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mercoledì 24 maggio 2017

VERSO MONTECARLO / 2. SENNA KING OF MONTECARLO, SEI VITTORIE

(24/5/2017) – E’ ben noto: The King of Montecarlo, motoristicamente parlando of course, è  Ayrton Senna. Sono 6 le vittorie del pilota brasiliano nel gran premio monegasco che già nel 1984 lo lanciò grazie alla superba rimonta, al volante della Toleman, sul bagnato ai danni di Prost. Quella volta, solo la bandiera rossa privò il futuro campione del mondo del clamoroso successo. Che poi arrivò per la prima volta nel 1987 su Lotus-Honda e ininterrottamente dal 1989 al 1993 su Mc Laren facendolo diventare record-man davanti a Graham Hill e Michael Schumacher fermi a 5 vittorie. Da brividi, tra le altre, la vittoria del 1992 davanti ad uno scatenato Mansell.

GP MONACO 1987 – Il feeling particolare di Senna con Montecarlo ebbe inizio nel 1987, quando il brasiliano, all’ultimo anno con la Lotus e ormai già più che promettente stella della F1, si affermò beffando i favoriti alfieri della Williams-Honda e cioè Mansell, che partì in pole, e Piquet, terzo in qualifica dietro il giovane connazionale. Dopo lo start, le posizioni rimasero immutate ma al 30° giro il colpo di scena: Mansell dovette ritirarsi per una perdita di potenza del motore turbo giapponese. Un “regalo” che Senna, sulla Lotus a quell'epoca gialla per lo sponsor Camel, non dilapidò involandosi per primo e autorevolmente verso il traguardo nonostante un pit-stop per il cambio gomme. Quel giorno, inconsapevolmente, ebbe inizio la supremazia schiacciante da parte del pilota paolista su un circuito così difficile e prestigioso.


GP MONACO 1992 – Nel 1992 non c’era partita: le Williams-Renault erano nettamente superiori a tutte le altre monoposto in virtù di uno sfruttamento ideale delle sospensioni attive e di un motore affidabile ed elastico. Mansell, ancora lui, scattò bene dalla pole seguito da Senna che bruciò Patrese sull’altra Williams. Ayrton non poteva che seguire l’inglese e addirittura perse molti secondi in occasione del doppiaggio di Alboreto. Le posizioni, ormai, sembravano cristallizzate quando colpo di scena: al 71° giro Mansell optò per un pit-stop. Il pilota riteneva di aver forato ma al box si scoprì che un dado allentato stava danneggiando il cerchione. Rimesso in pista a cinque giri dal termine con gomme fresche, Mansell si gettò come un Leone all’inseguimento di Senna riuscendo a recuperare lo svantaggio e tentando in tutti i modi e in tutti i punti di sopravanzare il brasiliano. Con esperienza e furbizia, Senna approfittò della nota preclusione del circuito monegasco ai soprpassi, e portò a casa la vittoria per soli 215 millesimi.

martedì 23 maggio 2017

HAPPY BIRTHDAY / RUBENS BARRICHELLO A 45 ANNI VA A LE MANS

(23/5/2017) BARRICHELLO 45th BIRTHDAY AND NOW LE MANS! C’erano due olandesi e un brasiliano…Non è affatto una barzelletta ma l’equipaggio del Racing Team Nederland che prenderà parte alla prossima 24 Ore di Le Mans. Il brasiliano in questione è l’inossidabile Rubens Barrichello che quindi, a 45 anni - compiuti oggi , buon compleanno! – proverà a togliersi anche questo sfizio dopo le vittorie con la Ferrari e il record assoluto di gare disputate in F1. Come Alonso, che ha deciso di affrontare la grande sfida di Indianapolis e intende cimentarsi nella maratona francese, Rubens è un altro di quei piloti affascinati dai grandi appuntamenti del motorsport. Avrebbe molto volentieri continuato a correre nella massima formula ma, dopo una fugace apparizione in Indy Series, si è imposto nella Stock Car Brasil dove continua a imperversare e domenica scorsa ha vinto Gara 1 a Santa Ruz do Soul. 

Ma torniamo a Le Mans. Barrichello ha accettato l’invito di un vecchio amico, l’olandesino Jan Lammers e il trio sarà completato dall’altro tulipano Frits Van Eerd. La vettura dalla gialla livrea è una LMP2 Dallara gommata Dunlop. La categoria in questione sarà ben affollata: in pista tra gli altri, Vergne, Petrov, Piquet Jr, Nico Prost, Bruno Senna e anche l’ex portiere della Francia mondiale, Fabien Barthez, al volante di Oreca, Ligier, Riley, Alpine.  


MOMENTO NO: HAYDEN, BOURDAIS, MONGER, TROPPI INCIDENTI E LUTTI

(23/5/2017)BLACK MOMENT: FROM HAYDEN TO MONGER. Cosa sta succedendo nel motorsport? Da Hayden a Bourdais, da Fiorio a Billy Monger non è un momento positivo. Troppi incidenti drammatici e tristi lutti stanno smorzando le emozioni che i vari campionati sono in grado di suscitare. E’ di ieri l’ultima ferale notizia: Nicky Hayden non ce l’ha fatta. Dopo cinque giorni di coma, il centauro americano è purtroppo morto all’Ospedale Bufalini di Cesena dove era stato ricoverato a seguito delle numerose ferite riportate nell’incidente occorsogli mentre era in bici.
Era in bici anche Cesare Fiorio quando, il 3 maggio, è stato ritrovato privo di sensi ai bordi della strada nei pressi di Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi, dove l’ex DS Ferrari e artefice dei grandi trionfi Lancia, si è stabilito da qualche anno. Per qualche giorno, mentre giaceva in ospedale privo di conoscenza, l’apprensione è stata grande ma le ultime notizie fortunatamente parlano di un lento risveglio.
Sebastien Bourdais è stato fortunato a cavarsela con molte fratture dopo il brutto incidente a Indianapolis. Il campione francese, impegnato nelle qualifiche alla 500 Miglia, è finito violentemente a muro con una traiettoria molto pericolosa e una dinamica che ha ricordato molto quella che 35 anni fa costò la vita al povero Gordon Smiley. La monoposto si è addirittura ribaltata per poi atterrare sulle ruote ancora al loro posto. Stagione finita, ma lo spavento è stato davvero grande.
Non si può non ricordare l’incidente che il 16 aprile ha cambiato la vita di Billy Monger: l’impatto frontale, violentissimo, con un concorrente durante una prova di F4 britannica a Donington poteva avere esito mortale ma è comunque costato al giovanissimo talento inglese di 17 anni l’amputazione di entrambe le gambe. Grande Billy: ha appena dichiarato di voler tornare alle corse.
Per finire questo inquietante elenco, aggiungo che solo due mesi fa, il 10 marzo, il mondo dei motori ha perso una figura leggendaria come John Surtees, seguito il 14 marzo dal belga Patrick Neve e il 2 maggio scorso dal grande rallista Timo Makinen. Un altro mito come Stirling Moss ha lasciato tutti col fiato sospeso a causa di un’infezione toracica: dopo 5 mesi in ospedale è appena tornato a casa. Può bastare.

