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venerdì 31 marzo 2017

TRIESTE - OPICINA HISTORIC E BOLOGNA - SAN LUCA, WEEK END D'EPOCA

(31/3/2017) – Per gli amanti delle auto storiche, in questo week end consiglio due appuntamenti da salita vintage di grande fascino: la Trieste – Opicina Historic e la Bologna – San Luca.

La Trieste- Opicina Historic è la ciliegina sulla torta della “Settimana dei Motori” organizzata dal Club dei venti all’Ora. La gara, con partenza da Piazza Unità d’Italia, dopo sedici curve e sei rettilinei, – la più veloce d’Europa - terminerà verso le ore 18.00 all’Obelisco. La manifestazione, nata nel 1911, avrà doppia valenza: ASI (Grande Evento per auto storiche), e per il Campionato Alpe Adria Classic Challenge, evento FIVA B. A Montedoro verranno esposte delle tavole che ripercorrono, attraverso immagini d'epoca, la storia della leggendaria corsa in salita e l'oltre mezzo secolo di attività dello storico club triestino, che il 5 marzo scorso ha festeggiato il 56° anniversario di fondazione.

La Bologna – San Luca, alla 14^ edizione dopo la cura di rianimazione da parte di Francesco Amante – si corse dal 1956 (primo vincitore Giulio Cabianca) al 1958 -  propone tre salite domenica 2 aprile a partire dalle ore 10 (altre tre di prova domani dalle ore 13.30) per 2 chilometri di tornanti, dall’Arco del Meloncello al Santuario. Il paddock è davanti lo stadio Comunale, in Via Andrea Costa da dove le macchine partecipanti verranno trasferite, prima dalle salite, in Piazza De Coubertain. La premiazione finale avrà luogo al parco della Basilica di San Luca

giovedì 30 marzo 2017

LA FORMULA 1 DEL FUTURO


(30/3/2017)F1 FUTURE. Il campionato di F1 2017 è appena cominciato ma io voglio parlarvi già del campionato 2021 e cioè di futuro della massima formula automobilistica. Ohibò, e perché così in là nel tempo? Per due motivi: primo, perché nel 2020 scade, e in qualche modo andrà ovviamente rinnovato, il famoso “Patto della Concordia” che regola tutto il complicato meccanismo distributivo dei proventi. 
Secondo, perché i nuovi proprietari di Liberty Media stanno già lavorando – ci sarà presto una vera e propria task force all’opera - per imprimere una svolta al “Circus” fino allo scorso anno gestito da Ecclestone ma un po’ imbalsamato. 
Se si mettono insieme tutti i pareri, le ipotesi, le conferme o bocciature, i nuovi orizzonti fin qui fatti trapelare o esplicitamente dichiarati da Ross Brawn e FIA quali obiettivi assoluti per offrire il più grande spettacolo sportivo ai fans ora in decrescita (sia negli autodromi, sia davanti alla TV) ecco il quadro della F1 del futuro che ne viene fuori.

IL FORMAT – Più auto in grado di competere per la vittoria e budget meno gravosi. Più spettacolo e diffusione del "prodotto F1", più introiti e più fondi per tutti, soprattutto per i team minori. Prove libere, qualifiche e gare (più corte) riviste. Max 12 Team, max 21 gare. Allungate le zone DRS. Torna il Gp di Francia, stabile il GP di Germania, almeno un altro GP negli USA (New York, Las Vegas, California). Un Gran Premio extra campionato per testare nuove soluzioni.

MOTORE – Resta il motore turbo-ibrido, ma di nuova evoluzione (meno complesso. economico e anche più rumoroso!), capace di attrarre l’attenzione di nuovi motoristi (BMW, Gruppo VW, Peugeot). P.S. Domani riunione a Parigi

PNEUMATICI – Confermato il fornitore unico.

LE MONOPOSTO – Di nuova concezione per garantire un buon  carico aerodinamico e nel contempo in grado di non ostacolare l’esigenza primaria che è quella dei sorpassi. Vietate le “shark fins”.

PILOTI – Più merito che valigie piene di soldi per accedere alla F1, attraverso la filiera FIA F2 e F3. Più importanza e risalto alla figura del pilota che deve tornare ad essere concepita dai fans come eroica, carismatica, in grado di far parlare di sé, nel bene e nel male.

