e Pagani; di autodromi celebri come Imola e Misano o altamente specializzati, come Modena e Varano de Melegari, nonché proposte di qualità in tutti i segmenti (auto, moto, ricambistica, automobilia), più una serie di manifestazioni espositive di forte richiamo, è sinonimo di sicuro successo. 
PROGRAMMA, MOSTRE, INCONTRI - Cosa troveranno a Modena, negli oltre 20 mila metri quadri di area mercati predisposti, gli appassionati che l’anno scorso hanno fatto registrare un incremento di presenze del 25% ? A cura del Museo Ames, fantastiche Bubble Cars accoglieranno i visitatori nella Galleria Centrale, ma è da segnalare subito la grande mostra, che si dipanerà su 1200 mq, dedicata alle eccellenze della Motor Valley dell’Emilia Romagna. Oltre al meglio dei leggendari brand che si concentrano lungo appena 50 km della Via Emilia, ci sarà quell’insieme di laboratori di ricerca, di artigiani d’eccellenza, di esperti - alcuni giovani artigiani mostreranno in diretta come si batte, si modella e si salda una lastra - che costituiscono il fertile terreno di cultura della terra che ha visto nascere il mito Ferrari. Presente e passato sarà inoltre documentato dai Musei Ferrari di Modena e Maranello e dal Museo Lamborghini di Sant’Agata, ma anche da collezioni private d’eccezione come quelle di Righini, Stanguellini e Panini. Diversi poi i focus collegati ad anniversari importanti: dai 100 anni dalla nascita di Ferruccio Lamborghini e ai 50 anni della Miura, fino ai i 90 anni di Maserati. Il 25 Aprile del 1926 fece infatti la sua comparsa alla Targa Florio un’auto con motore da 1500 cm³ a 8 cilindri in linea e con alla guida lo stesso disegnatore che arrivò nono nella sua classe modificando la Diatto (con la quale si era iscritto) in quella che è diventata la sua prima auto: la Uno spazio importante, curato da Claudio Lusuardi, è dedicato alla Ducati. L'azienda nasce nel 1926 con il nome di Società Scientifica Radio Brevetti Ducati, allora specializzata nella ricerca e produzione di tecnologie per le comunicazioni radiofoniche. Dopo due decenni nacque il reparto motociclistico dove venne prodotto, su licenza, il Cucciolo, un motore monocilindrico di 48 cc con cambio a due velocità da applicare come propulsore ausiliario ad una normale bicicletta. 
FERRARI vs LOTUS - Da non perdere la mostra, curata da Matteo Panini (Circolo della Biella), “Il garagista inglese, Colin Chapman vs Enzo Ferrari”, che ripercorre....

martedì 20 settembre 2016

LAUDA E MERZARIO, LA STRANA COPPIA

(20/9/2016) LAUDA-MERZARIO, THE ODD COUPLE. Niki Lauda e Arturo Merzario si sono ritrovati al recente GP d’Italia a Monza: due persone (e anche due piloti) completamente diverse legate però da un filo che non potrà mai spezzarsi. Merzario, come ben noto, è il salvatore dell’austriaco, colui che l’1 agosto del 1976 ebbe il coraggio di gettarsi letteralmente tra le fiamme che avvolgevano l’abitacolo della Ferrari T2 dopo l’incidente alla curva Bergwerk del Nurburgring e di tirare fuori Lauda sottraendolo ad una fine atroce. Proprio a settembre di 40 anni fa, subito dopo il suo eroico rientro a Monza, Lauda si presentò sul circuito di Salisburgo dove Merzario era impegnato in una gara del Mondiale Sport con l’Alfa Romeo e gli regalò il suo orologio d’oro. Un dono che l’italiano accettò anche se non proprio gioiosamente - dirà:  “non ho fatto quello che ho fatto per ricevere encomi e decorazioni” -  ma che la stampa austriaca invece stigmatizzò: per Lauda la sua vita valeva solo un orologio? Proprio due settimane fa a Monza i due hanno partecipato ad uno speciale RAI TV dando vita ad un siparietto niente male. Merzario ha ricordato di essere rimasto male quando Lauda, passando davanti al suo box in  occasione del Gp italiano del 1976, non si fermò a salutarlo e ringraziarlo e per questo gli ha candidamente dato un paio di volte dello “stronzo” senza alcuna reazione da parte dell’attuale dirigente Mercedes F1. Merzario ha inoltre ricordato ancora alcuni drammatici frangenti del salvataggio al Nurburgring: “Paradossalmente – ha detto – è stato più facile aiutarlo quando lui perdeva i sensi nell’abitacolo perché così smetteva di agitarsi e mi diede modo di slacciare finalmente le cinture”. E ancora: “Appena tirato fuori, in attesa dell’ambulanza che tardava,  gli ho praticato anche la respirazione artificiale, come mi avevano insegnato a scuola”. Insomma, un angelo custode in carne e ossa…con licenza di chiamarlo “stronzo”. 