lunedì 22 maggio 2017

VERSO MONTECARLO / 1. PATRESE, IL DEBUTTO E LA PRIMA VITTORIA

(22/5/2017)ABOUT MONTECARLO, A SPECIAL PLACE FOR PATRESE: FIRST RACE AND FIRST WIN. Entriamo nella settimana del Gran Premio di Monaco 2017, una gara suggestiva (biglietti a ruba) e impossibile che ancora oggi può valere una stagione. Allora cominciamo a immergerci nell’atmosfera di questa prova attraverso i ricorsi storici.
A Montecarlo è molto legato Riccardo Patrese che proprio sulle stradine del principato fece il suo debutto in F1 giusto 40 anni fa, il 22 Maggio 1977. Aveva solo 23 anni ma un curriculum già altisonante: campione del mondo di kart, fresco campione italiano ed europeo di F3. Alla Shadow, con lo sponsor italiano Ambrosio, pensarono a lui per far fronte alla difficile situazione interna. Il team aveva infatti cominciato il campionato con la coppia Pryce – Zorzi ma il tragico Gp del Sudafrica fece precipitare le cose. Jones sostituì subito il povero gallese mentre Patrese, dopo altri due gp, prese il posto Zorzi, ormai inviso alla squadra. Il pilota padovano si comportò benissimo su una macchina, la DN8, che conosceva appena e su un circuito di grande difficoltà: in qualifica fu 15° col tempo di 1.32.92 (Jones non troppo lontano, 11° con 1.32.04) e in gara si classificò nono.

LA PRIMA VITTORIA DI PATRESE– Indimenticabile il debutto, ma ancora più grande la gioia per la prima vittoria in F1 del padovano. Sempre a Montecarlo il 23 maggio 1982 Patrese, questa volta su Brabham-Ford BT49 D, vinse in maniera rocambolesca il suo primo gran premio. Era, tra l’altro, la gara successiva alla tragedia di Villeneuve a Zolder. Le Renault di Arnoux e Prost sembravano poter dominare ma entrambi dovettero ritirarsi per uscite di pista, lasciando a Patrese la leadership a cinque giri dal termine, proprio quando la pioggia si divertì a rimescolare le carte. Riccardo, sull’asfalto viscido, perse il controllo della Brabham al Loews e i commissari lo aiutarono a rimettersi in pista. La discesa, poi, gli consentì di riavviare il motore mentre Pironi, destinato a involarsi al traguardo, vide la sua Ferrari ammutolirsi sotto al Tunnel. Senza benzina De Cesaris e a muro Derek Daly, Patrese si ritrovò di nuovo al comando ma la notizia della vittoria, la prima di un italiano dal 1975 (Brambilla in Austria), la apprese solo una volta sceso dalla monoposto!

venerdì 19 maggio 2017

DANNY ONGAIS 75 ANNI, THE FLYN' HAWAIIAN

(19/5/2017)DANNY ONGAIS 75th BIRTHDAY, THE FLYN' HAWAIIAN. Il 21 maggio è il compleanno di Danny Ongais che compie 75 anni. Nel 1977 destò molta sorpresa il suo debutto in F1 al Gran Premio USA Est a Watkins Glen al volante di una Penske del team Interscope. Replicò al successivo Gp del Canada dove si classificò addirittura già al limite della zona punti, settimo! Era curiosa per la F1 la sua origine: si trattava infatti di un pilota delle Hawai, nato nel 1946 a Kahului. Ma non era l’ultimo arrivato: aveva cominciato con dragster per poi passare in Indy Car. Nella categoria americana, dopo aver invano tentato di “sfondare" in F1 nel 1978 (Ensign e Shadow), the “Flin’ hawaiian” trovò il suo habitat naturale vista la sua propensione a tenere ben giù il pedale dell’acceleratore. 

WHAT A CRASH! - Nel 1978 vinse 5 gare ma venne penalizzato dalla poca affidabilità della sua auto. Indianapolis, però, sarebbe diventato anche il luogo dei suoi incubi peggiori. Devastante l’incidente del quale fu protagonista al 64° giro della 500 Miglia del 1981 https://www.youtube.com/watch?v=gKjlwTFAyJk dal quale si rimise miracolosamente ma con una gamba più corta di circa 5 cm! Stessa sorte, purtroppo, nel 1987 quando l’impatto con il muretto https://www.youtube.com/watch?v=bFPeBM2LYcc lo lasciò in coma. Un ultimo crash all’età di 56 anni lo convinse a mollare i sogni di gloria in Indy Car ma non, per qualche tempo ancora, nel motorsport. Un pilota di stampo antico, tutto foga e coraggio.