mercoledì 29 marzo 2017

ANTONIO GIOVINAZZI, ABOUT A BOY

(29/3/2017) WHO IS ANTONIO GIOVINAZZI. Dopo la vittoria della Ferrari, o forse insieme, il brillante esordio di Antonio Giovinazzi con la Sauber è stata la nota più bella del week end del Gp di Australia. Chi è Antonio Giovinazzi? La domanda ha avuto la sua risposta. Grazie alla risonanza mondiale della F1 e alla sua prestazione senza reverenze e con pochissimi errori, con un 12° posto finale (praticamente già a livello del compagno di squadra Ericsson con tre anni di esperienza) tutti lo hanno scoperto. Anzi, agli addetti ai lavori ora sembra un vero peccato non potergli affidare un volante anche per il GP di Cina. Fin qui il Giovinazzi, neo terzo pilota Ferrari. Un italiano di nuovo nella massima formula, finalmente. Ma chi è veramente Antonio, un ragazzo di soli 23 anni?
LA PUGLIA, LA FAMIGLIAE’ nato a Martina Franca, in provincia di Taranto, nel cuore della Valle d’Itria, il 14 dicembre 1993. A quell’epoca, Prost aveva appena vinto il suo quarto e ultimo titolo mondiale e la Ferrari di Alesi e Berger navigava in acque agitate. Papà Vito, lavora nel settore logistica trasporti presso la ditta Schenker a Bari, è colui che, intuendone il piacere della guida e anche il potenziale, lo ha avviato fin da bambino verso il motorismo, oltre che il suo angelo custode. Poi c’è mamma (di cui apprezza molto anche le doti culinarie) e una sorella di 20 anni iscritta all’università. Anche nonno (materno) Antonio gli ha infuso sicuramente passione, dati i suoi buoni trascorsi in kart regionale. Ferrarista da sempre, è cresciuto in piena epopea Schumacher, che resta il suo idolo. Diplomato in Ragioneria, buon ciclista, educato, riservato ma anche grande amicone, Antonio è già cittadino del mondo: ha vissuto in Oriente e a Londra, ora risiede al Nord Italia ma appena può si rifugia nella sua regione. La Puglia che proprio 70 anni fa – il 13 luglio del 1947 - cominciò ad ospitare poi fino al 1956 il Gran Premio di Bari di F1, vinto tra gli altri da Nuvolari, Ascari, Moss. La Puglia che diede i natali a Ralph De Palma, nato a Biccari, in provincia di Foggia, il primo e unico pilota italiano a vincere la 500 Miglia di Indianapolis: le sue gesta eroiche colpirono l’immaginazione di un giovane sognatore di quel tempo: Enzo Ferrari. La Puglia della storica e celeberrima cronoscalata Fasano – Selva. La Puglia del penultimo italiano in F1, Vitantonio Liuzzi, e del Presidente dell’ACI nonché membro del senato FIA e del Consiglio Mondiale dello Sport FIA, Angelo Sticchi Damiani.
DAL KART ALLE MONOPOSTO, ALLA F1Si chiama kartodromo Touch & Go, la pista di Martina Franca gestita da Michele Palmisano dove Antonio Giovinazzi ha macinato i primi chilometri al volante di un mini kart “Puffo” regalatogli dal padre quando aveva tre anni. A sette anni, prima vittoria al kartodromo di Mottola. Era pronto ed infatti fu invitato ad entrare Team Palmisano. Da lì, la scalata a titoli italiani ed europei; terzo posto al Mondiale. Il primo “contratto” con la Top Kart di Reggio Emilia. Sempre attento, voglioso di imparare, a contatto con i meccanici. Novello Marco Polo, l’esordio con le monoposto avviene nella lontana Asia in Formula Pilota China by Abarth dove sbaraglia tutti. E’ l’inizio del sodalizio con il munifico sponsor Jagonya Ayam della famiglia indonesiana di Ricardo Gelael, a capo dell'impero del fast food a base di pollo Kentucky Fried Chicken. Un incontro fecondo, sul piano sportivo e umano. Il quasi coetaneo Sean Gelael, ora in GP2 e nuovo tester Toro Rosso, è per lui un fratello. 
Prima della British F3 (secondo classificato), una vittoria da cardiopalmo nella gara "una tantum" di Monza della F. Abarth Italia. Poi due anni nel FIA F3 Europe, con grandi vittorie – su tutte Pau - e la piazza d’onore nel 2015. Suo anche il prestigioso Master di Zandvoort. Entra nelle cure del manager ex Irvine e Liuzzi, Enrico Zanarini. Lo nota anche l’Audi, che lo fa correre in una occasione (Russia) nel DTM! Appaganti vittorie anche in Asian Le Mans Series, in coppia con Sean. L’anno scorso, infine, il campionato di GP2 svanito solo all’ultima gara ma impreziosito da risonanti vittorie a Baku e a Monza. La chiamata di Sergio Marchionne, il sogno Ferrari che si avvera. 

lunedì 27 marzo 2017

GP AUSTRALIA, QUALCOSA DI NUOVO IN F1 (VETTEL & GIOVINAZZI)

(27/3/2017)AUSTRALIAN GP, SOMETHING NEW. Aria nuova in F1? A parte la probante vittoria della Ferrari di Vettel nel Gp d’Australia, sembra di sì. Certo, è consigliabile attendere quanto meno l’immediata controprova o conferma del prossimo GP di Cina, ma la gara di Melbourne ha fornito quattro spunti che lasciano ben disposto chi si attendeva un campionato non “ammazzato” dalla egemonia Mercedes e che avvalorano la rivoluzione tecnica delle monoposto 2017.
GO FERRARI – Fin dai test di Barcellona la Rossa SF70H si è dimostrata veloce, affidabile, consistente. In Australia ha confermato queste qualità, unitamente al ritrovato e più che mai sorridente Vettel, ed ha vinto anche in virtù di una migliore strategia box. Appunto, ci si chiede: quanto è valsa la sosta ritardata rispetto alla Mercedes di Hamilton? Questo trionfo somiglia molto alla domenica vincente del GP di Malesia 2015, allorquando strategia e ottimale gestione degli pneumatici sorpresero gli uomini Mercedes e condussero Vettel alla prima delle tre vittorie col Cavallino. Una cosa è certa, comunque: le frecce d’argento questa volta non sono scappate e appena Raikkonen troverà un bilanciamento a lui congeniale l’impressione è che, almeno, la battaglia italo-tedesca sarà affollata e ravvicinata. Vettel, infine: come ormai noto quando si ritrova tra le mani una monoposto al livello delle migliori dimostra tutta la sua forze ed esperienza. Soprattutto quando passa in testa, poi, concentrazione e fluidità d’azione sono impressionanti. Alla Alberto Ascari, direbbe il Drake!
STOP MERCEDES – Facce scure e poca voglia di parlare alla Mercedes. Sapevano che la Ferrari aveva fatto passi in avanti da gigante ma probabilmente non pensavano di pagare subito dazio, anche in virtù della supremazia dimostrata sia in qualifica che nei primi giri di gara. “Alla Ferrari hanno capito meglio come utilizzare i nuovi pneumatici Pirelli”, è stata la diagnosi. Può essere, ma probabilmente a Brackley è nata qualche preoccupazione in più. La nuova Mercedes è stata notevolmente avvicinata dalla Ferrari quanto a potenza motore e forse la maggiore aderenza garantita dagli pneumatici contribuisce a supplire alle carenze telaistiche – sempre che non siano state risolte da Binotto & C. – della Rossa che, tra l’altro, pare gestire molto bene il degrado delle Pirelli large. Allora? Alla Mercedes dovranno alzare l’asticella e hanno già dimostrato di saperlo fare rapidamente ma sorgono interrogativi. Terranno a bada il nervosismo? Verrà messa a repentaglio l’affidabilità? Quanto e fino a quando peserà la mancanza di un pilota come Rosberg, ovviamente più esperto di “cose” Mercedes rispetto a Bottas e quindi più capace di fornire un contributo tecnico doppio insieme ad Hamilton?
REBUS RED BULLLa Red Bull l’anno scorso è stata la maggior contendente del dominio Mercedes ed era logico aspettarsi quanto meno una conferma di questo ruolo, anche perché i feed back post Barcellona dei piloti erano stati positivi. Invece i torelli di Helmut Marko hanno deluso le aspettative. Ricciardo, in particolare, è uscito dal GP di casa con le ossa rotte: botta in qualifica e ritiro in gara, dopo la partenza dai box già con due giri di distacco. Verstappen, primo non Mercedes e Ferrari un qualifica, si è ugualmente classificato a fine gara, dopo aver tentato l’assalto finale a Raikkonen. La stoffa c’è sempre, eccome, ma così questa Red Bull non va. Per la verità, anche l’avvìo 2016 non fu strepitoso ma Horner e Marko quest’anno intendono lottare per il titolo ed evidentemente, allo stato, non ci sono le condizioni mentre la Ferrari il salto in avanti lo ha fatto. Gli sguardi, allora, sono rivolti al solito Adrian Newey affinché apporti fin dal prossimo GP le necessarie migliorìe (anche se buona parte del lavoro deve farlo la Renault). A Milton Keynes c’è comunque da essere abbastanza ottimisti perché Adrian è un mago e la coppia di piloti a disposizione è la migliore della F1.
IL GRUPPONE - Alla Force India devono rimboccarsi le maniche. Il quarto posto 2016 tra i Costruttori pare in pericolo. Il responso del GP australiano, infatti, ci dice che il team indiano di rosa dipinto staziona ora in un gruppone dove si lotta ad armi pari. Ne fanno parte: la Williams che, se con il giovane e inesperto Stroll deve avere pazienza, può invece avvalersi di un Massa che è sempre una garanzia. La Toro Rosso, la cui nuova monoposto di James Key non è solo esteticamente bella ma anche molto buona. Sia Carlito Sainz, in cerca delle ultime credenziali per l’approdo l’anno prossimo in un top team, sia il rigenerato Kvyat appaiono inoltre molto in palla. Anche la Renault, sebbene non è questo lo status a cui ambisce, ha fatto progressi anche grazie ad Hulkenberg che ha fornito, come ci si aspettava, una personale iniezione di velocità (in più il Team francese ora si avvale anche dell’apporto di Alain Prost). La Haas ha dimostrato in qualifica (almeno con Grosjean, Magnussen deludente) di poter ambire, in determinate circostanze, anche ad un podio. Ma, risolti i soliti problemi ai freni, ecco cedere il motore: l’affidabilità è il suo tallone d’Achille. Dispiace non annoverare in questo “gruppone” la Mc Laren, nonostante l’impegno assoluto di Alonso: o arrivano più benedetti cavalli Honda o sarà debacle di uomini e stroria.