lunedì 19 settembre 2016

FERRARI, PASSO INDIETRO A SINGAPORE

(19/9/2016) – Nonostante sorrisi e pacche sulle spalle, per la Ferrari il Gran Premio di Singapore è stato un passo indietro rispetto alle prestazioni di Spa e di Monza del dopo Allison. Sulle strade della Città-Stato c'era la chance buona per Red Bull e Ferrari ma è stata la prima a confermarsi e a insidiare la Mercedes. I progressi targati Binotto & C. continuano ma sono riemersi intoppi ed errori che non dovrebbero verificarsi. Vedere Vettel su tre ruote nel momento decisivo delle qualifiche non è il massimo, anzi proprio non te lo aspetti. Il tedesco che si sfila stizzito i guanti è un stata un’immagine cruda del momento-no. In più si corre il rischio di essere “sbertucciati” dal caustico ex Luca Baldisserri che sulla sua pagina Facebook non accredita la versione della rottura della barra anti-rollio e dà del “Pinocchio” al capo Ufficio stampa Antonini! (vedi sotto)

1.   Luca Baldisserri ‏@IlBaldoLuca  17 set Molto strano perdere 3 secondi per una barra antirollio !!!! #SkyMotori #AntoniniPinocchio

A salvare il week-end poteva essere un bel podio di Raikkonen che infatti l’aveva guadagnato (3° posto) con una gara accorta e un deciso sorpasso su Hamilton. Il box, però, è andato in panico quando il pilota della Mercedes ha pensato di fare un rush finale con le gomme fresche: hanno voluto imitarlo – tornano i fantasmi di Abu Dhabi 2010 - nonostante il buon vantaggio e Kimi ha perso la posizione. 
Precauzione eccessiva? Lo stesso Raikkonen si pone la domanda: “Ancora non so come e perchè siano riusciti a passarci e non so cosa sarebbe successo se non fossimo rientrati. Ora dobbiamo analizzare tutto, capire come è andata e cosa avremmo potuto fare meglio”. Per Arrivabene è stata invece la scelta giusta: “Considerando la distanza che ancora ci separava dal traguardo e il degrado delle gomme, aveva senso fermarlo ancora ai box per coprire la strategia della Mercedes”. Giusto nella teoria, di fatto sbagliato nella pratica. Quello che poi non aiuta la Ferrari è la manifestata intenzione di continuare a sviluppare l’attuale SF16H con il chiaro intento di conseguire almeno una vittoria salva-stagione, sottraendo anche qui di fatto tempo ed energie al progetto 2017 tra l’altro avviato dal giubilato Allison. Insomma, una situazione un po’ confusionaria e ai ferraristi non rimani che aggrapparsi al credo di Vettel: “So che la pazienza non è una qualità dei ferraristi, ma neanche mia: siamo qui per vincere e non saremo contenti finchè non riusciremo, ma miglioriamo un passo alla volta e so che un giorno il lavoro pagherà. Credo nel team e credo che il futuro sarà migliore”.

HAPPY BIRTHDAY / BRIAN HENTON 70 ANNI, AL TOP NEL 1980

(19/9/2016)70 YEARS OLD. Brian Henton, ecco un altro pilota inglese di buone speranze che non ha trovato spazio adeguato in Formula 1: oggi compie 70 anni, buon compleanno! Il suo momento migliore nel 1980, quando in F.2 formò un’accoppiata imbattibile con la Toleman gommata Pirelli e sponsorizzata BP laureandosi  campione continentale. Prevalendo, inoltre, sul quotato compagno di squadra Derek Warwick. Sull’onda di questo successo, il binomio si ripropose nel 1981 in F1 forte di sponsor italiani (Candy) e tecnici di talento (Rory Byrne) ma da quel momento, in realtà, ebbe inizio la parabola discendente perché né quella monoposto – poi brevemente rivitalizzata da Senna nel 1984 – ne le successive Arrows e Tyrrell (1982) gli consentirono di farsi valere. E pensare che con le vetture della massima formula aveva già avuto a che fare al massimo livello. 
Orfano dall’età di 10 anni, Brian era un classico pilota fai da te, autofinanziato grazie a tanti sacrifici, lavori saltuari e piccoli aiuti di amici, ma riuscì a vincere nella F3 britannica, tanto da attirare l’attenzione di Frank Williams e soprattutto di Colin Chapman che nel 1975 gli offrì di guidare la Lotus 72. Non era il momento migliore per le nere monoposto e Henton, senza troppi peli sulla lingua, esternò la sua netta disapprovazione. Un atteggiamento che non fece per niente piacere al Genio inglese e da quel momento il “dissacrante” Henton subì l’ostracismo del mondo della F1 (tra l’altro scontava una corporatura piuttosto robusta). Dopo aver tentato di "approfittare" dell'addio di Reutemann alla Williams e alla F1, la sua ultima apparizione fu nella Race of Champions 1983 al volante di una Theodore (quarto) e, fallito il tentativo di avviare un proprio team basato sulla Ensign, non gli restò che appendere il casco al chiodo. Attualmente è un abile uomo di affari (immobiliare, energie rinnovabili, ecc).