"TRAGUARDI", CHE FORZA: IL DOCU-FILM PER NON VOLTARSI INDIETRO


(19/5/2017) – A Le Mans è il fine settimana della MotoGp, ma non solo. Domani scenderanno in pista (ore 17.30) anche centauri paralimpici, per la prima volta in una gara internazionale tutta riservata a motociclisti “diversamente abili”, dopo un incidente in moto, ma assolutamente non diversamente appassionati. Hanno subito l’amputazione di arti, ma hanno mantenuto la grinta e la dedizione alla velocità di sempre.  In Francia sono arrivati da tutto il mondo, tra cui Emiliano Malagoli e Alan Kempster (mentre Nicola Dutto si sta preparando per disputare l’edizione 2018 della Dakar). I tre sono anche i protagonisti del docu-film “Traguardi – La forza invisibile”, scritto e diretto dalla giornalista Fiammetta La Guidara che ha inteso raccontare storie vere all’insegna della passione e del coraggio. 
"TRAGUARDI", IL DOCU-FILM - “Ho voluto lanciare un messaggio trasversale. – ha detto Fiammetta in occasione della presentazione al Voice di Roma – Se per i tre protagonisti tornare alla normalità ha coinciso con il loro ritorno in moto per altri ci saranno traguardi diversi. L’importante è non voltarsi mai indietro”. L’intento della motor-giornalista è quello di diffondere il più possibile e gratuitamente il docu-film, dagli istituti di riabilitazione ai centri protesi, a ovunque ci sia qualcuno che soffre e pensa che la propria vita sia finita. “Perché non è così: – aggiunge l’autrice – c’è sempre una seconda opportunità e si deve avere la forza di trovarla in noi”. Emiliano Malagoli non sta nella pelle. Il “pilota bionico” dell’Althea Bmw Team Racing, presidente della Onlus “Diversamente Disabili DI.DI., già da qualche anno organizza la “International Bridgestone Handy Race” ma questa volta si parte alla grande, a Le Mans, vicini ai big della MotoGp. “Quando sono tornato a correre io dopo l’amputazione – dice  -mi sembrava già un sogno, poi mi sono dato da fare per realizzare i sogni degli altri che erano nella mia situazione e domani non importerà il risultato perché abbiamo già vinto!”.

giovedì 18 maggio 2017

HAPPY BIRTHDAY /HEINZ HARALD FRENTZEN 50 ANNI, LA SUA STORIA (ANCHE CURIOSA)

(18/5/2017) HAPPY 50th BIRTHDAY TO FRENTZEN. Heinz Harald Frentzen compie oggi 50 anni: buon compleanno a questo pilota tedesco di Monchengladbach (come Heidfeld) di madre spagnola che ha vinto tre gran premi di Formula 1 -  San Marino 1997, Magny Cours (sotto la pioggia) e Monza 1999 (più due pole) - ed è stato in lizza per la vittoria del titolo fino alla penultima gara nel 1999, la sua stagione migliore con la Jordan Mugen-Honda. 
Pur non essendo un personaggio, HHF ha fatto parlare di sé per tanti motivi, in pista e fuori pista. 

GLI ANNI MIGLIORI - Intanto faceva parte della celebre nidiata Mercedes che allevava, sotto le cure di Jochen Mass, futuri campioni come Michael Schumacher e Wendlinger con i quali fu in grande concorrenza già dalla F3 tedesca. Grazie alla casa di Stoccarda, che forniva i motori, approdò alla Sauber nel 1994, debutto al GP del Brasile. Anno difficile e drammatico per un deb che, tra l’altro, visse da vicino il grave infortunio del compagno di squadra Wendlinger a Montecarlo.  Nel 1997, passò alla competitiva Williams-Renault ma a vincere il titolo fu il compagno Jacques Villeneuve – lui vinse il suo primo GP a Imola – e resta curiosamente memorabile lo stesso miglior tempo in qualifica (1’21”972) a Jerez ottenuto congiuntamente a Jacques e Schumacher che poi in gara entrarono in contatto. A proposito di Schumacher, altra notizia che portò spesso HHF sui giornali è stata quella riguardante l'attuale moglie dell’ex ferrarista. Corinna era infatti la sua fidanzata, ma Michael è stato più veloce...


FINE CARRIERA - Dal 2001 al 2003, anno del ritiro, guidò anche la Prost e la Arrows ma ormai il trend ascendente si era interrotto.  Si è dedicato poi al DTM e ha corso la 24 Ore di Le Mans, fino alle più recenti apparizioni in GT Masters e al collaudo a Le Castellet della Tesla Model S P85 propedeutico al varo del primo campionato Electric GT (nel frattempo si è operato a un ginocchio). L’ultima curiosità che lo riguarda? Il padre aveva un’impresa di onoranze funebri che è stata rilevata, alla sua scomparsa, dalla sorella. Beh, alla guida dell’auto funebre per le strade di Monchengladbach spesso c’è lui.




mercoledì 17 maggio 2017

FLASHBACK / GP BELGIO 1987. CRASH E PUGNI!

(17/5/2017) F1 BELGIUM GRAND PRIX 1987: CRASH AND FISTS! Successo di tutto, incidenti e pugni compresi, al Gran Premio del Belgio 1987, esattamente 30 anni fa. Era l’anno del gran duello tra le due Williams-Honda di Piquet e Mansell che a Spa partivano in prima fila, con l’inglese in pole. La corsa venne però interrotta a causa di un grave incidente da brivido che coinvolse le due Tyrrell: Streiff fu autore di un violento crash all’Eau Rouge e la sua monoposto già pesantemente danneggiata venne centrata dal sopraggiungente compagno di squadra Palmer, padre dell’attuale pilota Renault. Il francese si ritrovò con la macchina spezzata in due e solo fortunatamente i danni si limitarono miracolosamente alle sole auto (danni pazzeschi per Ken!). https://www.youtube.com/watch?v=VRg_X_Jj8MM

Ma non era finita. Nuovo pronti-via e questa volta Ayrton Senna, che partiva dalla seconda fila col terzo tempo, fu abile a portarsi in testa con la sua gialla Lotus-Honda. Mansell non gli “concesse” nemmeno un giro e tentò subito un attacco all’esterno. Risultato: i due si agganciarono finendo miseramente fuori pista, girandosi come due ballerine. Ritiro immediato per il brasiliano insabbiato e successivo per l’inglese che riuscì a rientrare in pista ma dovette arrendersi per i danni subiti a causa del contatto. La collisione ebbe un appendice non proprio da gentiluomini: rientrati ai box, un adirato Mansell andò infatti a cercare Senna e ne scaturì una memorabile colluttazione con Ayrton che venne sollevato di peso e sbattuto al muro dal Leone d’Inghilterra! P.S. A vincere la gara fu Alain Prost.
https://www.youtube.com/watch?v=ZIUqZ04fvBk