GIOVINAZZI SUPER – Davvero eccezionale il debutto di Antonio Giovinazzi, a parte la felicità di rivedere un italiano in F1 sei anni dopo l’ultima apparizione di un italiano. Chiamato improvvisamente (con un sms!) a sostituire sulla Sauber il dolorante Werlhein, su una pista mai vista prima, Bon Jovi ha prima sfiorato la Q2 – peccato quell’errore all’ultima curva - e in gara si è classificato a due passi dalla zona punti, dodicesimo. Veloce e con pochi errori, attento ma senza trascurare le prestazioni, ha convinto tutti della bontà del suo talento e bene ha fatto la Ferrari a metterlo sotto contratto. Werlhein rientrerà in Cina – anche se si comincia prendere in considerazione l’eventualità di una conferma dell'italiano - e Antonio tornerà a ricoprire il ruolo di terza guida di Maranello, con impegno primario al simulatore. Un peccato, ma lo spot promozionale australiano è di quelli che serviranno in futuro. Impossibile pensare il contrario.

venerdì 24 marzo 2017

COME NACQUE 90 ANNI FA LA MILLE MIGLIA

(24/3/2017)HOW MILLE MIGLIA BORN, 90 YEARS AGO. La Mille Miglia compie 90 anni: il 26 marzo del 1927 la carovana di 77 auto iscritte all’allora prima “Coppa Mille Miglia” si mise in marcia da Brescia verso Roma e ritorno. Circa 1600 chilometri epici, insidiosi, affascinanti, spettacolari. Il mattino dopo, al traguardo di Viale Venezia, giunsero davanti a tutti Nando Minoya-Giuseppe Morandi su OM 665 S, alla media di 77,238 km/h: l’inizio di una leggenda, una corsa incredibilmente popolare, capace di suggestionare ed emozionare un’intera Nazione, ambita dalle grandi Case automobilistiche. La sua storia è ben nota, fino all’edizione finale numero 24 del 1957 segnata dall’incidente di De Portago. Quello che qui voglio ricordare, però, non è l’epilogo ma il prologo di questa manifestazione di caratura mondiale e che annovera tra i suoi vincitori eroi come Nuvolari, Biondetti, Ascari, Moss.
I QUATTRO MOSCHETTIERI - Ebbene, l’idea venne declinata e realizzata dai cosiddetti “Quattro Moschettieri”: Aymo Maggi, Franco Mazzotti, Renzo Castagneto – tutti bresciani - e Giovanni Canestrini. Il proposito: ridare linfa allo sport automobilistico, con Brescia, la Leonessa d’Italia, sua capitale. L’evento cominciò a prendere forma nel 1926, otto anni dopo la fine della Prima Guerra Mondiale e con Mussolini al potere, prima nel Caffè Biffi di Milano dove Maggi e Mazzotti, dopo aver gareggiato in velocità col treno, si recavano per riunirsi con altri appassionati. Poi attirando l’attenzione di Renzo Castagneto, grande organizzatore e neo-segretario della sede bresciana del Regio Automobil Club d’Italia.
Infine, ad inizio dicembre, coinvolgendo il decano dei giornalisti specializzati in motorismo, Giovanni Canestrini, trentino ma milanese d’adozione, e con lui la Gazzetta dello Sport. Non mancò il “timbro” del Partito Nazionale Fascista nella persona del suo segretario bresciano, Augusto Turati (il Podestà di Bologna Leandro Arpinati prese parte alla prima edizione). Tre mesi dopo partiva la prima Mille Miglia. Nel 2017, dal 18 al 21 maggio parte, in versione rievocativa, la 35^ edizione, con al via 440 auto storiche di 36 nazioni e 5 Continenti, che prevede sei “prove spettacolo” nelle piazze di Verona, Castelfranco Veneto, Ferrara, Pistoia, Busseto e Canneto sull’Oglio. La storia, in qualche modo, continua.