venerdì 16 settembre 2016

ECCO LA NUOVA GENERAZIONE DI PILOTI F1

(16/9/2016) – Giovani, preparati, determinati: è la nuova generazione di piloti di F1 (o prossimi ad arrivarci) pronta ad avvicendare i “vecchi” campioni che appendono il casco al chiodo (vedi Massa e Button). Con Verstappen da considerare ormai già nell’Olimpo, parlo di tipi tosti come Ocon, Werlhein, Vandoorne, Giovinazzi, Gasly, Stroll. Esteban Ocon domani compie appena 20 anni (buon compleanno!) e già se lo contendono Mercedes (il cartellino è infatti nelle mani di quel volpone di Toto Wolff) e Renault. Il francesino di origini iberiche nato ad Evreux è campione FIA F3 Europe e GP3 ed ha i numeri per sfondare: è simpatico, tranquillo e riflessivo (per fronteggiare il caldo di Singapore si è concesso molte saune), conosce parecchie piste, è poliglotta, il sistema-Francia lo appoggia alla ricerca di un degno erede di Prost, l’esperienza in Manor aiuta (a partire da Spa ha sostituito Haryanto) ed effettuò anche un test-premio con la Ferrari. 
Lo incalza un altro francesino, Pierre Gasly – 20 anni anche lui – che ha già un turbo alle spalle: la Red Bull di cui è pilota Junior. Se vince in GP2, e ce la sta mettendo tutta, il posto alla Toro Rosso è suo. Lascio un piccolo dubbio memore del good-by senza complimenti di Helmut Markko all’italiano Ghiotto che si fece soffiare sul filo di lana il titolo GP3 proprio da Ocon. A rendergli la strada un po’ meno sicura è il compagno di squadra alla Prema, Antonio Giovinazzi, 23 anni a dicembre, del quale finalmente si sono accorti proprio tutti. Le sue imprese e la naturale velocità di questo talento italiano hanno fatto il miracolo di imporlo all’attenzione della Ferrari che dopo Monza lo ha invitato ad una sessione al simulatore di Maranello.  
  
Sarebbe assurdo fossero intrecci commerciali e di marketing – come sembra di capire  - a potergli eventualmente negare la gioia immensa di calarsi definitivamente nell’abitacolo di una Rossa (anche la Pirelli spinge per avere finalmente di nuovo un pilota italiano nel Circus). Ma aspettiamo e vediamo cosa riuscirà a tirare fuori il suo manager Zanna-Zanarini. Stoffel Vandoorne, 24 anni, sembra un predestinato: lo aspettano tutti e tutti giurano sulle sue qualità. Certo, occorre che la Mc Laren e la Honda in particolare si sveglino ma l’ultimo erede della tradizione motoristica belga è pronto ad insidiare perfino la leadership di Alonso (ricordo che nella gara post-incidente dillo spagnolo in Australia, è subito andato a punti).  In rampa di lancio anche 
Lance Stroll: tutti attendono solo l'annuncio da parte della Williams, anche se la vittoria nel campionato FIA F3 Europe, di cui è leader, è condizione rafforzativa. La "magia" di un canadese di nuovo in F1 è fortemente attrattiva ma ovviamente i dollari di cui l'ex Ferrari Driver Academy può disporre via munifico padre sono decisivi. Lui, comunque, non vede l'ora di dimostrare in pista il suo talento e alla Prema giurano sulle sue qualità che a 17 anni non sono poche. Respira motori fin da bambino e non ha tralasciato nulla pur di arrivare in alto, compreso l'affiancamento ui un tutor come l'ex Cavallino Baldisserri che lo segue come un'ombra e sogna di poter ripetere l'accoppiata vincente che lo innalzò alla gloria insieme a Michael Schumacher.
Infine Pascal Werlhein, 22 anni ad ottobre, che è l’unico a completare un’annata piena in F1, cosa che indubbiamente lo valorizza per quanto la Manor ancora non consenta exploit di rilievo. Il suo punto, comunque, lo ha portato a casa e lui resta fiducioso sull’uscio: l’impressione è che debba aspettare novità da casa Mercedes. Rosberg ha firmato per altri 2 anni ma Hamilton è imprevedibile. Un ulteriore titolo quest’anno lo proietterebbe nell’ottica, futura, di un clamoroso passaggio alla Ferrari?