martedì 16 maggio 2017

KVYAT A PUNTI IN SPAGNA E IN AMORE CON KELLY PIQUET


(16/5/2017) KVYAT AT POINTS IN SPANISH GP AND WITH KELLY PIQUET. Per Daniil Kvyat è un buon momento. Un momento decisivo, direi, grazie ai punti conquistati in Spagna e alla felice lieson con la girl-friend che risponde al nome di Kelly Piquet, figlia del tre volte campione del mondo Nelson (che ha 7 figli). Il nono posto di Barcellona ha infuso nuova fiducia nel pilota russo che l’anno scorso ha attraversato un periodo di forte instabilità dopo il forzato ritorno in STR per far posto a Verstappen in Red Bull. “E’ una sensazione grandiosa finire in zona punti, sono orgoglioso di me stesso e dei miei ingegneri. Sono stato in grado di superare molte vetture in un circuito dove normalmente non è facile farlo. Mi sono divertito ad ogni giro e sono molto felice”, ha detto al termine della gara al Montmelo che alla fine l’ha visto prevalere sul coriaceo Magnussen dopo una lotta senza esclusione di colpi. Il russo di Ufa aveva marcato altri due punti solo alla gara inaugurale della stagione 2017, in Australia e ora l’ottimismo torna a fare capolino anche in vista di uno step evolutivo della Toro Rosso previsto in Azerbaijan. I complimenti sono arrivati anche da Franz Tost: “Entrambi i piloti si sono comportati bene dopo la deludente qualifica ma è positivo vedere che nessuno si è arreso di fronte alla sfida”. Un giudizio che conta e conterà a fine stagione, quando è molto presumibile che i ranghi della scuderia di Faenza vadano a cambiare. 
SI DECIDE IL 2018 - Carlito Sainz scalpita per passare in Red Bull o comunque in un top team (ci sono contatti anche con la Ferrari) mentre Daniil è nella famiglia dei bibitari ormai dal 2014 (e precedentemente nel programma Red Bull Junior). Un tempo molto lungo, rapportato agli standard della filiera che deve alimentare la RB e che vede in Pierre Gasly il principale candidato 2018. Si vedrà ma occorrerà che il russo rimanga costantemente in zona punti… La ritrovata serenità di Kvyat è merito anche di Kelly Piquet, con la quale fa ormai coppia fissa. Si sono conosciuti lo scorso agosto a Montecarlo e all’inizio dell’anno si sono “rivelati” al grande pubblico. Lei, che è nata ad Amburgo ed ha una sorella, Julia, lavora in ambito Formula E, dove cura i contenuti digitali e dove è impegnato anche il fratello Nelson Junior. Daniil ha fatto sapere di non aver ancora conosciuto il papà, il noto tre volte campione del mondo. Un’altra prova all’orizzonte…


lunedì 15 maggio 2017

VETTEL - HAMILTON, RIVINCITA A MONTECARLO


(15/5/2017)CHALLENGE VETTEL - HAMILTON: REVENGE AT MONACO. Vettel 104, Hamilton 98, Bottas 63, Raikkonen 49, Ricciardo 37. La classifica del campionato di F1 fotografa, a tratti impietosamente, la situazione dopo il Gran Premio di Spagna, il primo europeo e il quinto 2017. Bottas, appiedato dal motore a Barcellona, è già a -41dal leader Vettel che, a sua volta, precede di 6 punti il ritrovato Hamilton. Molto attardato l’altro ferrarista, non pervenuto o quasi l’alfiere più calmo della Red Bull. Insomma, il campionato è ancora ben lungo, ma si va “ufficializzando” il challenge royal tra Vettel e Hamilton, sette campionati mondiali vinti complessivamente, quanto di meglio la F1 degli ultimi anni ha saputo o potuto (de gustibus…) offrire. E in Spagna si è visto quanto spettacolo e quanta apprensione è in grado di proporre o creare questa sfida. Certo, senza esclusione di colpi. 

DUELLO RAVVICINATO - Lo si è capito chiaramente al rientro in pista di Vettel dopo il pit-stop proprio mentre di gran carriera arrivava Hamilton. Nessuno ha mollato e la prima curva è stata affrontata praticamente in simultanea con grande rischio per entrambi di finire la gara. Ecco il duetto sull’argomento durante la conferenza stampa 
H: “Eravamo molto vicini e ti ho lasciato un po’ di spazio”;
V: “Ti ho lasciato un po’ di spazio anche io”; 
H: “No, non mi pare”. 
Beh, che si mettano d'accordo. Il pensiero va subito a Montecarlo dove un eventuale e probabile nuovo duello ravvicinato tra i due questa volta non avrebbe grandi spazi di manovra, vista l’angusta conformazione del circuito cittadino monegasco. La Ferrari può recriminare sul “tappo” legittimo di Bottas e sulla VSC che indubbiamente ha in buona parte vanificato la strategia e inoltre il passo lungo della Mercedes per antonomasia costa qualcosa a Montecarlo. Dall’altra parte, le numerose novità introdotte da Aldo Costa & C. hanno funzionato e altre ne arriveranno a corroborare una potenza comunque di altissimo livello, senza dimenticare le ritrovate motivazioni di Hamilton che è passato da propositi di ritiro a desiderio di nuovi record. Ripeto: questi sono i principali antagonisti ma, please, attenzione ai guard-rails di Montecarlo!

ANNIVERSARY / 15 MAGGIO 1982. LA MORTE DI GORDON SMILEY A INDY, UNA SETTIMANA DOPO GILLES

(15/5/2017)SMILEY DIE, ONLY ONE WEEK  LATER VILLENEUVE. Ad inizio maggio 1982 l’ambiente del motorsport era sconvolto per la perdita di Gilles Villeneuve. Solo una settimana dopo l’incidente del canadese, il mondo delle corse subì un secondo drammatico colpo: il 15 maggio con la morte del pilota americano Gordon Smiley che era impegnato nelle qualifiche della 500 Miglia di Indianapolis. Il crash fu devastante e senza scampo: dopo aver perso direzionalità, la March 81 C si diresse con un repentino effetto pendolo verso il muretto e l’impatto frontale a oltre 300 Km/h fece letteralmente esplodere in una palla di fuoco e disintegrare la vettura che volò, troncata e sbrindellata in più pezzi, molti metri più avanti.  https://www.youtube.com/watch?v=HEM6Z7IV0i4.