TUTTI I RECORD DELLA F1: HAMILTON ALLA CACCIA DI SCHUMACHER

(24/3/2017)F1 RANKING. HAMILTON FIGHTING TO OVERTAKE SCHUMACHER. Via alla F1, via alla caccia ai record della F1. I piloti dicono di non pensarci ma in realtà hanno un solo obiettivo: essere davanti a tutti, sempre. In ogni classifica. Michael Schumacher è notoriamente degente da tre anni ma la sua grandezza viene costantemente ricordata dai numeri: è il pilota più vincente della F1, in testa anche per quanto riguarda sia le pole sia i giri più veloci. Nessuno, al termine della stagione 2017, potrà insidiare la sua leadership in fatto di grand prix vinti mentre è fortemente a rischio il record di pole. Hamilton, infatti, dopo aver superato Senna è a soli 8 exploit in qualifica per surclassare il tedesco ed ergersi alla testa di questa classifica. Alonso, Raikkonen e Massa sono i  “senatori” della F1 e proseguono la loro rincorsa al granitico record di Rubens Barrichello. La Ferrari, infine, nell’anno del suo 70° - complice la mancata effettuazione del GP di Germania -  si fermerà ad un passo dai 950 gran premi disputati, unica scuderia ad aver preso parte a tutti i campionati di F1.
GP VINTI = SCHUMACHER 91- HAMILTON 53 - PROST 51 - VETTEL 42 - SENNA 41 - ALONSO 32 - MANSELL 31 - STEWART 27 - CLARK 25 - LAUDA 25.
POLE POSITIONS = SCHUMACHER 68 – SENNA 65 – HAMILTON 61 – VETTEL 46 – CLARK 33 – PROST 33 – MANSELL 32 – N. ROSBERG 30 – FANGIO 29 – HAKKINEN 26.
GIRI PIU’ VELOCI IN GARA = SCHUMACHER 77 – RAIKKONEN 43 – PROST 41 – HAMILTON 31- MANSELL 30 – CLARK 28 – VETTEL 28 – HAKKINEN 25 – LAUDA 24 – FANGIO 23 – PIQUET 23.
GRAN PREMI DISPUTATI = BARRICHELLO 322 – M. SCHUMACHER 306 – BUTTON 305 – ALONSO 272 – PATRESE 256 – TRULLI 252 – RAIKKONEN 251 – MASSA 250 – COULTHARD 246 – FISICHELLA 229.
VITTORIE TEAM = FERRARI 224 – MC LAREN 182 – WILLIAMS 114 – LOTUS 81 – MERCEDES 64 – RED BULL 52 – BRABHAM 35 – RENAULT 35 – BENETTON 27 – TYRRELL 23.
GRAN PREMI DISPUTATI / TEAM = FERRARI 929 – MC LAREN 801 – WILLIAMS 670 – LOTUS 606 – TYRRELL 430 – BRABHAM 394 – MINARDI 340 – SAUBER 332 – LIGIER 326 - RENAULT 321

giovedì 23 marzo 2017

ASTROLOGIA E F1: MAI CAMPIONE SE DEL TORO!

(23/3/2017)ASTROLOGY AND F1. DRIVER'S ZODIAC. Piloti e team sono a Melbourne. Basta previsioni, ipotesi, analisi dei test di Barcellona, ora vediamo cosa dice l'astrologia! La stagione di F1 2017 comincia ufficialmente domani in Australia con le prove libere che forniranno i primi veri responsi. Per chi ci crede, invece, altri responsi arrivano dai segni zodiacali! Alla vigilia del nuovo campionato vediamo se le stelle forniscono qualche indicazione sul futuro campione del mondo! Ho fatto un piccolo studio ed il risultato è che i segni favoriti sono Ariete, che vanta tra le sue fila già sei campioni iridati, Pesci e Cancro, con quattro campioni. Attenzione: mai campione se si è del Toro! Ma ecco, segno per segno, i campioni già laureati (in rosso-red) e i segni zodiacali dei piloti della griglia 2017 con relativa data di nascita (quest’anno nessun Gemelli, Sagittario e Pesci).
ARIETE 21/3 – 20/4: Hawthorn (10 aprile), J. Brabham (2 aprile), P. Hill (20 aprile), Rindt (18 aprile), Senna (21 marzo)Vandoorne (26 marzo), Grosjean (7 aprile)
TORO 21/4 – 20/5: Massa (25 aprile), Kvyat(26 aprile)
GEMELLI 21/5 – 21/6: Stewart (11 giugno), Hulme (18 giugno)
CANCRO 22/6 – 22/7: Fangio (24 giugno), Ascari (13 luglio), Vettel (3 luglio), N. Rosberg (27 giugno). - Ricciardo (1 luglio)
LEONE 23/7 – 23/8: N. Piquet (17 agosto), Mansell (8 agosto), Alonso (29 luglio). -Hulkenberg (19 agosto)
VERGINE 24/8 – 22/9: D. Hill (17 settembre), Hunt (29 agosto). Sainz (1 settembre), Bottas (28 agosto), Ericsson (2 settembre), Ocon (17 settembre)
BILANCIA 23/9 – 22/10: Hakkinen (28 settembre), Raikkonen (17 ottobre). Verstappen (30 settembre), Magnussen (5 ottobre), Werlhein (18 ottobre)
SCORPIONE 23/10 -22/11: Farina (30 ottobre), Jones (2 novembre). Stroll (29 ottobre)
SAGITTARIO 23/11 – 21/12: Fittipaldi (12 dicembre), K. Rosberg (6 dicembre)
CAPRICORNO 22/12 – 20/1: M. Schumacher (3 gennaio). Hamilton (7 gennaio). Palmer (20 gennaio)
ACQUARIO 21/1 – 19/2: G. Hill (15 febbraio), Surtees (11 febbraio), Scheckter (29 gennaio). Perez (26 gennaio)
PESCI 20/2 – 20/3: Andretti (28 febbraio), Clark (4 marzo), Lauda (22 febbraio), Prost (24 febbraio)

mercoledì 22 marzo 2017

HAPPY BIRTHDAY / MICK SCHUMACHER 18 ANNI, ESAME DI MATURITA’ IN F3

(22/3/2017)MICK SCHUMACHER, GRADUATION TEST IN F3. Oggi Mick Schumacher diventa maggiorenne: il tedesco di Losanna compie 18 anni, buon compleanno! Il figlio del grande Michael, costretto ad una lunga convalescenza dopo l’incidente sulla neve, si mette definitivamente alle spalle l’età, diciamo così, spensierata (è salito su un kart nel 2008) ed è atteso da una stagione per lui molto importante. E delicata. Dopo la F4 italiana e tedesca, l’erede del 7 volte campione del mondo, sbarca infatti in Fia F3 Europe e lo fa in un team super professionale che è sinonimo – qualcuno dice garanzia – di successo: la italiana Prema. Compagni di volante? Il connazionale Maximilian Gunther, Guanyu Zhou e Callum Ilott. Le domande conseguenti, senza troppi giri di parole, sono: vincerà subito il titolo? Reggerà la pressione psicologica, che a quel livello, capace di proiettare già in F1 (vedi Verstappen e Stroll), sarà sicuramente molto forte? Domande legittime, quanto legittimo è il diritto del giovin rampollo, che ha scelto autonomamente di scalare l’arduo monte Schumi, di vivere questa nuova e decisiva esperienza in serenità. Ha dimostrato di saper vincere le gare, di imparare costantemente, di essere freddo quando serve e patron Rosin della Prema crede in lui. La storica portavoce del papà, Sabine Kehm lo segue inoltre con attenzione e lo protegge dalla pressa mediatica a cui è inevitabilmente soggetto. Certo, ora bisogna cominciare ad essere davanti a tutti a fine stagione ma gli addetti ai lavori non gli mettono fretta: dalle dichiarazioni già rilasciate, gli verranno concessi almeno due anni. Poi, in caso di “esplosione”, Mercedes e Ferrari caleranno su di lui come aquile delle Ande. 