giovedì 15 settembre 2016

AERODINAMICA & F1: IL TRICHECO E IL SUPERBUS DI ANTONIA TERZI

(15/9/2016) L’aerodinamica di una F1, questa brutta bestia che ai Team è costata, oltre che parecchi milioni di dollari, ore e ore nei wind-tunnels e…anche il posto a tanti tecnici chiamati a trovare la “formula magica” per domare la resistenza all’avanzamento e immolati sull’altare delle gallerie del vento: ricordate Antonia Terzi? In pochi anni è passata dal dream team Ferrari dell’epoca d’oro Todt-Byrne-Schumacher alla Williams, all’addio al mondo delle corse. Laureata in Ingegneria all’Università di Modena, venne assunta, dopo un part-time, presso il reparto progettazione Ferrari nel 1999 ma mentre la Rossa dominava lei guardava avanti. Clamorosamente, la Williams evidentemente a caccia di segreti, le fece spazio dal 2002 fino a nominarla Responsabile dell’aerodinamica della squadra di Grove, a stretto contatto con il DT Patrick Head e il capo-progettista Gavin Fisher. 
Per il campionato 2004 venne fuori la Williams FW26, il famoso “Tricheco” caratterizzato dal muso molto rialzato per favorire al massimo l’incanalamento dell’aria sotto la monoposto e da due prolungati supporti dell’alettone anteriore che, per l’appunto, davano al frontale della vettura motorizzata BMW affidata a Montoya e Ralf Schumacher l’idea dell’animale. Il tentativo, subito bollato come inefficace dai tecnici concorrenti, non ebbe effettivamente successo, nonostante un promettente secondo posto del colombiano in Malesia. 
Il fratellino del Kaiser, inoltre, fu vittima di un brutto incidente a Indianapolis che lo tenne fuori per sei gare. Dal gran premio di Ungheria la vettura tornò a presentare un muso più tradizionale e la sorte della Terzi fu segnata: al termine della stagione si dimise e al suo posto subentrò Loic Bigois. La modenese trasmigrò alla Dallara e poi alla facoltà di Ingegneria Aerospaziale della celebre università pubblica olandese Delft University of Technology dove nel 2011 co-firmò il progetto di un innovativo Superbus in fibra di carbonio e trazione full-electric, da 23 posti e apertura porte ad ali di gabbiano!

mercoledì 14 settembre 2016

ALEX ZANARDI, A RIO ORO DA LEGGENDA

(14/9/2016) – Incredibile Alex Zanardi alle Paralimpiadi di Rio: nella classe H5 della Trial Time di handbike, il bolognese ha conquistato il terzo oro per la spedizione italiana e bissato la gold medal di Londra 2012. Tutto a 15 anni dall'incidente in Indy Car che lo ha privato delle gambe. Una vittoria strappata veramente di forza all'australiano Tripp (terzo lo statunitense Sanchez) con il tempo di 28.36.81 grazie ad un portentoso e faticoso rush  che ne fa un atleta davvero leggendario come ha sottolineato il Presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Luca Pancalli: “Ormai non ci sono più aggettivi per definire uno come Alex  - ha infatti detto  - che è l'esempio dell'Italia che vorremmo, che lotta, che si sacrifica, che non molla mai. Ne sono certo, continuerà ancora a farci sognare!”. L’ex formulista ha davvero dato tutto: “E' stato durissimo gareggiare con questo caldo, ero letteralmente in agonia - ha dichiarato a fine gara – e in questo momento mi sento di dedicare questa medaglia a tante persone, da mia madre che mi ha messo al mondo, a mia moglie, a mio figlio. Ma una dedica speciale la voglio fare a Gianmarco Tamberi, perchè immagino cosa possa aver provato nel momento dell'infortunio". Poi una riflessione: "Alla mia età la voglia di farcela non basta, serve una programmazione e tanto lavoro. Alla fine credo di essere andato anche oltre quello che avevo programmato". Puoi dirlo forte, caro Alex, ma non è finita: domani alle 9.30 è in programma la Road Race. Un ultimo sforzo, please...

martedì 13 settembre 2016

HAPPY BIRTHDAY / KAMUI KOBAYASHI 30 ANNI, IN CORSA PER IL GIAPPONE

(13/9/2016)30 YEARS OLD. Kamui Kobayashi, che oggi compie 30 anni - buon compleanno! - ha provato in tutti i modi a diventare stabile erede dei piloti giapponesi Nakajima, Aguri Suzuki, Takuma Sato in Formula 1, ma alla fine il ragazzo di Amagasaki ha dovuto arrendersi, anche se con lui mai dire mai. La sua carriera, comunque, prosegue: iniziata nel 2004 grazie alla Toyota Driver Academy, dodici anni dopo è in pista ancora grazie alla Toyota, alla guida della 050 Hybrid nel WEC, insieme a Stephane Serrazin e Mike Conway. Ultimo risultato utile il terzo posto alla 6 Ore di Città del Messico e quindi secondo posto nella classifica piloti 8secondo alla 24 Ore di Le Mans). 
In Formula 1, sembrava proprio che Kamui potesse affermarsi: debuttò – sempre con l’immancabileToyota per la quale era test driver - nel finale di stagione 2009 per sostituire l’infortunato Timo Glock. Ricordate con quanta tenacia rintuzzò gli attacchi di Jenson Button al Gran Premio del Brasile? E al successivo GP ad Abu Dhabi andò subito a punti, davanti all’esperto compagno di squadra Trulli! Peccato che al termine di quel campionato la Toyota decise di ritirarsi…Con la Sauber, nel 2012, un momento di gloria: terzo posto e podio nel gran premio di casa, a Suzuka. Popolarità alle stelle nel suo Paese, ma rimase senza volante per l’anno successivo, scalzato da Hulkenberg. Tentò di auto-finanziarsi rivolgendosi ai tifosi – la raccolta fu molto buona, ma non sufficiente -  ma non rimase a piedi a lungo (vedi Catheram 2014, un flop però) e può dire di essere stato pilota Ferrari: nel 2013 arrivò la chiamata da Maranello per partecipare al Mondiale Endurance nella classe LMGTE Pro, primo pilota asiatico a correre per il Cavallino. Un’esperienza che gli sta tornando utile quest’anno mentre non ha sfondato in Super Formula. Per i colori della Toyota, naturalmente.

lunedì 12 settembre 2016

GRAN PREMIO NUVOLARI 2016, CHE FASCINO LA STORIA!