Smiley morì sul colpo e il referto del medico fu devastante: per la violenza dell’urto praticamente il suo corpo venne completamente frantumato, compresa la testa che perse ogni riparo con la perdita del casco. Un vero shock per tutti e un durissimo colpo per l’automobilismo che in sette giorni perdeva due suoi intrepidi cavalieri in circostanze molto cruente e, sostanzialmente, per errori umani. L’ultimo pilota vittima di un incidente durante le qualifiche di Indy era stato Art Polard, nel 1973. Gordon Smiley era nato a Omaha il 20 aprile 1946.







venerdì 12 maggio 2017

IN & OUT / GP MONACO 1972. BELTOISE PRIMA VITTORIA, BRM ULTIMO ACUTO

(12/5/2017)MONACO GRAND PRIX 1972. BELTOISE FIRST WIN, BRM LAST WIN. La prima, prestigiosa vittoria in F1 per Jean Pierre Beltoise e il canto del cigno per una scuderia storica della F1 la BRM. Il Gran Premio di Monaco del 1972 si disputò il 14 maggio e racchiude tutto questo pregnante compendio di storia.  Il pilota francese, fino all’anno prima in forza alla Matra, meritò ampiamente il successo poiché la sua impresa avvenne su pista costantemente bagnata che, sulle anguste stradine di Montecarlo, significa moltiplicare le difficoltà. In qualifica si classificò quarto, dietro solo ai “big” Fittipaldi (Lotus), Ickx e Regazzoni (Ferrari), ma fin dallo start si capì che era la sua giornata. Balzò infatti in testa e non lasciò più la prima posizione, nonostante tante sbandate che invece costarono care ad altri piloti. Al traguardo precedette Ickx e Fittipaldi e la sua gioia sul podio, accanto al Principe Ranieri, fu intensa.

BRM - Gioia che si estese alla vettura, la mitica BRM che aveva debuttato fin dal primo gran premio della nascente F1, nel 1950, dove si contraddistinse per il potente e innovativo motore a 16 cilindri. Motori e telai sempre costruiti autonomamente, come la Ferrari, per dimostrare la supremazia tecnica della scuola motoristica britannica. L’apoteosi nel 1962, quando Graham Hill vinse il campionato del mondo e poi ci andò molto vicino anche nel 1964. Col passare degli anni si verificò un decadimento delle prestazioni e la vittoria di Beltoise, seppur  foriera di nuova visibilità alla scuderia, si rivelò di corto respiro. Come detto, fu l’ultima affermazione prima del cessione del materiale a fine 1974 a Louis Stanley e il definitivo ritiro dalla massima formula nel 1977.

L'INCIDENTE DI DE PORTAGO, LA FINE DELLA MILLE MIGLIA

(12/5/2017)CRASH DE PORTAGO, THE END OF MILLE  MIGLIA. Che tragedia, alla Mille Miglia di 60 anni fa: in quel di Guidizzolo, il 12 maggio 1957, la Ferrari 335 S guidata da Alfonso De Portago si abbattè sugli alberi e falciò gli spettatori, uccidendone nove. Morti sul colpo anche il pilota e il copilota Edmund Nelson. Un costo umano spaventosamente alto e fine di una competizione leggendaria che dal 1927 si era interrotta solo negli anni della Guerra. Un macigno anche sulla pur granitica corazza di Enzo Ferrari che, già prostrato dalla morte di Eugenio Castellotti appena due mesi prima, divenne inoltre obiettivo di strali assai velenosi da parte di stampa, politici e opinione pubblica, oltre a dover sopportare una indagine giudiziaria dalla quale uscirà assolto ben quattro anni dopo. Ma cosa successe, quella drammatica mattina?
L'INCIDENTE - La Ferrari stava letteralmente dominando. In testa Collins seguito da Taruffi, Von Trips, De Portago e Gendebien. Al rifornimento di Bologna non c’era più l’americano, ritiratosi. C’era invece il Drake in persona che dispose il mantenimento di tali posizioni e un’andatura di conserva. L’intento era quello di “consentire” la vittoria del grande Taruffi ormai a fine carriera. Nel mantovano, all’altezza di Mormirolo, la vettura di De Portago affrontò ad alta velocità una curva strisciando con gli pneumatici sugli occhi di gatto che fungevano da linea di mezzeria. Fu la miccia dell’incidente: pochi chilometri più avanti uno pneumatico Englebert esplose rendendo ingovernabile l’auto e segnando la fine dei piloti e degli sfortunati appassionati sul ciglio della strada. Enzo Ferrari, in una sua nota successiva, adombrerà l’ipotesi secondo la quale De Portago, a seguito di una informativa sbagliata fornitagli da un giornalista, avesse continuato a tenere un’andatura sostenuta per guadagnare almeno una posizione.

DE PORTAGO, PILOTA PLAY BOY - Alfonso Cabeza de Vaca, marchese di Portago, conte di Mejorada (madre irlandese) aveva appena 29 anni: bello, ricco e nobile era un pilota play boy. Ma attenzione: era molto bravo e veloce nonché  sportivo a tutto tondo: oltre alle auto si era dedicato con successo al nuoto, all’ippica e al bob (fu olimpionico a Cortina). Le foto del tempo lo ritraggono spesso con una sigaretta tra le labbra. Uno Steve Mc Queen degli anni ’50. Le Ferrari lo affascinavano, tanto da competere e vincere nel 1954 a Nassau e a Metz con una Rossa Sport di proprietà. Nel 1955 divenne pilota pagante del Cavallino facendosi rispettare: finì davanti a  Phil Hill a Nassau e si classificò secondo dietro Fangio al GP del Venezuela. Nel 1956 il debutto in F1 al GP di Francia dove colse i primi punti (secondo) condividendo l’auto con Collins al GP di Gran Bretagna; stessa cosa nel fatidico 1957 al GP di Argentina, quinto con Gonzales sempre su Ferrari-Lancia D50. Era il 13 gennaio, era in ascesa. Vinse ancora il Tour de France e il GP del Portogallo a Oporto, poi la Mille Miglia del destino. 

giovedì 11 maggio 2017

CIRCUITO DI PIACENZA: 70 ANNI FA INIZIAVA LA CORSA DELLA FERRARI


(11/5/2017)FIRST RACE FERRARI, 70 YEARS AGO. Dei primi chilometri di una Ferrari, la 125 S con alla guida il Drake in persona, ho già scritto. Data epica: era il 12 marzo 1947. Due mesi dopo, l’11 maggio 1947, quella barchetta Sport basata sul motore 12 cilindri a V di 60° era per la prima volta in gara e già in lizza per la vittoria sul circuito di Piacenza. Al volante il volenteroso Franco Cortese, ignaro di entrare così nella leggenda. Poche righe che racchiudono un’impresa di portata mondiale e una storia lunga 70 anni.