venerdì 17 marzo 2017

ANNIVERSARY / 18 MARZO 1977. LA MORTE DI CARLOS PACE, L’EREDE DI FITTIPALDI

(17/3/2017) - Per Juan Carlos Pace il 1977 doveva essere l’anno della consacrazione, invece il 18 marzo il forte pilota brasiliano di San Paolo trovò la morte a 32 anni a seguito di un incidente aereo a Maripora. Per lui e per gli altri due a bordo, l’amico Fernandes e il pilota Carlos Roberto de Oliveira, non vi fu scampo. Per il Brasile uno choc: dopo la scelta perdente di Emerson Fittipaldi, alle prese con la poco competitiva Copersucar, Carlos venivasempre più considerato, nei cuori della torcida e in pista, il suo erede.  La prima (e unica) vittoria conquistata nel 1975 proprio sul circuito di casa di Interlagos (oggi a lui intitolato), aveva definitivamente acceso la passione nei confronti di questo pilota riservato e, dice Ecclestone, sottovalutato, ma sicuramente molto veloce e aggressivo. 
NEL 1977 LA BRABHAM ALFA ROMEO ERA COMPETITIVA - Quell’anno la Brabham-Alfa ed egli stesso, dopo un ’76 critico, sembravano finalmente pronti e all’altezza di qualcosa di grande e i primi gran premi lo dimostrarono. In Argentina fu secondo, “battuto” solo dal caldo asfissiante che negli ultimi giri lo costrinse ad arrendersi alla Wolf di Scheckter, in Brasile era in testa, mentre in Sudafrica partì in prima fila col secondo tempo. Ma quella fu l’ultima gara della sua carriera cominciata in Patria, proseguita dal 1970 in Europa (British F3 e F2) e sfociata nel debutto in F1 nel 1972 su una March messa in pista da Frank Williams (poi due anni con la Surtees). Dopo Kyalami, molto scosso dall’incidente mortale occorso a Tom Pryce, il brasiliano era riparato in un fattoria di proprietà poco lontano dalla sua San Paolo, insieme alla moglie Elda e ai figli Rodrigo e Patricia. L’amico Fernandes lo convinse ad accompagnarlo in aereo per una rapida puntata in città. Il volo era una grande passione di Carlos Pace ma quel pomeriggio non era ai comandi e morì da passeggero. Figlio di un imprenditore tessile italiano (morto suicida) e di una brasiliana ma di origini italiane, Pace è stato anche pilota Ferrari (il Drake lo seguiva) ma con le Sport: nel 1972 sulla 312 PB fu secondo alla 1000 Km di Zeltweg, in coppia con Helmut Marko, e nel 1973 in equipaggio con Merzario alla 1000 Km del Nurburgring; prese inoltre parte alla 24 Ore di Le Mans e fu terzo alla 6 Ore di Watkins Glen.
Pace sulla Ferrari 312 PB

mercoledì 15 marzo 2017

DOMENICALI, UN ANNO (RECORD) DI LAMBORGHINI CON LA F1 NEL MIRINO

(15/03/2017) DOMENICALI, ONE YEAR AT LAMBORGHINI (F1?). Stefano Domenicali festeggia oggi il suo primo anno da Presidente e Amministratore Delegato Lamborghini con un Bilancio record: nel 2016, per la prima volta, il fatturato ha superato i 900 milioni di Euro, passando da 872 a 906 milioni di Euro (+4%). Anche le vendite mondiali sono aumentate del 7%, passando da 3.245 a 3.457 unità. Manca solo la F1! L’ex uomo Ferrari gongola: “L’Azienda è in una fase di espansione straordinaria, grazie al prossimo ampliamento del portafoglio prodotti, del sito produttivo e la creazione di nuovi posti di lavoro. Tutto questo è frutto del lavoro impareggiabile del nostro team, a cui si deve il successo di oggi”. Superato il naturale “trauma” della separazione da Maranello, il manager di Imola ha ingranato la marcia alta ed è più che mai intenzionato a fare concorrenza al Cavallino. Fino alla F1? è lecito domandarsi. (VEDI SOTTO LA LAMBO F1 1990) 


LA STRATEGIA - Penso si tratti di un obiettivo certo, ma non a breve. Dopo il ritiro dai Rally (la VW Polo) e da Le Mans (Audi via, Porsche rimane) a seguito del noto Dieselgate, il Gruppo VW (e anche Audi-Lamborghini) si sta riposizionando e ritengo che il rilancio prenderà in considerazione anche le corse. Quale vetrina migliore della F1 per ripresentarsi, se con i nuovi proprietari della Liberty Media la massima formula intraprenderà una strada di maggiore popolarità e innovazione? Lamborghini è proprio il marchio giusto per sfidare gli altri big e, guarda caso, Domenicali ha voluto un esemplare della Lambo (di Forghieri) in esposizione permanente nella sede di Sant’Agata Bolognese. Come a dire: c’eravamo, possiamo tornare ad esserci. 
Ginevra, la Huracane Performante
Lo scandalo emissioni sta avendo un costo salato per il Gruppo e quindi, prima di affrontare nuove ingenti spese, occorrerà fare cassa. Lamborghini ha la soluzione pronta: il lancio sul mercato del terzo modello di produzione, il super SUV Urus, previsto per il 2018, che avrà un prezzo pari a poco meno di 200mila euro e grazie al quale si prevede di raddoppiare le attuali vendite annue di 3.500 vetture. La sfida di Domenicali è anche di immagine: ha chiamato l’altro ex ferrarista Antonio Ghini ad rivitalizzare del Museo, il territorio circostante viene riempito di riferimenti della Casa del Toro e quest’anno le Finali Mondiali avranno luogo all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola, sta rafforzando il senso di appartenenza dei dipendenti. Il lavoro, tutto sommato, è appena cominciato ma è ben chiaro dove si vuole arrivare. 