(12/9/2016) - Esaurite le presentazioni di rito, tutto è pronto per l’effettuazione della 26ª edizione del Gran Premio Nuvolari, la gara di regolarità riservata ad automobili di interesse storico costruite tra il 1919 e il 1969, in programma dal 16 al 18 settembre prossimi con partenza da Mantova, capitale italiana della Cultura 2016. I numeri testimoniano l’interesse e il fascino per questa manifestazione dedicata al grande Tazio e seconda solo alla Mille Miglia: per percorrere i 1.050 chilometri della storica gara scaldano i motori 300 equipaggi provenienti da 18 Paesi: Argentina, Austria, Belgio, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Qatar, San Marino, Russia, Spagna, Stati Uniti, Svizzera, Uruguay. Le Case automobilistiche presenti sono 50: dalla più antica in gara, una Bentley, ad Alfa Romeo, Aston Martin, Audi, Bmw, Bugatti, Ferrari, Fiat, Ford, Jaguar, Lancia, Mercedes, Porsche, Trumph, Volvo e altre ancora. Quattro, inoltre, i reparti storici ufficiali presenti: Audi Tradition, Museo Alfa Romeo, BMW Classic e Volvo. 
PROGRAMMA - Prologo a Palazzo Tè, nel cuore di Mantova, giovedì 15 settembre dalle ore 14.00 alle ore 18.00 e venerdì 16 dalle ore 8.00 alle ore 10.00 per le verifiche tecniche e sportive. Le Vetture partiranno lo stesso venerdì, alle ore 11.00 da piazza Sordello, per sfidarsi in 90 prove cronometrate (P.C.) e 5 prove di media (P.M.). Transiteranno per i centri storici di alcune tra le più belle città d’Italia: giungeranno all’Autodromo di San Martino del Lago e al “Riccardo Paletti” di Varano, per poi arrivare sul lungo mare di Forte dei Marmi passando per gli insidiosi tornanti del Passo della Cisa. La gara proseguirà sulle antiche mura di Lucca, piazza dei Miracoli a Pisa, piazza del Campo a Siena, Arezzo, Città di Castello, Urbino fino a raggiungere Rimini. La terza tappa vedrà coinvolti i centri storici di Meldola, Cesena e Forlì, raggiungendo poi l’Autodromo Internazionale “Enzo e Dino Ferrari” a Imola e il “Circuito Ariosteo” a Ferrara. In questo genere di manifestazione che sublima tecnica, sportività, storia, turismo e cultura i chilometri da macinare non sono tutto: gli organizzatori di Mantova Corse, ACI Mantova e Museo Tazio Nuvolari, insieme al main partner....

venerdì 9 settembre 2016

MONZA STORIES / 3. LAUDA 1976, CORAGGIOSO RITORNO

(9/9/2016) MONZA 1976: LAUDA, COURAGEOUS COMEBACK. Una giornata epica, quella del 12 settembre 1976, per Lauda, Monza e l’automobilismo. La giornata del ritorno. A soli 43 giorni dal terribile incidente del Nurburgring, a seguito del quale gli venne impartita l’estrema unzione, il pilota della Ferrari era di nuovo in pista per prendere parte al Gran Premio d’Italia. Che folla, che tripudio, che affetto per quel gesto che definire di autentico eroismo sportivo e umano non è esagerato: i segni ancora sanguinolenti delle ustioni al capo erano lì a testimoniarlo in tutta loro crudezza. Lauda si era presentato solo qualche giorno prima a Fiorano agli imbarazzati tecnici, meccanici e lo stesso Enzo Ferrari dopo l’incidente e la convalescenza nella sua villa di Salisburgo. Effettuò un breve test: nonostante l’aspetto trasfigurato dalle devastanti fiamme del Nurburgring era dunque pronto a riprendere il volante e a contrastare l’impetuosa ascesa del grande rivale James Hunt. Tutto come prima? 
A Monza fu ottimo quarto – i ferraristi in gara erano tre con Regazzoni e il neo acquisto Reutemann - ma, come lui stesso rivelò in seguito, l’animo ne fu fortemente scosso. La pista bagnata, la brutale potenza della monoposto, la pressione dei media, le voci di un suo possibile avvicendamento a Maranello: in realtà era troppo presto per tornare a dominare un caos simile. Lauda si ritrovò fragile, insicuro. Non poteva e non doveva assolutamente essere veloce come l’istinto pareva consentirgli. Confessò che dovette fare appello a tutte le sue forze per non mollare tutto e trovare un livello di concentrazione minimo, tale da evitare nuovi guai dopo quelli di cui portava i segni indelebili sulla pelle. Un umano gravame che, seppur mitigato, trascinò fino all’epilogo del Fuji.