L’avida impazienza con la quale Enzo Ferrari aveva trascorso gli anni post divorzio dall’Alfa Romeo – di breve respiro la produzione della Auto Avio 815 - e quelli della Guerra – a Maranello cominciò a fabbricare rettificatrici oleodinamiche - trovò finalmente sbocco. Non aveva mai smesso di pensare alle corse rimanendo in costante contatto con personaggi qualificati come Massimino, Gorrino, Amoretti e il capo officina Bellentani. In quegli anni rinfocolava l’indomita passione incontrando Villoresi, Trossi, Lurani e lo stesso Cortese. Fino al magico connubio con Gioacchino Colombo, il padre dell’Alfa 158, che nel 1946 tradusse in bielle e pistoni la convinzione di Ferrari: un portentoso motore 12 cilindri che equipaggerà la 125. Ad assemblarla in fretta e furia furono i meccanici Meazza e Marchetti; l’ultimo collaudo affidato a Righetti. E’ inoltre interessante capire in quale contesto storico avvenne il debutto della Rossa. Nel mondo si delineava la cosiddetta Guerra Fredda tra USA e URSS e l’Italia era ridotta in macerie. Il 22 aprile 1947 la polizia represse duramente a Roma una dimostrazione di protesta contro il caro viveri e il 1 maggio a Portella delle Ginestre la banda di Salvatore Giuliano fece strage ad una manifestazione di lavoratori. L’11 maggio, la Ferrari scrisse la prima pagina della sua storia.

CHI ERA FRANCO CORTESE – Le 125 S portate a Piacenza erano due: una per Nino Farina e una per Franco Cortese. Il piemontese, vittima di un incidente in prova, il giorno della gara, dopo il diniego alla sua richiesta di salire sull’altra vettura, si rifiutò di prendere il via sulla sua macchina riparata in extremis. Toccò dunque a Cortese difendere le ambizioni e i sogni del futuro Drake. Nato nel 1903 a Oggebbio, nel novarese – Ferrari lo considerava livornese ed era soprannominato Chicchino - prima della guerra era stato all’Alfa Romeo per poi lavorare all’Auto Avio. E’ stato tra i fondatori della Scuderia Ambrosiana e il suo curriculum si distingue per 14 partecipazioni alla Mille Miglia. E’ scomparso nel 1986. Curiosa la definizione di Enzo Ferrari: “Era uomo al quale conveniva ripetere i discorsi un paio di volte e di lui ricordo anche gli incredibili colori delle calze che portava. Non sarebbe diventato un asso ma aveva doti di fondo per stile e capacità tecnica. Era proprio l’uomo adatto per la presentazione di una macchina nuova, che non aveva mai corso”. Ebbene, Cortese sfiorò il colpaccio: caparbiamente in testa, nonostante vari problemi, a due giri dalla fine dovette ritirarsi per un problema alla pompa di alimentazione. “Un promettente insuccesso”, chiosò Enzo Ferrari che però, solo due settimane dopo a Roma e sempre con Cortese, sul circuito di Caracalla, cominciò a muovere il suo personale, infinito pallottoliere.

mercoledì 10 maggio 2017

HAPPY BIRTHDAY / NICK HEIDFELD 40 ANNI, THE QUICK OGGI E’ THE ELECTRIC

(10/5/2017)Nick Heidfeld: da bambino era già sui kart; a 40 anni, che compie oggi, è ancora in pista nella Formula E. Una carriera dunque lunga e non priva di soddisfazioni per questo simpatico tedesco di Monchengladbach ma…. La sensazione è che poteva e doveva fare di più una volta raggiunto l’olimpo della F1. Quella F1 dal 1994, cioè quando lui aveva appena 17 anni, caratterizzata dall’astro connazionale Schumacher. La marcia di avvicinamento è stata imperiosa: campione di F3 tedesca nel 1997, campione di F.3000 nel 1999, debutto già nel 2000 con la Prost. Poi Sauber, Jordan, Williams, BMW Sauber, Lotus Renault e tanti piazzamenti, tanti secondi posti ma mai una vittoria che l’avrebbe definitivamente sbloccato. Tra lui e quell’”ultimo miglio” c’è stato sempre un convitato di pietra.

Nel 2001 è stato vicino al passaggio alla Mc Laren-Mercedes ma il duo Dennis – Haug alla fine puntò sul compagno di squadra alla Sauber: un certo Kimi Raikkonen. Nel 2005 non disputò cinque gare di campionato: la Williams lo licenziò per aver firmato con la BMW. Anni intensi, dal 2006 al 2009, da pilota di una prestigiosa e potente Casa ufficiale, tra l’altro tedesca, ma a regalare la vittoria ai bavaresi ci riuscì nel 2008 in Canada il compagno Kubica. Ancora un momento decisivo al ritiro della BMW: in lizza per il 2010 un sedile della rientrante Mercedes. Che però scelse Nico Rosberg e…non potè esimersi da affidare l’altro volante niente meno che a lui, Michael Schumacher al rientro! Heidfeld divenne terzo pilota della Casa di Stoccarda e poi collaudatore Pirelli, quindi temporaneamente alla Sauber per sostituire De la Rosa e infine al posto di Kubica, vittima del noto incidente rallistico, alla Lotus Renault, sbaragliando cronometro in mano la concorrenza di Grosjean e Bruno Senna.

Forse Bouiller & C. si aspettavano troppo da lui ma nel 2011 la ruota si fermò. Le gocce che fecero traboccare il vaso: i ritiri al Nurburgring, per un incidente forse evitabile con Buemi, e a Budapest, con la vettura in fiamme. Come nel 2005 in Williams, arrivò ancora un prematuro allontanamento dalla squadra per far posto al nipote di Ayrton e anche ai suoi dollari, cosa che indispettì non poco il tedesco, tanto che ne seguì un’azione legale.