martedì 14 marzo 2017

MORTO PATRICK NEVE, PRIMO PILOTA DEL TEAM WILLIAMS

(14/3/2017) – Ancora pochi mesi e il nome di Patrick Nève sarebbe tornato ad echeggiare nel mondo del motorsport: il pilota belga di Liegi è morto oggi all’età di appena 67 anni e a maggio, chissà, avrebbe potuto far parte delle celebrazioni per i 40 anni dalla fondazione del Team Williams. Fu lui, infatti, il primo pilota della scuderia che portava il nome del futuro Sir Frank e che debuttò nel  1977 a Jarama. Per questo, l’ultima monoposto oggi a disposizione di Massa e Stroll è stata denominata FW40. Quaranta anni fa si trattava di una March che recava in bella evidenza la scritta dello sponsor birraiolo che sosteneva Patrick, anche se nel contempo cominciavano ad apparire le decals dei più munifici sponsors arabi che dall’anno seguente fecero la fortuna del duo Williams-Head. 
Nève, che aveva esordito nel 1976 in F1 su una Brabham BT44B del team Ram Racing (poi in Francia su Ensign), dopo un bel settimo posto a Monza dovette lasciare per il 1978 il posto ad Alan Jones e si rivide al Gran Premio di casa, in Belgio, dove però non riuscì a qualificarsi su March. Corse ancora in F2 sulla bella Kahusen, in Pro Car, nell’Endurance ma senza esiti eclatanti. Veniva da anni non disprezzabili di F. Ford, F.3 e F.2 ma non riuscì mai ad imporsi (leggi: a trovare una macchina competitiva) e confermare le speranze che lo dipingevano come un possibile erede di Jacky Ickx.

ANNIVERSARY / 14 MARZO 1957. EUGENIO CASTELLOTTI, MORTE MISTERIOSA 60 ANNI FA A MODENA

(14/3/2017)CASTELLOTTI 60 YEARS AGO, MYSTERIOUS DEATH. L’Italia intera rimase scossa dalla morte, il 14 marzo 1957, di Eugenio Castellotti, uno dei suoi eroi sportivi del momento: 60 anni fa, il pilota di Lodi rimase vittima di un fatale incidente durante dei test all’Aerautodromo di Modena. Enzo Ferrari lo aveva convocato per un test mentre si trovava a Firenze dopo che la Maserati guidata da Jean Behra aveva fatto segnare il nuovo record del circuito. Restano tuttora misteriose le cause dell’incidente. Alla famosa “S” la 801 non curvò andandosi a schiantare a 200 km/h e finendo la sua tragica carambola addirittura sulla cosiddetta Tribunetta del Circolo della Biella. Tra le ipotesi, la rottura della trasmissione, il blocco dell’acceleratore, un errore o malore del pilota. “Probabilmente la sua fine è stata provocata da una pausa di riflessi”, disse il Drake piangendo amare lacrime per la scomparsa di quel pilota che amava molto e che paragonava ad Antonio Ascari per il coraggio e la generosità che garantiva sempre, assicurandosi il sostegno entusiasta delle folle.

La popolarità di Castellotti era al massimo: con Cesare Perdisa (col quale però non legò) e Luigi Musso costituiva il fulgido trio tricolore dell’automobilismo. Nel 1956 vinse eroicamente, sotto una pioggia incessante e ad un certo punto senza occhiali, la Mille Miglia e poi anche la 12 Ore di Sebring. Giovane, benestante, aitante, era inoltre protagonista delle cronache rosa per i flirt a lui attribuiti con Edy Campagnolo, Sandra Milo e Delia Scala. Con quest’ultima celebre soubrette, la storia era seria: lei intendeva sposarlo, lui tergiversava, e questa situazione di tensione continua lo rese nervoso. La notte prima dell’incidente era Firenze da lei che si esibiva in teatro insieme a Walter Chiari.
Figlio di un ricco possidente terriero, cominciò a correre acquistando di tasca sua una Ferrari 166 MM.  Decisiva fu l’amicizia con Alberto Ascari di cui fu allievo e grazie al quale, dopo una bella prova nella Carrera Panamericana del 1953, ottenne un posto nello squadrone Lancia di F1. Nel maggio del 1955, a Monza, fu proprio Castellotti a cedergli la Ferrari che stava provando e sulla quale il due volte campione del mondo trovò la morte. Reduce dalla caduta in mare al GP di Monaco (Castellotti si classificò secondo) Ascari volle rimettersi al volante e indossò, insolitamente data la sua scaramanzia, casco, guanti e occhialini dell’amico per gli ultimi giri della sua vita. La Lancia si ritirò, cedendo tutto il materiale alla Ferrari, ma Castellotti chiese e ottenne di correre ancora per la marca torinese a Spa: centrò una magnifica pole position e poi fu terzo con la Ferrari a Monza. Nel 1956 si classificò secondo al GP di Francia a Reims e nel primo Gran Premio del fatale 1957, in Argentina, partì in prima fila. Castellotti è stato il terzo pilota di F1 a morire in un incidente, dopo Marimon (unico in gara) e Ascari. 