giovedì 8 settembre 2016

HAPPY BIRTHDAY / STEFAN JOHANSSON 60 ANNI: FERRARI E ARTE NELLA SUA STORIA

Stefan Johansson oggi
(8/9/2016)STEFAN JOHANSSON 60 YEARS OLD: STORY, FERRARI AND ART. Oggi è il compleanno dell’ex ferrarista Stefan Johansson, che compie 60 anni. Una storia…con finale artistico a sorpresa: esponente della prolifica nidiata di piloti scandinavi – è nato nel 1956 a Vaxjio, in Svezia – c’è una data cardine della sua carriera: 21 ottobre 1984. E’ il giorno del Gran Premio del Portogallo, decisivo per l’assegnazione del titolo mondiale tra i due alfieri della Mc Laren, Lauda e Prost. Johansson, alla guida della modesta Toleman – dove aveva rimpiazzato l’infortunato Cecotto – resistette testardamente per molti giri e senza alcun timore reverenziale alla rimonta di Lauda, partito male, e questo venne notato e apprezzato da Enzo Ferrari in persona. 
L’anno dopo, fu proprio il suo nome a prevalere a Maranello per la sostituzione di René Arnoux misteriosamente licenziato dopo la prima gara di campionato. Con la Rossa, indimenticabili il tripudio dei tifosi durante il bagnato Gran Premio di San Marino che arrivò perfino a condurre oppure la doppietta dietro ad Alboreto al Gran Premio del Canada, ma… Ma la Ferrari cominciò proprio in quel periodo ad accusare gravi carenze di affidabilità del motore e, nel 1986, precisi deficit aerodinamici. L’inizio di una involuzione tecnica della quale Stefan ne fece le spese fino all’addio con destinazione Mc Laren (ricordo anche che fu lui ha “riportare” in pista il motore Honda montato sperimentalmente sulla Spirit). 
Un’occasione d’oro, dunque, sfumata sull’altare dello sviluppo del Turbo e della cronica carenza della Scuderia nello sviluppo dell’aerodinamica. Ha guidato anche Tyrrell, Ligier, Onyx e in Formula CART ma grandi soddisfazioni le ha poi prese nel 1997 con le ruote coperte: primo alla 24 Ore di le Mans e alla 12 Ore di Sebring. E oggi? E’ un eclettico uomo di sport, di affari e di mondo: è manager del pilota Indy Series Scott Dixon e riferimento Ferrari GT Racing per il Nord America dove vive ma soprattutto si è imposto quale pittore con i suoi dipinti esposti in numerose Gallerie d’Arte USA – un suo quadro è stato venduto per 100mila dollari -  ed ha lanciato una linea di lusso che comprende una collezione di orologi, cellulari, occhiali e altri accessori.  Insomma, ha cambiato vita senza mai dimenticare l’amata F1 che frequenta con picare e gli anni rombanti per i quali tanti gli tributano ancora stima e amicizia.

mercoledì 7 settembre 2016

IVAN CAPELLI, L’AGS E QUELLA COPPA DI BOUTSEN

Capelli su AGS al GP d'Italia a Monza nel 1986
(7/9/2016)Ivan Capelli, oggi presidente dell’ACI Milano, è stato tra i protagonisti del salvataggio del GP d’Italia a Monza. Milanese, corse per la prima volta su una monoposto di F1 sulla mitica pista brianzola di casa giusto 30 anni fa: il 7 settembre 1986. Fu un doppio “debutto” perché – già promettente campione italiano ed europeo di F3 – fu chiamato a guidare l’AGS JH21C. Il team, frutto della passione di Henri Julien, piccolo costruttore francese con  sede a Gonfaron (AGS significa infatti Automobiles Gonfaronnaises Sportives), si avvaleva del progettista Christian Vanderpleyn, di materiale Renault 1985, di una manciata di meccanici e del motore turbo V6 Motori Moderni di Carlo Chiti. Le cose non andarono molto bene: ultima fila in griglia e ritiro al 31° giro per una foratura. L’AGS continuò senza acuti l’avventura in F1 fino al 1991 – dal 1989 nelle mani dell’imprenditore Cyril De Rouvre e infine degli italiani Patrizio Cantù e Gabriele Rafanelli, oggi offre stage di pilotaggio F1 – mentre Capelli riuscì ad emergere fino all’ingaggio in Ferrari. 
CAPELLI - BOUTSEN A SPA 1988 - Recentemente, da commentatore RAI TV, Capelli ha ricordato un episodio del 1988, Gran Premio del Belgio a Spa vinto da Senna. Lui, su March Judd, si classificò quinto ma le due Benetton Ford di Boutsen e Patrese, che lo precedettero al traguardo, furono squalificate per benzina irregolare. Ebbene, Ivan ereditò il terzo posto ma non il relativo trofeo che venne consegnato al pilota belga sul podio! “Per carità – ha detto - con Boutsen siamo amici, ma quella coppa non me l’ha mai restituita!”. Insomma non ha fatto quel che invece, correttamente, fece nel 2003 Kimi Raikkonen con Giancarlo Fisichella che risultò, con ritardo, il vincitore del Gp del Brasile. 