Questa la storia di “Nick the Quick”, oggi “Nick the Electric” dato che dal 2014 è tra i piloti della prima ora del campionato di Formula E prima con la Venturi (alla prima gara incidente spettacolare con il compagno di squadra Nicolas Prost) e attualmente con l’indiana Mahindra. Anche qui, però, la vittoria si fa attendere!

lunedì 8 maggio 2017

ANNIVERSARY / 8 MAGGIO 1982. GILLES VILLENEUVE, 35 ANNI DOPO ANCORA FEBBRE (E UNA MOSTRA)


(8/5/2017)Gilles Villeneuve continua ad essere ricordato e amato a distanza di 35 anni dalla morte, avvenuta a Zolder durante le qualifiche del GP del Belgio 1982. Un costante riconoscimento al suo coraggio indomito. Un privilegio che tocca, in qualsiasi campo, solo a chi saputo scrivere pagine nuove ed esaltanti, toccare corde intime, unire più persone nel nome di una comune e bruciante passione. O, se volete, missione. Quella di Gilles era, semplicemente, di correre per vincere, senza calcoli, senza compromessi. La meccanica sacrificata sull’altare della velocità pura, del massimo risultato. Sempre. Ha disputato solo 4 stagioni piene di F1 (tre gare di “assaggio” nel 1977 e 4 nel disgraziato 1982), dal 1978 al1981, per un totale di 67 GP effettuati e 6 gran premi vinti. Ma ha emozionato più di tanti altri blasonati eroi del volante, certo anche perché guidava una Ferrari. Un connubio benedetto dal Drake, che nel canadese rivedeva Nuvolari. Ha fatto gioire o anche imprecare, per qualche vittoria o importante piazzamento svanito per quella sua sete assoluta di primato. Ma resta un idolo, un campione di generosità. Un esempio di pilota vero.


LA MOSTRA A MILANO - Chi gli somiglia, oggi? A chi non lo ha mai visto impegnato in un GP, dico che è possibile rivederlo in alcune gesta di Ricciardo o di Verstappen, anche se ai tempi di Gilles in macchina si “remava” molto di più. A chi vuole ripercorrere la sua carriera, dagli esordi in F. Ford e F. Atlantic, segnalo invece che fino al 16 luglio, presso lo Spazio Oberdan di Milano (Viale Vittorio Veneto 2 - zona Porta Venezia – biglietti 11 e 9 euro) si tiene la mostra fotografica "Wow, Gilles!", organizzata da ViDi, con il patrocinio di ACI Milano, basata su oltre 170 fotografie del mitico Ercole Colombo, accompagnate da testi firmati da Giorgio Terruzzi. Non solo: è possibile visionare la Ferrari 126 CK Turbo del 1981 e tanta memorabilia, fino all’omaggio al figlio Jacques Villeneuve che nel 1997 riuscì laddove il padre non ebbe la chance di riprovarci ancora.

venerdì 5 maggio 2017

ANNIVERSARY / BANDINI, 50 ANNI DOPO LA TRAGEDIA DI MONTECARLO

(5/5/2017) BANDINI, 50 YEARS LATER THE TRAGEDY. Sono passati 50 anni: il 7 maggio del 1967 Lorenzo Bandini fu vittima di un grave incidente al Gran Premio di Montecarlo. Alla chicane del porto, la sua Ferrari 312 colpì una bitta, finì contro il guard rail ribaltandosi e prendendo fuoco. Il pilota, privo di sensi e intrappolato, venne soccorso con grande ritardo. Ricoverato con ustioni di 3° grado sul 90% del corpo, dopo tre giorni, il 10 maggio, morì. La popolarità di Bandini, quell’anno, era al massimo ma, soprattutto, il pilota italiano della mitica Ferrari era amatissimo dagli appassionati, dai meccanici (nel 1966 a Montecarlo li portò tutti a mangiare all’Hotel de Paris) e, senza darlo troppo a vedere, anche dal Drake in persona che arriverà a dire “Volontà, fiducia, grande attaccamento ai colori della squadra me lo legarono sentimentalmente”. 
Dunque la sua cruenta scomparsa fu un vero colpo basso. La tv italiana seguì con  trepidazione i giorni di agonia e anche Papa Paolo VI espresse la propria commozione a morte avvenuta. Bandini era persona mite, cordiale, simpatica, benvoluta. Anche la sua storia era particolare. Nato in Libia nel 1935 da padre romagnolo di San Cassiano di Brisighella (Giovanni) e madre emiliana di Reggiolo (Elena Martignoni) , cominciò a lavorare a 15 anni a Milano presso l’officina di un vecchio amico di sua madre, Goliardo Freddi che diventerà suo suocero. La figlia Margherita infatti sposò Bandini nel 1964, dando vita ad una coppia felice, semplice e affiatata.

I SUCCESSI CON LA FERRARI - Con la Rossa preferita dagli italiani, poi, stava spopolando. Nel 1963 entrò nella legenda vincendo la 24 Ore di Le Mans insieme a Scarfiotti.  Nel 1964 aveva vinto il primo Gran Premio d’Austria, campionato in cui al decisivo Gran Premio del Messico aiutò senza problemi il compagno di squadra John Surtees a conquistare i punti necessari per vincere il titolo (l’inglese poi accuserà il DS Dragoni di avere un occhio di riguardo per il pilota italiano). Nel 1965 rimane storica la grande vittoria alla Targa Florio insieme all’amico Nino Vaccarella su Ferrari P2 e inoltre diede una intima soddisfazione al Drake: in una gara Prototipi a Vallelunga portò per la prima volta al successo la Dino 166 P. Nel 1966 – grande gruppo con Scarfiotti, Parkes, Baghetti - fu secondo nella fatidica Montecarlo e in pole a Reims dove solo la rottura del filo dell’acceleratore gli precluse la meritata vittoria. Nel 1967 la consacrazione a primo pilota Ferrari, con tutta la pressione che un ruolo del genere comportava. Ma l’anno cominciò bene, con la storica vittoria in parata alla 24 Ore di Daytona e alla 1000 Km di Monza, sempre in coppia con Chris Amon. Quindi si arrivò a Montecarlo, seconda gara del campionato di F1 (la Ferrari non aveva partecipato all’esordio stagionale in Sudafrica). Subito dopo, Bandini sarebbe partito per l’America dove avrebbe preso parte alla 500 Miglia di Indianapolis.

LA GARA, L’INCIDENTE - Quella domenica mattina era piovuto, ma poi la pista si era asciugata. Lorenzo era in prima fila sulla Ferrari n° 18 col secondo tempo dietro Jack Brabham. Voleva e doveva vincere. Scattò benissimo portandosi in testa ma slittando sull’olio motore perso proprio dal pole-man si ritrovò dietro Hulme e Stewart. Rincorsa spasmodica per riprenderli. L’ostruzione di Graham Hill, memore dell'analoga situazione in Messico nel '64. Secondo posto raggiunto. L’incidente all’82° giro (ne erano previsti ben 100). Cosa successe? Al box c’erano il DS Franco Lini, Mauro Forghieri, il meccanico Borsari. La moglie Margherita ricorda ancor oggi di averlo visto, a seguito di una segnalazione dal muretto, staccare le mani dal volante come in segno di impotenza e di resa. Verrà appurato che arrivò alla chicane in quinta marcia, rispetto alla prevista terza. Era sicuramente spossato dalle vicende della interminabile gara. Ecco il video del crash: https://www.youtube.com/watch?v=x1pJo3sLpVk.