lunedì 13 marzo 2017

HAPPY BIRTHDAY / MARCO ANDRETTI 30 ANNI, TRY AGAIN MARCO

(13/3/2017) Oggi Marco Andretti compie 30 anni, happy birthday. Ha sempre avuto un compito arduo e nello stesso tempo stimolante: dimostrarsi degno erede di una delle più blasonate dinastie del motorsport: quella degli Andretti. Essere figlio di Michael e nipote di Mario deve però aver costituito per lui un fardello troppo pesante e pressante. Marco è relativamente fresco di corse: ha esordito infatti nel 2005 in Indy Light – con l’allora Andretti Green Racing – ma bisogna obiettivamente dire che i risultati fin qui conseguiti sono ben al di sotto delle aspettative o per lo meno delle speranze. 
Ha sempre gareggiato nel Team di famiglia e quindi non ha mai dovuto lottare per trovare un volante, ciò nonostante il ranking personale, dal debutto nella Indy Series (2006, 184 gare in totale) consiste in due vittorie (a Sonoma nella prima stagione e in Iowa nel 2011), 5 pole position, 39 volte in Top 5. Due volte terzo alla 500 Miglia di Indianapolis. Troppo poco. L’obiettivo vero, comunque, era di fargli ricalcare le orme di padre e nonno (soprattutto di super Mario campione del mondo 1978 di F1): sbarcare Europa e affermarsi in F1. Anche qui, i tentativi sono stati fatti: nel 2006 e 2007 Marco – aveva appena 20 anni - ha effettuato test con la Honda che però non ebbero sviluppi. Marco, comunque, anche recentemente non ha escluso un suo possibile coinvolgimento nel Circus sempre più americano.
Nel 2008 ha partecipato ad alcune gare dell’American Le Mans Series, 12 Ore di Sebring compresa, e del campionato A1 Grand Prix; nel 2010 ha corso la 24 Ore di Le Mans insieme a Nicolas Prost e Neel Jani per il team Rebellion Racing. Un vecchio sogno mai realizzato di nonno Mario: lui, Michael e Marco alla classica endurance francese per vincere ed entrare nella leggenda. Insomma, molte speranze che non si sono tradotte in risultati per il giovane e simpatico rampollo nato a Nazareth. Quest’anno Marco è regolarmente in gara: ieri nella prima della stagione 2017 a St. Petersburg si è classificato settimo. Vien da dire parafrasando il film di Woody Allen: provaci ancora, Marco. 

sabato 11 marzo 2017

ADDIO A JOHN SURTEES, CAMPIONE SU DUE E QUATTRO RUOTE

(11/3/2017)SURTEES HAS DIED,  HE WAS CHAMPION ON TWO AND FOUR WHEELS. Con la morte di John Surtees, “Big John”, ieri a Londra all’età di 83 anni compiuti lo scorso 11 febbraio, se ne è andato uno dei 33 campioni del mondo di F1 in 67 edizioni della massima formula. Senza dubbio un grandissimo. Nel 1964 vinse il titolo all’ultima gara in Messico sulla Ferrari 158, la prima monoposto di Maranello monoscocca e con motore 8 cilindri. Il Drake non assaporava il gusto del trionfo dal 1958, vedi Hawthorn, e avrebbe dovuto aspettare altri 11 anni, vedi Lauda. Ma Surtees resterà nella storia per essere stato l’unico a laurearsi campione sia con le quattro ruote che con le due ruote. Tra il 1956 e il 1960, in sella alla MV Agusta, conquistò da autentico mattatore sette titoli, tre nella classe 350 e quattro nella classe 500, grazie a 38 successi complessivi. Un  dominio tale da annoiarlo. La frequentazione di colleghi del volante connazionali come Reg Parnell, Mike Hawthorn e Tony Vandervell lo indusse a provare anche con le auto. Ben presto divenne l’obiettivo di Enzo Ferrari che, come noto, nutriva una profonda simpatia per gli ex centauri. Gli disse “no” una prima volta nel 1963 perché non si sentiva pronto per poi dare dimostrazione della sua classe superiore già nel 1964. Il Drake quasi lo adorava: “Mi piaceva la tecnica, la passione, lo spirito che in parti uguali e senza risparmio profondeva nella battaglia della competizione”. Ma apprezzava moltissimo anche la sua serietà, il modo con il quale si approcciava alle gare, studiandone ogni aspetto e particolare. Il polemico divorzio e il resto della sua carriera l’ho raccontato nel post dedicato al compimento degli 80 anni, nel 2014.
http://motor-chicche.blogspot.it/2014/02/big-john-compie-80-anni-surtees-taglia.html


Surtees a maggio 2016 con Marchionne e Piero Ferrari



Da costruttore, scrupoloso e anche innovativo, per quanto sempre senza adeguati finanziamenti, si impegnò in F1 nel periodo 1970 – 1978. Migliore stagione, il 1972. Tanti i piloti che hanno iniziato  o corso su una sua macchina con alterne fortune, eccoli: Derek Bell, Mike Hailwood,Sam Posey, Brian Redman, Rolf Stommelen, Gijs van Lennep, Tim Schenken, Willie Ferguson, John Love, Andrea De Adamich, Jochen Mass, Carlos Pace, Luis Pereira Bueno, Josè Dholem, JP Jabouille, Leo Kinnunen, Helmut Koinigg, Dieter Quester, Mike Wilds, Dave Morgan, John Watson, Conny Andersson, Divina Galica, Alan Jones, Brett Lunger, Henry Pescarolo,  Noritake Takahara, Hans Binder, Vittrorio Brambilla, Lamberto Leoni, Larry Perkins, Vern Schuppan, Tony Trimmer, Renè Arnoux, Beppe Gabbiani, Gimax, Rupert Keegan.

venerdì 10 marzo 2017

70 ANNI: LA PRIMA FERRARI (125 S) NACQUE IL 12 MARZO 1947. Iniziative


(10/3/2017) – E’ un anno celebrativo per la Ferrari, 70 anni di storia divenuta leggenda, e la sigla della sua ultima F1, SF70H, lo attesta. Era infatti il 12 marzo del 1947 quando la prima Ferrari, denominata 125 S, emise il primo rombo. Il rombo di un 12 cilindri, naturalmente (oggi ne esiste solo una replica, vedi 2 foto sotto). Il primo collaudo lo effettuò personalmente Enzo Ferrari, allora 49enne: la vettura appena “sfornata” nella fabbrica di Maranello – dove si era “trasferito” dal 1943 - era acerba e ancora priva di telaio ma l’emozione e la soddisfazione per quel primo passo fu grande. Carrozzata, la definì "un'autobotte" ma forse solo il futuro Drake pensava già alla conquista di grandi traguardi in quel momento inimmaginabili.