lunedì 5 settembre 2016

UN GIOVINAZZI DA FORMULA 1 (FERRARI COMPRESA)

(5/9/2016) GIOVINAZZI READY FOR FORMULA 1 AND FERRARI. Se non erano stati sufficienti i successi nelle formule minori, Antonio Giovinazzi, 22 anni, sta prepotentemente attirando l’attenzione dei team principal della Formula 1 - Ferrari compresa ! - con delle vere e proprie imprese in GP2. Il pilota italiano della Prema  – pugliese di Martina Franca, Valle d’Itria, provincia di Taranto – è stato ancora grande e spettacolare protagonista a Monza dopo l’emozionante vittoria a Baku. “Non ho mai visto nessuno, al primo anno in GP2, fare quello che ha fatto lui”, ha detto Giancarlo Fisichella. Grazie al primo posto in Gara 1, con partenza dall’ultima fila per insufficiente pressione delle gomme, e al terzo posto in Gara 2, a due gare dal termine del campionato Giovinazzi è secondo in classifica generale a soli 10 punti di distacco dal compagno di squadra Pierre Gasly, del prolifico vivaio Red Bull. 
Ma forse è primo sui taccuini degli addetti ai lavori in cerca di giovani talenti. E forse è finalmente arrivata l’ora del ritorno in F1 di un pilota italiano, cinque anni dopo l’addio di Trulli e Liuzzi. A Monza è arrivata anche una lieta e importante conferma ufficiale: la Ferrari sta seguendo il giovane italiano e chissà che non valga anche per lui la nuova filosofia del Presidente Marchionne che non mira più a pescare nuovi tecnici quasi automaticamente sempre all’estero ma a guardare, coltivare e prendere in loco. Ci sono molte possibilità che Antonio possa sbarcare in Formula 1 l’anno prossimo. Se servisse, ha uno sponsor munifico indonesiano che potrebbe in parte sostenerlo e inoltre se la Ferrari volesse opzionarlo potrebbe “imporlo” alle scuderie che motorizza e cioè Sauber e Haas (quello che saggiamente fa Toto Wolff con i suoi Werlhein e Ocon) . Ma gli altri non stanno a guardare e i sedili della Toro Rosso, con Kvyat in disgrazia, e della Force India, con Perez tentato dalla Renault, potrebbero liberarsi per lui. 

RICCIARDO CONTRO LA NOIA, A MONZA SORPASSO-SPETTACOLO

(5/9/2016)RICCIARDO AGAINST BOREDOM, WHAT A OVERTAKE! Nella noia generale di un Gp d'Italia già deciso alla fine del primo giro, a Monza ci ha pensato Daniel Ricciardo - spettacolo a dare uno scossone al pubblico appisolato. Il sorpasso del pilota australiano ma di origini italiane ai danni della Williams di Bottas è stato qualcosa che in un attimo ha riconciliato gli appassionati con lo sport che amano e che vorrebbero più vivace e meno radio-guidato dai box. La staccata che Daniel ha tirato alla prima chicane è stata incredibile per coraggio, rapidità di decisione e precisione di effettuazione: sembrava ormai tardi per tentare e invece lui lo ha fatto fidando nelle gomme più fresche ma soprattutto nel suo istinto da rapace, già manifestato ampiamente nella stagione 2014 rivelatrice. Si è divertito anche lui. “E’ stato un sorpasso piacevole: avevo tre ore di macchina da fare per rientrare a casa e non volevo trascorrerle rimpiangendo di non averci provato”. Capito? Si parla tanto delle qualità del giovane compagno Verstappen ma credo che alla Red Bull abbiano capito che non conviene “abbandonare” un simile campione, molto maturo, altrettanto veloce e capace di garantire risultati. Classifica e punti alla mano, è il pilota dietro solo agli inarrivabili Hamilton e Rosberg e davanti al duo Ferrari… e brucia ancora l’incredibile errore del box a Montecarlo che ha privato Ricciardo di una possibilissima vittoria. Opportunità, però, che si ripresenterà a Singapore, circuito più congeniale alla monoposto di Newey, dove nel 2015 l’australiano insidiò fino all’ultimo il primo posto a Sebastian Vettel e dove, pare, la Renault garantirà una sia pur piccola iniezione di cavalli. Toto Wolff l’ha già detto: “a Marina Bay temo la Red Bull”. Certo, il riconfermato Raikkonen è in buona fase ma un Ricciardo alla Ferrari è qualcosa che molti sperano sia stato solo rinviato nel tempo. 