TROFEO BANDINI - Il ricordo di questo pilota gentile e appassionato è assicurato dalla annuale attribuzione del Trofeo Bandini, in quel di Bisighella. Il primo a beneficiarne, nel 1992, è stato Ivan Capelli. Tra gli altri, anche Schumacher, Raikkonen, Alonso, Vettel, Hamilton e l’anno scorso Verstappen. Nel 50° anniversario della morte, l’associazione presieduta da Lorenzo Asinelli ha deciso di assegnarlo alla Scuderia Ferrari per la quale sarà presente un giovane e promettente pilota italiano, Antonio Giovinazzi. Appuntamento il 4 giugno prossimo alle ore 18.

giovedì 4 maggio 2017

HISTORIC MINARDI DAY, LA SAGRA DEI MOTORI IL 6 E 7 MAGGIO

(4/5/2017) – Un week end tutto motori? La seconda edizione dell'Historic Minardi Day, in programma all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola sabato 6 a domenica 7 maggio, è la risposta! (dalle 9.00 di sabato e fino alle 18.30 di domenica - costo del biglietto 12€ acquistabile su TicketOne – gratis per gli under 12). E non mancheranno musica e spettacolo.
Ne ha di storia da raccontare il team di Faenza che in F1 ha rappresentato italianità e passione genuina per il motorsport. Ma ce ne sarà per tutti i gusti. Più di 25 monoposto che hanno gareggiato nel mondiale, ma anche auto di F2, F3, GT e Storiche (come l’Alfa Romeo 33 degli anni ’70 e tanti altri modelli della casa del Biscione). Si va dalla Maserati 250 F di Manuel Fangio del 1957 alla Minardi 2005 passando per le Minardi M186 di Alessandro Nannini, M189, M192 motorizzata Lamborghini, M198, la M01 di Marc Genè e Gaston Mazzacane e la M01 di Fernando Alonso. Non mancheranno le vetture della Scuderia Ferrari nel 70° della fondazione, la Williams campione del mondo, la Benetton di Alesi e Berger oltre alla Dallara, alla Fondmetal, l’Osella e l’Alfa Romeo e a tanti altri modelli unici. E i piloti? Presenti Jarno Trulli, Alessandro Nannini, Riccardo Patrese, Pierluigi Martini, Emanuele Pirro, Paolo Barilla, Luca Badoer, Tarso Marques, Gabriele Tarquini, Andrea Montermini, Giorgio Pantano e Gaston Mazzacane. Annunciata la presenza anche di Simone Resta, Chief Designer della Ferrari e Gabriele Tredozi che ha firmato le ultime Minardi. Da non perdere la mostra “Imola Formula 1 1963-2006: la storia continua”, visitabile all’interno del museo “Checco Costa”, che darà modo di ammirare tante monoposto protagoniste sul circuito del Santerno. Anche spettacolo: Max Gazzè, grande appassionato di motori, terrà il Live Music Show sabato sera I biglietti sono in vendita su TicketOne insieme all’abbonamento “due giorni”.
Infine simulatori GT Challenge e F1 a disposizione nell’area gaming all’interno del paddock 
e tanta buona gastronomia. Inoltre, tuti gli appassionati potranno partecipare a una gara fotografica: basterà pubblicare sul proprio profilo Instagram gli scatti usando l’hashtag #MinardiDay. L’autore della foto prescelta potrà effettuare un giro sulla pista di Imola a fianco di un pilota professionista! L’evento avrà un prologo domani venerdì 5 con la Festa del Golf, a partire dalle ore 14.00, presso il Golf Club “Le Cicogne” di Faenza con piloti e celebrità dello sport e vip che si sfideranno in una partita (acceso gratuito all’interno del club).

ALONSO COME REGAZZONI, NO A MONTECARLO PER INDIANAPOLIS



(4/5/2017) – La storia si ripete. Ieri è stato Fernando Alonso a scendere in pista a Indianapolis per la Rookie Orientation Practice in vista della leggendaria 500 Miglia del 28 maggio, 40 anni fa – era il maggio del 1977 - fu Clay Regazzoni a tentare la “carta” americana. Entrambi su una Mc Laren! La Dallara DW112 (motorizzata Honda) con le insegne del team inglese e il classico colore arancione quella messa a disposizione di Fernando (col numero 29) dal Team Andretti Autosport, una Mc Laren M16 C4 (motorizzata Offenhauser) sponsorizzata da Teddy Yip per lo svizzero (doveva correre Alan Jones che poi rinunciò). Ma le analogie non si fermano qui. Entrambi seguiti dagli Andretti: Mario fu molto vicino prodigo di consigli all’amico Clay e, come detto, Fernando si avvale dell’organizzazione del Team capitanato da Michael Andretti (e Mario è comunque lì!). Entrambi ex ferraristi. Alonso ha lasciato la Rossa a fine 2014 mentre Clay era fresco di divorzio da Maranello ed era approdato un po’ a sorpresa alla Ensign. 



Altra similitudine: per coronare questo desiderio i due piloti hanno dovuto rinunciare ad una gara di F1, quella altrettanto prestigiosa di Montecarlo. Opzione obbligata per lo spagnolo, dato che le due gare si svolgeranno nella medesima data – non dovrebbe mai accadere per questi grandi appuntamenti -  con conseguente sostituzione e ritorno in pista per Jenson Button. 
Nel 1977, nelle prime qualifiche Clay fu invece protagonista di uno spettacolare incidente https://www.youtube.com/watch?v=O9Xj4NFWiSc miracolosamente senza conseguenze fisiche per il pilota che però, diversamente da quanto programmato, dovette impegnarsi nella successiva prova di qualificazione che non gli permise quindi di partecipare alla gara sulle strade del Principato che differiva di una settimana da quella sul catino dell’Indiana. Per l’occasione, sulla Ensign tornò un altro campione: Jackie Ickx. Per finire, manca solo l’esito della 500 Miglia. Regazzoni, 29° in qualifica, si ritirò per una perdita di carburante mentre era in 16^ posizione. Cosa farà Fernando Alonso?