La genesi di questo esordio è universalmente nota. Terminata a fine 1939, tra incomprensioni e tensioni, la sua intensa esperienza con l’Alfa Romeo, Ferrari non perse tempo a dedicarsi anima e corpo al suo progetto. Grazie alla ricca liquidazione della società Scuderia Ferrari e sua personale, disponeva dei fondi necessari per ripartire. Ma, in base agli accordi, per quattro anni non poteva farlo ricostituendo la Scuderia che portava il suo nome né intraprendere attività agonistica. Nacque allora a Modena, realizzata dall’ingegner Alberto Massimino sotto le insegne Auto Avio Costruzioni, la 815 (8 cilindri, 1500 cc) che venne affidata per la disputa della Mille Miglia a due clienti: l’esordiente Alberto Ascari e al marchese Lotario Rangoni Machiavelli. La vettura era elegante e promettente ma la frettolosa realizzazione comportò un deficit di affidabilità (l’unico esemplare esistente fa parte della collezione Righini ad Anzola Emilia). La recrudescenza della Seconda Guerra Mondiale bloccò però ogni velleità di gloria.
Auto Avio 815
Passata la buriana bellica, dopo aver subito due bombardamenti, Ferrari ricominciò senza indugio da dove era rimasto: le corse. Le idee erano chiare e a realizzarle ci pensò l’amico Gioacchino Colombo, già progettista della mitica Alfa Romeo 158. Questa volta, era il 1945, cominciò a disegnare un 12 cilindri, pronto a girare al banco nell’inverno del 1946 sotto la supervisione di Luigi Bazzi e infine montato sulla nuova vettura, assemblata con il coordinamento di Giuseppe Busso, nella primavera del 1947. Questo il primo indomito Ferrari, questi gli uomini che sposarono la sua visione donandogli il proprio intelletto, questa la prima Rossa. La 125 S debuttò in gara l’11 maggio a Piacenza con alla guida Franco Cortese (e Giuseppe Farina) ma il resto della storia lo riprenderemo tra due mesi.
CELEBRAZIONI IN TUTTO IL MONDO - Segnalo alcune iniziative celebrative di questo anniversario. Domenica 12 marzo, alle ore 10.30 a Modena, Don Sergio Mantovani, noto “Don Ruspa” cappellano dei piloti, chiama a raccolta appassionati, piloti ed ex meccanici del Cavallino presso l’Ara dei Piloti (Via Santa Caterina 17). Oggi 10 marzo, alle ore 18.30, presso la sede dell’ACI Milano (Via Venezia 43) è in programma l’incontro sui 70 anni Ferrari dal titolo “La nostra Monza Rossa” con la partecipazione di Ivan Capelli, Pino Allievi, Tino Brambilla, Luca Dal Monte e Daniele Sparisci (moderatore Gigi Vignando). Dal 12 marzo, a partire dall’Australasia, oltre 60 Paesi ospiteranno gli eventi che permetteranno ai clienti e agli appassionati del marchio di vivere esperienze uniche, secondo il concetto di “Driven by Emotion”. In ciascuna tappa sarà presente la vettura simbolo dei 70 anni, LaFerrari Aperta. Le celebrazioni vivranno il loro culmine nel weekend del 9 e 10 settembre, a Maranello, e saranno accompagnate da altre iniziative che omaggiano la storia del Cavallino Rampante. Tra queste, mostre dedicate e la prima “Cavalcade Classiche”. E’ stato inoltre creato un sito dedicato, che sarà online da domenica 12 marzo all’indirizzo www.ferrari70.com.

giovedì 9 marzo 2017

HAPPY BIRTHDAY / BRIAN REDMAN 80 ANNI, VINCENTE E...SOPRAVVISSUTO

(9/3/2017) BRIAN REDMAN IS 80 TODAY: WINNING AND.... SURVIVOR. Buon compleanno al grande Brian Redman che oggi compie 80 anni. Davvero incredibile la carriera di questo leggendario pilota inglese di Burnley, nel Lancashire, protagonista dagli anni ’60 fino ad inizio anni ’80 costellati di successi indimenticabili con le Sport (Targa Florio, 24 Ore di Daytona, 1000 Km Nürburgring, 1000 Km di Spa), apparizioni in F1, terribili incidenti, ritiri e clamorosi ritorni. In totale, 358 gare, 94 vittorie, 177 podi. Enzo Ferrari lo ricorda nel suo libro “Piloti, che gente…” per due motivi: l’aver pilotato la Dino F2 – ma poi disse “no” al Drake: “Con la Ferrari mi ammazzerei” - e per aver fatto parte dello squadrone che nel 1972, dopo quattro anni di dominio Porsche, riportò a Maranello il Mondiale Marche, insieme a Ickx, Merzario, Peterson, Schenken, Pace, Munari, Regazzoni, Andretti e Marko. Come si vede, il pedigree comincia a delinearsi.
Aveva cominciato a correre (e a vincere) nella sua Inghilterra nel 1959 in maniera epica, con ogni mezzo e tra mille sacrifici (vendeva scope), fino a spingere la Ford ad affidargli una delle sue GT40. Nel 1968 arrivò il debutto in F1 al GP del Sudafrica su Cooper-Maserati. Già alla seconda gara in Spagna, ma con motore BRM, si classificò terzo. Quarta gara e primo serio incidente a Spa, il circuito che non lo faceva dormire la notte, con un braccio ridotto molto male ma salvato.  Quello del Jarama rimase il suo miglior risultato nella massima formula che, ad eccezione del 1969, lo vide calarsi nell’abitacolo di Lotus, De Tomaso, Surtees, Mc Laren e, nel biennio ’73-’74, Shadow. Ma non era il suo mondo, la dimensione nella quale riuscire ad esprimere al meglio il suo talento.

Cosa che invece gli veniva naturale con le ruote coperte ed infatti i risultati con la Gulf Porsche Mirage del Team John Wyer (compagno di squadra era Jo Siffert, che rispettava molto), e Ferrari lo confermarono. La voglia di rischiare in pista andava e veniva: nel 1971 accettò l’offerta di dedicarsi ad una concessionaria BMW in Sudafrica ma dopo pochi mesi era di nuovo in gara. Alla Targa Florio disputata al volante di una Porsche 908 del JW Automotive Engineering Team incappò nel secondo, brutto incidente: finito a muro, restò intrappolato nell’abitacolo in balìa delle fiamme che lo ustionarono al volto, mani e gambe. Nella sua memoria rimane ancora impressa la successiva allucinante esperienza all’ospedale di Palermo. Ferrari, che lo seguiva, gli offrì una chance alla fine di quell’anno, a Kyalami in coppia con Ragazzoni. Vittoria e contratto per il  Mondiale Marche 1972 che, come detto, contribuì a far conquistare.
Successivamente, la sua indole peregrina lo portò in America, a correre trionfalmente sulla Lola per Carl Haas in F.5000 poi divenuta Can-Am. Ma nel 1977 subì il terzo e gravissimo incidente a Saint Jovite: un volo impressionante, ossa frantumate e arresto cardiaco. Sopravvisse, un miracolo. Un anno dopo vinse la 12 Ore di Sebring e nel 1981 era ancora in pista affermandosi nel campionato IMSA Camel GT! Iron-Redman appese il casco al chiodo solo a 52 anni quasi incredulo di esserci ancora e provato dalla tragica scomparsa di tanti piloti amici.