venerdì 2 settembre 2016

HAPPY BIRTHDAY / OLIVIER PANIS 50 ANNI E MOLTI RIMPIANTI

(2/9/2016)JOYEAUX ANNIVERSAIRE, PANIS 50 YEARS OLD. Auguri di buon compleanno a Olivier Panis che oggi compie 50 anni. Per alcuni anni è stato il pilota sul quale la Francia ha potuto contare per rinverdire antichi fasti in Formula 1 ma alla fine il bilancio è stato troppo magro. Eppure Olivier dimostrò di poter essere competitivo ma i contesti nei quali fu inserito non sono stati mai fluidi e costanti, condizioni necessarie per essere vincenti nella spietata massima formula. Vincitore del campionato di F.3000 nel 1993, l’anno dopo esordì con la Ligier affidata prima a Briatore e poi a Tom Walkinshow . Un po’ di confusione ma bei secondi posti al Gp di Germania (1994) e al Gp d’Australia (1995) e tanti piazzamenti: Olivier doveva crescere ma la base era buona, come d’altronde per tanti piloti francesi. 
Nel 1996, arrivò addirittura una vittoria, seppur rocambolesca, al GP di Monaco, che rilanciò le sue azioni (http://motor-chicche.blogspot.it/2014/05/lultimo-francese-panis-ricorda-monaco_21.html).  Solo che l’anno dopo la Ligier divenne…Prost: terzo in Brasile, secondo in Spagna e purtroppo a muro, per cedimento meccanico, in Canada. Frattura delle gambe e carriera anch’essa spezzata. Arrivò il giovane e talentuoso Trulli che attirò l’attenzione e mise in ombra il rientrante francese. Da allora, le esperienze negative alla Bar e alla Toyota non fornirono più risultati tali da garantirgli un posto, fino al ritiro annunciato nel 2004. Sfortuna, occasioni mancate, grandi soddisfazioni. Panis tornò al volante nel campionato LMS nel Trofeo Andros, del quale è superbo interprete, ha corso la 24 Ore di Le Mans, vinto la 12 Ore di Sebring (2011). Nel GT francese strinse amicizia col portiere-pilota Fabien Barthez col quale ha fondato un team, collaborazione tecnica del team Tech 1, attivo nella European Le Mans Series, ma un occhio di riguardo lo riserva naturalmente al figlio Aurelien, 22 anni, impegnato nella FV8 con la Arden nella scalata alla F1.

MONZA STORIES / 2. GLORIA PER SCARFIOTTI, UN ITALIANO PRIMO AL GP D'ITALIA 1966!

(2/9/2016) - Monza 4 settembre 1966. Una delle pagine più gloriose scritte a Monza: un italiano, Ludovico Lulù Scarfiotti,  per di più su Ferrari, la 312 F1 66, tornava a vincere il Gran Premio d’Italia 14 anni dopo l’ultima affermazione tricolore ad opera di Alberto Ascari. Sono passati 50 anni e nessun altro italiano è riuscito nell’impresa (ci andò vicino Alboreto, secondo nel 1988). Il podio fu una festa, con l’altro ferrarista Mike Parkes secondo, dopo aver centrato la pole position. Fu una corsa molto serrata, al culmine di un’annata tribolata per la Ferrari che aveva vissuto il doloroso divorzio da John Surtees e il passaggio dagli pneumatici Dunlop ai Firestone, alla ricerca della massima competitività. In più, tra i piloti era scattata la “corsa” interna per la conferma e l’attribuzione dei “galloni” di prima guida con Bandini intenzionato ad affermare la sua supremazia. Quel giorno, comunque, Scarfiotti - una parentela con la famiglia Agnelli - che si era guadagnato la fiducia del Drake grazie ai successi nel campionato europeo della Montagna, fu impeccabile. Nulla poterono le ambizioni di rivalsa di Surtees, passato alla Cooper-Maserati, e la verve di Hulme, anche se quel giorno il titolo fu assegnato matematicamente a Jack Brabham, primo (e finora inimitato) a vincere su una monoposto che portava il suo nome.

giovedì 1 settembre 2016

MONZA STORIES / 1. FANGIO MONDIALE NEL 1956 GRAZIE A PETER COLLINS

(1/9/2016) - Monza 2 settembre 1956. Che Gran Premio d'Italia e che pathos quella calda domenica di 60 anni fa. Il giorno del primo e unico titolo mondiale di Juan Manuel Fangio con la Ferrari vinto anche grazie al bellissimo gesto di Peter Collins. Il pilota americano, 20 anni più giovane dell’asso argentino, nonostante fosse in corsa anche lui per la conquista del titolo decise infatti di fermarsi al box e di cedere la propria monoposto numero 26 – lo aveva già fatto a Montecarlo, allora era consentito con spartizione dei punti - al compagno e rivale di squadra rimasto a piedi per un problema allo sterzo della sua Rossa. Fangio si gettò nuovamente nella mischia a caccia di Stirling Moss su Maserati che però riuscì a rabboccare benzina ai box e a rimanere in testa con poco meno di 6 secondi di vantaggio sull’argentino che comunque, con la piazza d’onore, si laureò campione del mondo per la quarta volta. Commosso, ringraziò di cuore Collins che si limitò a dire “Io sono giovane, ho tempo per vincere”. Come sempre, in questi casi permane sempre un alone di mistero: si parla della disputa molto tesa sulla gestione della corsa tra il DS del Cavallino Sculati e l’arrembante manager di Fangio, Giambertoni, con l’altro ferrarista, Musso che rifiutò di cedere il volante. Una gara velocissima, sulle celebri sopraelevate di Monza, davanti a quasi 100.000 spettatori con un epilogo thriller e un indimenticabile beau geste d’altri tempi.